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Salute al collasso: Torino tradita

Nata con l’ambizione di diventare un modello d’eccellenza per la sanità italiana, la Città della Salute di Torino si ritrova oggi a fare da paradigma di fallimenti gestionali e di incuria strutturale. Quello che avrebbe dovuto essere un faro per pazienti e professionisti si è trasformato in un labirinto di guasti e pericoli quotidiani, rivelando un divario incolmabile tra promesse e realtà.

Cadono i pezzi di controsoffitto

La Città della Salute di Torino, fiore all’occhiello della sanità piemontese, si sta trasformando in un monumento alle promesse disattese e ai ritardi amministrativi. A ridosso dell’estate, quando la domanda di cure aumenta e il caldo spinge pazienti e personale a fare i conti con infrastrutture sempre più precarie, emergono guasti strutturali che mettono a nudo l’inadeguatezza gestionale: pezzi di controsoffitto che cadono a terra, corridoi trasformati in piccole piscine e, ora, un impianto idrico dichiarato “fuorilegge”, con conseguente divieto di utilizzare l’acqua dei rubinetti.

Crolli e tamponi d’emergenza

La prima crepa nel “sogno” si è aperta pochi giorni fa al Laboratorio Analisi delle Molinette, dove un improvviso cedimento ha fatto staccare intere lastre di controsoffitto, costringendo i tecnici a lavorare sotto un ponteggio d’emergenza. Secondo le ricostruzioni, la rottura di un tubo aveva innescato infiltrazioni tali da minare la tenuta dei pannelli: anziché sospendere le attività per mettere in sicurezza l’area, la direzione ha optato per una soluzione tampone, facendo installare ponteggi direttamente sopra le postazioni di lavoro. Un approccio che espone professionisti e pazienti a rischi inaccettabili e conferma quanto i controlli siano stati sistematicamente trascurati.

Corridoi allagati e pericoli quotidiani

Gli episodi di allagamento nei corridoi non sono una novità isolata. Già negli scorsi mesi, le forti piogge avevano fatto scorrere l’acqua nei reparti di accettazione e nei corridoi principali, costringendo il personale a stendere stracci sul pavimento per evitare cadute ed evidenziare una carenza d’impianti di scolo degna di un ospedale ancora in costruzione. Nel frattempo, i sindacati – Cgil, Cisl, Uil e Fials – denunciavano la crescente insicurezza: «Il personale sanitario è costretto a lavorare in condizioni estreme, tra caldo soffocante, infiltrazioni e controsoffitti instabili», scrivevano in un comunicato durissimo.

Acqua non potabile e impianto fuori legge

La goccia che rischia di far traboccare il vaso è però l’esito delle analisi sull’acqua destinata al consumo umano: l’impianto idrico della Città della Salute è stato definito “fuorilegge” e l’acqua non è potabile né per i pazienti né per gli operatori sanitari. In un’azienda che serve ogni giorno migliaia di persone, è inaudito dover distribuire bottigliette di plastica a chi si reca in ospedale, con un evidente aggravio di costi e un’indiretta punizione ambientale.

La Regione se ne lava le mani

Eppure, mentre i danni strutturali si accumulano e le proposte di intervento urgente restano lettera morta, la Regione Piemonte mantiene un sordo silenzio. Nessuna data certa per la manutenzione straordinaria, nessun piano di investimenti pubblicizzato e nessuna assunzione di responsabilità: la giunta si limita a rinviare al mittente ogni richiesta di chiarimento, come se bastasse un comunicato stampa per lavarsi le mani delle proprie inadempienze.

Un sistema in crisi

Di fronte a questa situazione, non si può più parlare di incidenti sporadici o di eventi atmosferici imprevedibili. Si tratta di un sistema di cura che – lungi dal garantire sicurezza e dignità – espone i più fragili a un doppio rischio: quello clinico e quello logistico. Oggi la Città della Salute paga il mancato coordinamento tra enti locali, azienda ospedaliera e società di manutenzione. Domani, si spera, dovrà fare i conti con un cambio di rotta deciso: dalle stanze dei bottoni deve partire un programma di interventi stringenti, con risorse certe, capitolati chiari e controlli indipendenti, altrimenti la promessa di un polo sanitario all’avanguardia resterà l’ennesimo bluff di una sanità territoriale ormai alla deriva.

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Pubblicato inSanità

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