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Conte e il Covid: adesso le risposte non possono più aspettare

Per anni Giuseppe Conte ha rivendicato con convinzione ogni scelta compiuta durante la pandemia, presentandola come inevitabile e necessaria. Oggi, però, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid cerca di fare luce su una delle stagioni più controverse della storia repubblicana, l’ex presidente del Consiglio si trova al centro di un acceso scontro politico. Tra accuse, repliche, audizioni e presunte incongruenze, una domanda resta più attuale che mai: gli italiani hanno finalmente il diritto di conoscere tutta la verità su come furono prese decisioni che cambiarono profondamente le loro vite.

Per anni ha chiesto fiducia agli italiani. Ora sono gli italiani a chiedere conto a lui.

Per mesi ha governato l’Italia attraverso Dpcm, conferenze stampa notturne e provvedimenti che hanno limitato come mai prima d’allora libertà costituzionali, lavoro, scuola, impresa e perfino gli affetti familiari. Ogni decisione veniva presentata come inevitabile, ogni critica liquidata come irresponsabile, ogni richiesta di trasparenza respinta nel nome dell’emergenza.

Oggi, però, i ruoli si sono ribaltati. È Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che guidò il Paese negli anni più drammatici della pandemia, a dover fare i conti con una Commissione parlamentare d’inchiesta nata proprio per ricostruire come furono prese quelle decisioni e come vennero spesi miliardi di euro di denaro pubblico.

Per settimane il leader del Movimento 5 Stelle ha denunciato un presunto processo politico, parlando di una Commissione trasformata in uno strumento di propaganda. Poi, improvvisamente, è arrivata la lettera ai presidenti di Camera e Senato con cui si è dichiarato disponibile a essere ascoltato.

Un cambio di passo che arriva soltanto dopo settimane di fortissime polemiche, dopo le richieste della maggioranza e mentre continuano ad emergere nuove contestazioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

La domanda, inevitabile, è politica prima ancora che giudiziaria: perché questa disponibilità viene formalizzata soltanto adesso?

Non basta gridare al complotto

Ogni volta che emergono nuove contestazioni, Conte reagisce nello stesso modo: parla di fango, di vendette, di processi politici, di maggioranze animate da spirito di rivalsa. È una strategia comunicativa legittima. Ma non può sostituire le risposte.

Perché la Commissione Covid non è chiamata a giudicare le opinioni dell’ex premier. È chiamata a ricostruire fatti, procedure, decisioni, responsabilità amministrative e politiche che hanno inciso sulla vita di sessanta milioni di italiani. Ed è proprio qui che le contestazioni della maggioranza acquistano peso politico.

Le audizioni hanno riportato al centro del dibattito questioni che attendono ancora spiegazioni convincenti: le forniture di mascherine, la gestione della struttura commissariale, gli affidamenti diretti, i rapporti con alcuni consulenti, le enormi risorse pubbliche movimentate durante l’emergenza.

Naturalmente sarà la Commissione, e non il dibattito politico, a valutare ogni elemento. Ma liquidare tutto come una semplice persecuzione rischia di apparire una risposta insufficiente davanti a interrogativi che riguardano una delle pagine più controverse della storia repubblicana.

La memoria degli italiani è più lunga di quanto qualcuno immagini

Durante la pandemia milioni di cittadini hanno accettato sacrifici enormi. C’erano imprenditori costretti ad abbassare le serrande. Commercianti che vedevano svanire il lavoro di una vita. Studenti chiusi davanti a uno schermo per mesi. Anziani morti in solitudine. Famiglie divise. Medici e infermieri impegnati in condizioni drammatiche.

In quel periodo il governo chiedeva agli italiani obbedienza, fiducia e senso di responsabilità. Oggi è ragionevole che siano gli italiani a chiedere trasparenza, chiarezza e assunzione di responsabilità politica.

Questo non significa emettere sentenze anticipate. Significa pretendere che chi esercitò il massimo potere esecutivo durante l’emergenza accetti fino in fondo il confronto con le istituzioni repubblicane.

Perché una democrazia matura non teme le domande. E chi ha governato nei momenti più difficili della Repubblica dovrebbe essere il primo a non temere le risposte.

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Pubblicato inPandemia

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