Per decenni Bologna è stata indicata come una delle città meglio amministrate d’Italia. Anche chi non ne condivideva il colore politico riconosceva ai suoi sindaci pragmatismo, equilibrio e capacità di governo. Da Giuseppe Dozza a Renzo Imbeni, passando per l’esperienza di Giorgio Guazzaloca, primo sindaco di centrodestra del capoluogo emiliano, Palazzo d’Accursio è stato guidato da amministratori che, pur nelle differenze ideologiche, avevano ben chiaro un principio: il sindaco deve rappresentare l’intera città, non soltanto una parte politica.
Con Matteo Lepore, secondo i suoi critici, questo equilibrio si è progressivamente incrinato. L’impressione è che Bologna sia diventata sempre meno una città da amministrare e sempre più un laboratorio delle battaglie identitarie della sinistra radicale, dove le scelte simboliche sembrano spesso prevalere sulla soluzione concreta dei problemi quotidiani dei cittadini.
Le pipe per il crack: il simbolo di una politica capovolta
Tra le decisioni che hanno maggiormente segnato l’amministrazione Lepore vi è certamente il progetto della distribuzione di pipe sterili ai consumatori di crack.
L’iniziativa è stata difesa dal Comune e dall’Ausl come una misura di riduzione del danno, finalizzata a limitare i rischi sanitari e ad avvicinare i tossicodipendenti ai servizi di assistenza. Lo stesso Lepore ha più volte rivendicato questa scelta, sostenendo che analoghi programmi esistono in altre realtà internazionali.
Ma proprio questo provvedimento è diventato il simbolo della distanza tra Palazzo d’Accursio e una parte consistente della cittadinanza. Per molti bolognesi appare infatti incomprensibile che risorse pubbliche vengano destinate a fornire strumenti destinati al consumo di una sostanza devastante, mentre quartieri sempre più colpiti da spaccio, degrado e microcriminalità chiedono maggiori controlli, repressione del traffico di droga e percorsi di recupero realmente efficaci.
Secondo i detrattori dell’amministrazione, il rischio è quello di normalizzare il fenomeno della tossicodipendenza, adattando la città alla presenza della droga invece di contrastarne con decisione le cause.
Il caso Fakir: quando il sindaco sceglie la piazza
Le polemiche più recenti sono esplose dopo la morte del quarantaduenne marocchino Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento della Polizia.
Fin dalle prime ore la Procura ha aperto un’inchiesta disponendo autopsia e tutti gli accertamenti necessari, mentre gli agenti coinvolti hanno consegnato spontaneamente le registrazioni delle bodycam per consentire una completa ricostruzione dei fatti.
In una vicenda tanto delicata molti si sarebbero aspettati dal sindaco un atteggiamento di prudenza istituzionale: vicinanza alla famiglia della vittima, piena fiducia nel lavoro della magistratura e rispetto per il principio di presunzione d’innocenza anche nei confronti delle forze dell’ordine.
Matteo Lepore ha invece scelto una strada diversa, promuovendo pubblicamente una manifestazione in piazza Nettuno per chiedere “verità e giustizia”. L’iniziativa, nelle intenzioni del sindaco, avrebbe dovuto rappresentare un momento di partecipazione civile e di vicinanza ai familiari di Fakir.
La risposta della piazza è stata ampia. Migliaia di persone hanno partecipato al presidio insieme ai familiari della vittima, al presidente della Regione Michele de Pascale, a rappresentanti politici e a numerosi militanti dell’area antagonista e dei centri sociali. Fin dai primi interventi sono comparsi slogan contro la cosiddetta “violenza di Stato” e accuse rivolte alle forze dell’ordine, trasformando quella che avrebbe dovuto essere una manifestazione istituzionale in un evento dal forte significato politico.
Il momento più critico è arrivato al termine della manifestazione. Una parte dei partecipanti si è spostata verso Questura e Prefettura, dando vita a tensioni sempre più accese con la polizia. La situazione è rapidamente degenerata in violenti scontri, con lanci di pietre, bottiglie e bombe carta, cariche, lacrimogeni, idranti, danneggiamenti e persino l’incendio di un’autovettura. Per alcune ore il centro storico di Bologna si è trasformato in uno scenario di guerriglia urbana.
Naturalmente il sindaco non può essere ritenuto responsabile materiale delle violenze. Tuttavia il risultato politico della sua iniziativa è stato duramente contestato dalle opposizioni, dai sindacati di polizia e da numerosi osservatori, che gli hanno rimproverato di aver convocato una piazza mentre l’inchiesta giudiziaria era ancora agli inizi, contribuendo – secondo questa lettura – ad alimentare un clima di tensione nei confronti delle forze dell’ordine prima ancora che la magistratura avesse accertato eventuali responsabilità.
Per molti cittadini quella manifestazione rappresenta il punto di svolta dell’amministrazione Lepore: un sindaco chiamato a garantire equilibrio istituzionale che sceglie invece di scendere direttamente nell’arena politica, con il rischio di accentuare ulteriormente le divisioni della città.
Il rapporto difficile con le forze dell’ordine
Il caso Fakir non rappresenta un episodio isolato. Negli ultimi anni Lepore è stato spesso criticato per alcune prese di posizione ritenute poco equilibrate in materia di sicurezza, ordine pubblico e manifestazioni di piazza.
Secondo i suoi avversari politici, il primo cittadino appare frequentemente più vicino alle istanze dei movimenti di protesta che alle esigenze di chi è chiamato quotidianamente a garantire sicurezza e legalità.
Il punto centrale della contestazione è sempre lo stesso: il sindaco sembra interpretare il proprio ruolo come quello di leader di una parte politica piuttosto che di garante dell’intera comunità cittadina.
Sicurezza e degrado: il malessere crescente di Bologna
Nel frattempo cresce il disagio di molti residenti.
Spaccio, occupazioni abusive, episodi di violenza, furti, degrado urbano e crescente percezione di insicurezza caratterizzano ormai diversi quartieri del capoluogo emiliano. Problemi certamente comuni ad altre grandi città italiane, ma che a Bologna alimentano la sensazione che l’amministrazione sia più impegnata nelle grandi battaglie simboliche che nella gestione concreta del territorio.
Per i critici, il Comune continua a privilegiare strumenti sociali e culturali, mentre servirebbero soprattutto una presenza più forte delle forze dell’ordine, controlli capillari e un deciso contrasto allo spaccio.
Da amministratore a militante
Il vero nodo politico non riguarda tanto l’appartenenza ideologica di Matteo Lepore, quanto il modo in cui esercita il proprio mandato.
Un sindaco è chiamato ad amministrare una città composta da cittadini con idee, sensibilità e interessi differenti. Quando però ogni vicenda viene letta attraverso una lente ideologica e trasformata in terreno di scontro politico, il rischio è quello di perdere quella funzione di equilibrio che costituisce l’essenza stessa dell’istituzione comunale.
È questo il rimprovero che oggi molti rivolgono al primo cittadino: aver trasformato Palazzo d’Accursio in una tribuna politica permanente, privilegiando l’attivismo rispetto all’amministrazione e la contrapposizione rispetto alla mediazione.
La democrazia non si esaurisce nel voto
Le elezioni hanno affidato a Matteo Lepore una chiara legittimazione democratica. Nessuno mette in discussione il risultato delle urne.
Ma amministrare significa anche unire, ascoltare e rappresentare tutti i cittadini, compresi quelli che non hanno votato per il sindaco.
Le polemiche sulle pipe per il crack, la gestione del caso Fakir, la manifestazione conclusasi con gravi disordini nel centro storico e il rapporto sempre più problematico con una parte delle forze dell’ordine hanno contribuito ad alimentare l’immagine di una Bologna profondamente divisa.
Molti continuano a sostenere Lepore e il suo modello amministrativo. Altri ritengono invece che il capoluogo emiliano abbia smarrito quella tradizione di buon governo che, per decenni, aveva rappresentato uno dei suoi principali motivi di orgoglio.
Se il compito di un sindaco è tenere unita la propria comunità, oggi Bologna appare invece attraversata da fratture sempre più profonde.

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