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La mafia dei farmaci

C’è un crimine che raramente conquista le prime pagine dei giornali, eppure vale milioni di euro ogni anno, alimenta le organizzazioni mafiose internazionali, impoverisce il Servizio sanitario nazionale e, soprattutto, mette seriamente in pericolo la salute dei cittadini. È il racket dei farmaci, un sistema criminale sempre più sofisticato che parte dagli ospedali italiani e arriva fino ai mercati clandestini del Medio Oriente, del Sud America e del Dark Web.

A riportare l’attenzione sul fenomeno è Carmine Gazzanni, nell’articolo “Racket dei farmaci: ecco dove finiscono le medicine rubate nei nostri ospedali“, pubblicato su Panorama. Un’inchiesta che fotografa un universo criminale ben più vasto di quanto si immagini e che trova conferme anche nelle indagini dei NAS dei Carabinieri, dell’AIFA e in numerose altre inchieste giornalistiche.

Un business miliardario che parte dagli ospedali

Quando si pensa ai furti negli ospedali, vengono in mente apparecchiature sanitarie o denaro. La realtà è ben diversa.

Il vero obiettivo della criminalità organizzata sono ormai i farmaci ad altissimo valore economico. Si tratta soprattutto di: farmaci oncologici, immunosoppressori, biologici, salvavita, oppioidi come il fentanyl, medicinali destinati alla perdita di peso, farmaci per il miglioramento delle prestazioni sessuali, sostanze dopanti.

Una sola confezione di alcuni medicinali oncologici può valere migliaia di euro sul mercato internazionale. Basta quindi sottrarne poche centinaia per realizzare bottini milionari.

Negli ultimi anni le cronache hanno registrato furti negli ospedali di Napoli, Treviso, Melito Porto Salvo, Sant’Agata de’ Goti, oltre alle recentissime rapine ai camion che trasportano medicinali. In alcuni casi il danno economico per il Servizio sanitario nazionale ha raggiunto diversi milioni di euro.

Il caso del fentanyl

Tra gli episodi più inquietanti figura il furto di 80 fiale di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma.

Non si tratta di un semplice antidolorifico. Il fentanyl è un oppioide sintetico potentissimo, fino a decine di volte più potente dell’eroina, utilizzato in ambito ospedaliero per il trattamento del dolore severo.

Secondo le autorità, quelle ottanta fiale avrebbero potuto essere trasformate in circa 20.000 dosi destinate al mercato illegale, alimentando un circuito dello spaccio estremamente pericoloso. L’episodio ha provocato un immediato allarme istituzionale e l’apertura di un’indagine su un possibile furto commissionato dalla criminalità organizzata. (RaiNews)

Non solo furti: il sistema delle ricette false

Il racket dei farmaci non vive soltanto di assalti ai magazzini ospedalieri.

Un’altra delle principali modalità operative consiste nell’utilizzo di ricette rubate, falsificate o clonate digitalmente. Le organizzazioni criminali riescono a riprodurre prescrizioni praticamente indistinguibili dagli originali, utilizzando timbri medici sottratti oppure sofisticati sistemi informatici.

Le medicine ottenute vengono poi rivendute sul mercato nero oppure utilizzate per alimentare lo spaccio locale di sostanze stupefacenti.

Emblematica è la recente inchiesta toscana, nella quale gli investigatori hanno scoperto oltre 500 ricette false utilizzate per ottenere gratuitamente farmaci oppioidi a carico del Servizio sanitario nazionale, successivamente rivenduti come droga.

Dove finiscono le medicine rubate

Una domanda sorge spontanea. Se il sistema europeo di tracciabilità è così efficiente, come fanno questi medicinali a sparire?

La risposta fornita dagli esperti dell’AIFA è rassicurante solo in parte. Negli ultimi vent’anni i farmaci rubati difficilmente sono riusciti a rientrare nella filiera ufficiale italiana grazie ai sistemi di controllo e alla tracciabilità.

Il problema nasce quando la refurtiva lascia l’Europa. Le principali destinazioni individuate dagli investigatori sono: Medio Oriente, Brasile, altri Paesi extra UE, mercati clandestini online, Deep Web e Dark Web.

In molte di queste aree la domanda di medicinali è elevatissima, mentre i controlli risultano molto meno rigorosi rispetto all’Unione europea. È qui che la criminalità trova margini di profitto enormi.

Le mafie cambiano pelle

Il traffico di farmaci dimostra ancora una volta quanto le organizzazioni criminali sappiano adattarsi ai tempi.

Un tempo erano soprattutto droga, armi ed estorsioni. Oggi i medicinali rappresentano un investimento con rischi giudiziari relativamente inferiori rispetto al narcotraffico ma con margini economici estremamente elevati.

Le tecniche utilizzate sono sempre più sofisticate. Si va dagli assalti ai camion con modalità analoghe a quelle impiegate contro i portavalori, fino all’infiltrazione di personale compiacente nelle strutture sanitarie. In alcuni casi vengono persino allestiti laboratori clandestini dove principi attivi importati illegalmente vengono riassemblati prima della vendita.

Le grandi operazioni internazionali

Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia.

L’operazione internazionale Pangea XVIII, coordinata da Interpol, ha consentito il sequestro di oltre 6,4 milioni di dosi di medicinali illegali o contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari, con 269 arresti e lo smantellamento di 66 organizzazioni criminali operanti in novanta Paesi.

Parallelamente, l’operazione Shield VI, alla quale hanno partecipato trenta Stati, ha portato alla scoperta di importanti traffici internazionali di medicinali tra Europa e Asia.

Anche in Italia i NAS hanno individuato laboratori clandestini e sequestrato migliaia di confezioni destinate al mercato nero.

Il rischio più grave è per i pazienti

Dietro il danno economico si nasconde il problema più serio.

Una volta usciti dalla filiera ufficiale, i farmaci perdono qualsiasi garanzia. Nessuno può sapere se siano stati conservati correttamente, se la catena del freddo sia stata rispettata, se siano stati manomessi, se siano stati sostituiti con prodotti contraffatti, se abbiano mantenuto efficacia terapeutica.

Chi acquista medicinali attraverso canali illegali mette quindi a repentaglio la propria salute, oltre ad alimentare un mercato criminale che sottrae risorse preziose alla sanità pubblica.

Una guerra silenziosa che riguarda tutti

Il racket dei farmaci rappresenta una delle nuove frontiere della criminalità organizzata.

Non produce soltanto perdite economiche per lo Stato. Colpisce direttamente i pazienti più fragili, priva gli ospedali di medicinali essenziali, alimenta il traffico internazionale di sostanze pericolose e finanzia reti criminali capaci di operare ben oltre i confini nazionali.

Le indagini di AIFA, NAS e delle autorità internazionali dimostrano che il fenomeno viene contrastato con strumenti sempre più sofisticati. Tuttavia, la crescita dei furti negli ospedali, delle rapine ai trasporti farmaceutici e del commercio clandestino sul web conferma che la battaglia è tutt’altro che conclusa.

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Pubblicato inCriminalitàMafiaSanità

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