L’evasione fiscale globale: una questione scottante al centro dell’indagine del “Global Tax Evasion Report 2024” dell’EuTax Observatory. Sotto la lente d’ingrandimento dell’economista Gabriel Zucman della Paris School of Economics, saltano all’occhio dettagli preoccupanti sulla fuga di capitali italiani verso i cosiddetti paradisi fiscali tra il 2016 e il 2022. Un fuggifuggi di considerevole portata, dove solo i beni finanziari – esclusi gli immobili – hanno visto un’esodo di 159 miliardi di euro, che si sommano ai 74 miliardi già all’estero. Un incremento del 144%, che rischia di minare gli sforzi di ripresa economica nazionali, come quelli rappresentati dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Ma il fenomeno non è circoscritto solo all’Italia. Globalmente, si stima che circa 11mila miliardi di euro siano custoditi nei paradisi fiscali, pari al 12% del Pil mondiale. Tuttavia, un barlume di speranza si accende grazie al Common Reporting Standard (Crs) dell’Ocse, che ha ridotto l’evasione fiscale offshore di circa tre volte in dieci anni. Nonostante la percentuale del Pil mondiale detenuta in questi luoghi sia salita di oltre dieci punti percentuali, solo un quarto di queste risorse non è stata dichiarata al fisco.
Analizzando più da vicino la situazione italiana, le stime del report rivelano che quasi 200 miliardi di euro sono detenuti all’estero dai possessori di grandi patrimoni italiani, principalmente in conti correnti bancari o investimenti come azioni e fondi. Una fetta considerevole, 15,5 miliardi, è stata investita in immobili di lusso in località prestigiose come la Costa Azzurra e le capitali europee. Ancora, dati meno precisi sugli acquisti di beni rifugio di alta gamma, quali opere d’arte e gioielli, suggeriscono che la cifra totale potrebbe essere ancora maggiore.
In termini percentuali, la ricchezza offshore degli italiani rappresenta il 10,6% del Pil nazionale, con il patrimonio finanziario che da solo pesa per il 9,8% e quello immobiliare conosciuto per lo 0,8%. Il Global Tax Evasion Report mette in evidenza che la Svizzera rimane la destinazione principale per la ricchezza finanziaria italiana offshore, seguita da aree protette nell’Unione Europea e da giurisdizioni in Asia e nelle Americhe.
Infine, il report solleva la questione di un possibile “sommerso” immobiliare all’estero, dove una parte della ricchezza, precedentemente in attività liquide, potrebbe essere stata dirottata verso investimenti immobiliari, sfuggendo più facilmente agli scambi automatici di informazioni fiscali.

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