Se n’è andato in silenzio, nella sua Torino, Pierluigi Baima Bollone, a 88 anni. Un uomo che ha dedicato la vita alla scienza senza mai dimenticare il mistero. Medico legale, scienziato, professore universitario e credente, Baima Bollone resterà nella memoria collettiva come “lo scienziato della Sindone”. E non solo per i suoi studi, ma per quella passione ostinata e lucida con cui, fino all’ultimo, ha cercato la verità dietro il lino che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Gesù Cristo.
L’uomo e lo scienziato
Nato a Torino il 23 aprile 1937, Baima Bollone fu professore ordinario di Medicina legale all’Università di Torino dal 1972, una cattedra che tenne per oltre trent’anni formando generazioni di medici, giuristi e investigatori. Il suo manuale resta ancora oggi un punto di riferimento nelle università italiane, un testo che ha formato e continua a formare chiunque voglia comprendere la scienza che indaga la morte per servire la verità.
La sua carriera non si fermò all’aula universitaria. Fu consulente nei più noti casi giudiziari italiani, dal delitto Pecorelli all’assassinio di Aldo Moro, fino all’analisi del sangue di San Gennaro. In quella circostanza, riuscì a dimostrare la presenza di sangue umano vero nell’ampolla che lo contiene: un episodio che univa la scienza al sacro, la precisione del laboratorio al mistero della fede.
Il mistero della Sindone
Ma fu la Sindone di Torino la vera grande passione della sua vita. Fin dal 1976 Baima Bollone si immerse in uno studio rigoroso, sistematico, quotidiano: «Mi sono occupato di Sindone in media due ore al giorno dal 1976», confessava nell’ultima intervista concessa ad aprile al settimanale Credere.
Nel 1978, quando la Chiesa aprì per la prima volta agli scienziati la possibilità di prelevare fibre dal Sacro Lino, fu proprio lui a scoprire la presenza di sangue umano del gruppo AB, insieme a tracce di aloe e mirra, elementi compatibili con i rituali funerari del I secolo. Da allora, il dibattito non si è mai spento. Le controverse datazioni al carbonio 14, che collocavano la Sindone in epoca medievale, furono da lui criticate con rigore metodologico e onestà intellettuale: «Per la scienza la questione è aperta, ma l’autenticità del Lino è ipotesi fondata e plausibile», diceva sempre, difendendo la necessità di una ricerca libera da pregiudizi ideologici.
Scrisse 24 libri e oltre 160 articoli scientifici sulla Sindone, divenendo una delle massime autorità mondiali in materia. Da presidente onorario del Centro internazionale di sindonologia, continuò a studiare, a insegnare, a scrivere, fino alla fine. Il suo ultimo volume, Gesù e la Sindone, pubblicato da San Paolo, rappresenta il suo testamento scientifico e spirituale: l’ultimo anello di una catena di ricerca lunga mezzo secolo.
Una vita tra fede e ragione
Baima Bollone non fu mai un “devoto cieco”, né un freddo positivista. Sapeva bene che la scienza non può spiegare tutto, ma anche che la fede non teme la ricerca della verità. La sua grandezza stava proprio lì: nell’equilibrio tra il microscopio e la Croce, tra la precisione del dato e il rispetto per il mistero.
In un tempo in cui molti scienziati hanno rinunciato a interrogarsi sul trascendente, Baima Bollone non ha avuto paura di dire che la Sindone è plausibilmente autentica. Non per fede cieca, ma per onestà scientifica. E in questo c’è tutta la grandezza di un uomo che ha servito la verità fino all’ultimo respiro.
Oggi Torino perde uno dei suoi figli più illustri. E l’Italia intera perde una mente luminosa, che ha saputo unire l’intelligenza del cuore con la razionalità della scienza.

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