Siamo alle solite. Ancora una volta, la storia ci regala un déjà-vu grottesco, una pantomima di guerra orchestrata da chi, evidentemente, ha perso qualsiasi contatto con la realtà. Ma che dico, con la decenza! Stavolta è l’Ucraina a mettere in scena il suo teatrino, con un’offensiva che sa tanto di disperazione, di quelle mosse da ultimi giorni di scuola, quando sai di aver perso e ti attacchi a qualsiasi sciocchezza per cercare di non fare una figura meschina all’esame finale. E qui, cari lettori, l’esame si chiama “tavolo delle trattative”. Ma, sorpresa sorpresa, sembra che quel tavolo non esista nemmeno!
Lezione di storia: la follia di chi si aggrappa all’impossibile
Guardiamo un attimo al passato, che spesso è un buon maestro per capire il presente (sempre che si voglia imparare qualcosa, ma sembra che a Kiev abbiano saltato tutte le lezioni di storia). Ci sono stati casi, emblematici, di offensive fatte più per salvare la faccia che per vincere la guerra. Prendiamo la celebre offensiva delle Ardenne nel 1944: un Hitler ormai sull’orlo della disfatta lancia le sue truppe contro le forze alleate, sperando di strappare un’ultima vittoria. Risultato? Un disastro. O la famosa offensiva di Ludendorff nel 1918 sul fronte occidentale: i tedeschi cercano di raggiungere Parigi, ma vengono respinti e segnano l’inizio della fine per l’Impero tedesco. Ancora una volta, un disastro.
E cosa dire della battaglia del Solstizio, quella seconda battaglia del Piave che ha segnato la sconfitta definitiva dell’imperial regio esercito austroungarico? Anche lì, un altro esempio di come l’ultima offensiva, quella del “tutto per tutto”, finisce spesso per essere un “niente di niente”. Ma evidentemente, queste lezioni non hanno raggiunto le orecchie di Zelensky e dei suoi, troppo impegnati a raggranellare quel che rimane del loro esercito per lanciare un’offensiva suicida contro Kursk.
L’assurdità dell’offensiva ucraina: il suicidio programmato
Eccoci qui, dunque. Con un’Ucraina che, pur di non ammettere la sconfitta (cosa che, attenzione, non si può dire a voce alta sui media occidentali!), lancia le sue ultime forze contro Kursk. Quale sarebbe il piano? Conquistare un lembo di terra russa per arrivare al tavolo della pace con qualcosa in mano? O, peggio ancora, cercare di colpire una centrale nucleare per far credere al mondo di avere ancora qualche asso nella manica? Assurdo, ridicolo, pericoloso.
Sì, pericoloso, perché questo non è un videogioco. Non ci sono vite extra, non c’è un tasto “restart”. Le truppe mandate al macello non torneranno a casa sane e salve, e ogni tentativo disperato di strappare una vittoria impossibile non farà altro che convincere Mosca di una cosa: non ci sarà pace finché l’Ucraina non sarà completamente sconfitta.
Ah, ma forse questo è proprio il piano! Magari Zelensky sta giocando il tutto per tutto, pensando che se la Russia reagisce con una controffensiva devastante, allora sì che potrà gridare al mondo che l’Ucraina è stata martire, aggredita, e magari strappare un po’ di compassione e qualche aiuto in più dai suoi “alleati” occidentali. Peccato che a questo punto, l’Occidente stesso cominci a stufarsi di gettare soldi in un pozzo senza fondo.
Il ruolo della NATO: i “consigli” da videogame che costano vite reali
Parliamoci chiaro: chi sta veramente dietro questa assurda offensiva? Pensateci un attimo. L’Ucraina, da sola, avrebbe mai pensato di lanciare un attacco del genere, sapendo benissimo che non ha le forze per reggere l’urto? No, certo che no. Dietro c’è la lunga mano della NATO, quei sagaci strateghi che, comodamente seduti nei loro uffici a Washington o Bruxelles, hanno deciso di giocare un’ultima carta, tanto per vedere l’effetto che fa.
E qui, cari lettori, torniamo al discorso del videogioco. Perché a forza di stare davanti a uno schermo, questi strateghi devono essersi convinti che la guerra sia come un bel round di Call of Duty (serie di videogiochi sparatutto made in USA). Peccato che, nella realtà, ogni soldato ucraino che cade non si rialza più. Ma questo, evidentemente, a loro non importa.
Che importa se si mandano a morire migliaia di giovani ucraini? Che importa se si distrugge un paese già in ginocchio? Tanto, alla fine, l’importante è non far vincere la Russia, no? Anche se questo significa sacrificare l’Ucraina stessa. E intanto, a Kiev, Zelensky annuisce e segue i “consigli” degli alleati, convinto che in qualche modo, in qualche modo davvero, tutto questo abbia un senso.
La realtà dei fatti: un’Ucraina al collasso, un Occidente in ritirata
Ma veniamo alla realtà, quella che nessuno sembra voler vedere (o, forse, che fa troppo comodo ignorare). L’esercito ucraino è allo stremo. Le ultime truppe valide sono state mandate a Kursk, le colonne corazzate sono ormai ridotte all’osso, e il resto del fronte è sguarnito. E non ci vuole un genio militare per capire che questa offensiva, in queste condizioni, non ha alcuna speranza di successo.
E cosa succede se, come è probabile, l’offensiva fallisce? Che carta avrà in mano Zelensky al tavolo delle trattative? Nessuna. E qui si apre un altro capitolo: quello delle condizioni che la Russia ha già posto per la fine delle ostilità. E che, grazie a questa follia ucraina, diventeranno ancora più stringenti.
Il primo punto è la revoca di tutte le sanzioni da parte di Stati Uniti, Unione Europea e loro alleati. E, diciamocelo, non è che l’Occidente stia proprio brillando per coerenza su questo fronte. Le sanzioni hanno sì colpito la Russia, ma hanno fatto male assai anche a chi le ha imposte. E la pazienza, si sa, ha un limite.
Poi ci sono le garanzie sulla neutralità futura dell’Ucraina, il ritiro di tutte le forze straniere e dei mercenari, la smilitarizzazione e la “denazificazione” del paese. Parole forti, certo, ma che risuonano sempre più vere man mano che la guerra prosegue. E, ultimo ma non meno importante, il riconoscimento internazionale delle nuove regioni russe: Crimea, Lugansk, Donetsk, Zaporozhye e Kherson.
Queste erano le condizioni prima dell’attacco a Kursk. Ora, dopo questo tentativo disperato e fallito, c’è da scommettere che Mosca alzerà ancora la posta. E, ironia della sorte, potrebbe essere proprio questo attacco suicida a fornire alla Russia il pretesto per concentrare le truppe e lanciare una controffensiva devastante, magari puntando direttamente su Kiev.
La narrazione occidentale: quando la verità è un dettaglio scomodo
E qui, cari lettori, entriamo nel campo delle “narrazioni”. Perché, mentre l’Ucraina si avvia verso l’inevitabile capitolazione, cosa ci raccontano i media occidentali? Di una “schiacciante” vittoria ucraina, di un esercito russo in ritirata, di un popolo che resiste eroicamente. Tutto molto bello, se non fosse che non ha alcun riscontro nella realtà.
Ma questa è la bellezza della propaganda: non importa cosa succede davvero sul campo, l’importante è raccontare una storia che piaccia al pubblico. E quale storia piace più di quella di un piccolo paese che resiste contro il gigante cattivo? Peccato che, alla fine, la realtà si fa sempre strada, e la storia che ci raccontano oggi potrebbe crollare domani come un castello di carte.
La follia di un’offensiva senza speranza
Alla fine della fiera, cos’è questa offensiva ucraina contro Kursk? Nient’altro che una mossa disperata, una scommessa sulla pelle del popolo per cercare di arrivare al tavolo delle trattative con qualcosa in mano. Ma, come abbiamo visto, quel tavolo potrebbe nemmeno esistere più. E se esiste, le condizioni saranno dettate dalla Russia, non dall’Ucraina.
Zelensky ha gettato i suoi ultimi dadi, e la partita sembra ormai persa. Ma il vero dramma è che, mentre i leader giocano a fare la guerra, è la gente comune a pagare il prezzo più alto. E questo, cari lettori, è qualcosa che non dovremmo mai dimenticare. Ma a chi importa, in fondo, quando ci sono interessi ben più grandi in gioco?
L’Ucraina ha perso l’ennesima occasione per fermare questa guerra prima che fosse troppo tardi. Ora, il destino del paese sembra essere nelle mani di altri. Ma, almeno per un momento, proviamo a pensare a chi paga veramente il prezzo di queste follie. E chiediamoci se vale davvero la pena continuare a giocare questo gioco mortale.

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