Rimbocchiamoci le maniche e immergiamoci in questo epico racconto di strategie da cortile scolastico e terrore politico degno di un thriller di serie B, ma con protagonisti che non hanno bisogno di presentazioni: i nostri indomiti paladini della sinistra italiana. La storia di oggi ci porta in un territorio inesplorato, dove l’audacia di creare una Commissione Covid fa tremare le fondamenta stesse dell’edificio (catapecchia?) del Partito Democratico e dei suoi alleati. Sì, avete capito bene: una semplice proposta di commissione parlamentare ha scatenato un pandemonio che nemmeno la visione dell’ultimo bilancio del partito prima delle elezioni.
All’inizio di questo melodramma politico, troviamo l’eroe malinconico di questa saga, il pacato Dario Franceschini, che, con la gravità di un oracolo greco, suggerisce di boicottare la commissione Covid. Una mossa audace, degna di un’opera di Machiavelli, che ha trovato eco nei cuori e nelle menti di quasi tutta l’opposizione, con l’eccezione notevole di Italia Viva, che evidentemente non ha ricevuto il memo o ha scelto di interpretarlo come un invito a una festa a tema.
Ma perché questo sgomento, questa paura viscerale di un’entità che, per quanto ci è dato sapere, non ha ancora manifestato il potere di invocare tempeste o scatenare piaghe bibliche? Forse la risposta giace nascosta tra le pieghe della Costituzione, quella stessa carta bistrattata e stravolta che i nostri valorosi compagni brandiscono come scudo contro ogni avversità, dimenticando comodamente l’articolo 82, che sembra scritto appositamente per ricordarci che le commissioni di inchiesta sono parte integrante del nostro sistema democratico.
E qui la trama si infittisce, amici miei. Forse c’è il timore che questa commissione possa svelare segreti inconfessabili, come la presenza di soldati russi a Bergamo o le oscure origini delle mascherine cinesi, o peggio ancora, mettere in luce gli effetti nefasti del lockdown sui nostri giovani, costretti a subire la didattica a distanza come se fossero in punizione per un crimine non commesso. Per non parlare degli anziani.
Franceschini, con l’ardore di un generale che incita le truppe prima della battaglia, ha invocato l’ostruzionismo, temendo che la commissione possa trasformarsi in un “tribunale politico”: un’idea che, per quanto melodrammatica, ha trovato terreno fertile nel cuore del PD, che ora vede la commissione come il bastone con cui verranno battuti i precedenti governi.
E mentre il coro dei dissenzienti si allarga, con Azione di Calenda che si lancia in ardite acrobazie retoriche per giustificare la propria posizione anti-governo, e +Europa che dipinge la commissione come una sorta di inquisizione medievale pronta a riabilitare le tesi no-vax, ci si chiede: ma davvero questa commissione è nata sotto una cattiva stella, destinata a diventare l’ennesima farsa politica italiana?
Giuseppi Conte e Robertino Speranza, invece di cavalcare l’onda dell’indignazione, hanno scelto il cammino dell’opposizione, con Speranza che non esita a parlare di “squadrismo”. Insomma, il palcoscenico è pronto, gli attori sono in posizione, e il dramma politico è pronto per essere messo in scena. Resta solo da vedere se questo sarà un capolavoro capace di cambiare il corso della storia o un’opera dimenticata ancor prima del calare del sipario.
Mentre attendiamo con trepidazione i prossimi sviluppi di questa commedia all’italiana, una cosa è certa: nel nostro amato Bel Paese, la politica rimane l’arte suprema del possibile, dell’improbabile, e soprattutto dell’assurdamente divertente. E in questo scenario, la commissione Covid si annuncia come l’ultima frontiera di un teatro politico in cui ogni atto è un’avventura, ogni dichiarazione un colpo di scena, e ogni strategia un plot twist degno di un best seller. Che lo spettacolo abbia inizio!

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