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New York si inchina al Woke: eletto il primo sindaco musulmano

Dopo l’11 settembre, la parabola è completa. Ventiquattro anni dopo le Torri Gemelle, New York elegge il suo primo sindaco musulmano, Zohran Mamdani, 34 anni, militante dichiarato dei Democratic Socialists of America e paladino delle cause “giuste” del nuovo progressismo globale: pro Palestina, filo LGBT, pro tasse, pro sussidi e pro utopia. Una sintesi perfetta dell’America che ha smarrito la bussola, dove l’identità conta più delle idee e l’appartenenza a certe minoranze vale più della competenza.

Il profeta del populismo progressista

Mamdani si presenta come “l’uomo del popolo”, ma la sua è la solita ricetta trita e ritrita: affitti bassi, trasporti gratuiti, salario minimo a 30 dollari l’ora e tasse più alte per i ricchi. Parole d’ordine che suonano bene a chi non deve far quadrare i conti di un bilancio, ma terrificano chi lavora, produce e rischia. È il populismo in salsa woke, travestito da giustizia sociale. E guai a criticarlo, perché allora diventi subito “reazionario”, “intollerante” o “islamofobo”.

Il nuovo sindaco, già rapper del Queens che si faceva chiamare Mr. Cardamom (nella foto) e alternava la musica al lavoro da consulente per la prevenzione dei pignoramenti immobiliari., ha fatto carriera più sulle etichette che sulle idee. È musulmano, di origini ugandesi, socialista e militante per i diritti LGBT. Un identikit perfetto per il manuale del perfetto progressista newyorkese. La sua elezione è stata salutata dai media mainstream come una “svolta storica”, ma più che una svolta sembra un’ennesima deriva: quella di una città ormai prigioniera dell’ideologia e della propaganda.

Da Ground Zero a Gender Zero

È ironico, per non dire tragico, che proprio a New York, la città ferita dall’islamismo radicale nel 2001, si celebri oggi il trionfo di un sindaco musulmano che si schiera apertamente con la causa palestinese e con i movimenti anti-israeliani. Non si tratta di discriminazione religiosa, ma di memoria storica. C’è un abisso tra il rispetto per l’Islam e la cieca adorazione per chi ne fa una bandiera ideologica in un’America che, nel frattempo, ha cancellato le proprie radici.

New York non è più quella del “melting pot” in cui ogni comunità contribuiva al bene comune, ma un laboratorio sociale dove le minoranze fanno la morale alla maggioranza, e dove chi osa dissentire viene tacciato di odio. Mamdani rappresenta il trionfo di questa cultura: un Islam politicizzato che si sposa con l’agenda LGBT, un paradosso grottesco che solo l’Occidente decostruito poteva partorire.

La religione del nuovo mondo: il Wokismo

Quella di Mamdani non è una vittoria politica, ma una conquista culturale del Wokismo, la religione laica che predica inclusività, ecologismo, multiculturalismo e redistribuzione, ma che di fatto genera divisione, povertà e decadenza. Sotto il suo sorriso rassicurante e il linguaggio “per la gente” si nasconde l’ennesima offensiva contro l’identità, la famiglia e la tradizione.

Il nuovo sindaco promette una città più “giusta”, ma la giustizia sociale senza ordine morale diventa solo anarchia con il sorriso. Promette “uguaglianza”, ma la vera uguaglianza non nasce dal livellamento verso il basso, bensì dal merito, dal lavoro, dalla responsabilità personale.

L’America si sveglierà?

New York è sempre stata la città che anticipa i tempi. Se questo è il futuro, allora l’America si sta avviando verso un esperimento sociale senza ritorno, dove il potere politico si conquista non con la competenza ma con la “diversità”, e dove l’ideologia sostituisce la fede, la famiglia e la libertà.

Dopo l’11 settembre, molti avevano detto: “Nulla sarà più come prima”. Avevano ragione, ma non nel senso che credevamo.

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Pubblicato inPolitica

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