Avete presente quando al bar sotto casa vostra incontrate sempre lo stesso signore che si lamenta di tutto e di tutti, ma poi – guarda un po’ – non muove un dito per cambiare le cose? Ecco, prendete quell’immagine e moltiplicatela per mille. Avrete il ritratto perfetto della sinistra italiana che, mentre accusa gli altri di “lottizzazione” della Rai, siede comoda sulle poltrone di Viale Mazzini da decenni. Perché sì, se c’è qualcuno che ha trasformato la Rai in una fortezza inespugnabile, ben più che una caserma militare, quelli sono proprio loro: gli eredi di quella gloriosa tradizione di occupatori seriali che dai tempi di “Mamma Rai” ad oggi non hanno mai mollato l’osso.
E allora, partiamo subito col piede giusto: altro che “TeleMeloni” e accusa di occupazioni manu militari. La verità è che la sinistra – con il Pd in testa, ma senza dimenticare Italia Viva e Azione – ha consolidato in Rai un potere che neanche una roccaforte medievale potrebbe vantare. E lo fa con una sfrontatezza che ha dell’incredibile, una faccia tosta che rasenta il comico. Sì, perché mentre la segretaria del Nazareno, Elly Schlein, si strappa le vesti davanti alle telecamere denunciando il pericolo di una Rai “occupata dalla destra”, dietro le quinte il suo partito ha già ben in mano undici direzioni Rai. E dico undici, non una, non due: undici. A fronte delle cinque di Fratelli d’Italia, delle otto della Lega e delle tre di Forza Italia. Ma ci rendiamo conto? La sinistra sta lì, a suonarsela e a cantarsela, mentre accusa gli altri di voler fare esattamente ciò che già fanno loro da anni. Siamo al paradosso.
Il grande inganno della sinistra: l’occupazione in sordina
La Schlein, dicevamo, è bravissima a vestire i panni della martire della libertà d’informazione. Peccato che dimentichi di raccontare un piccolo dettaglio: che il Pd controlla ben tre delle quattro principali radio della Rai. Avete capito bene: tre su quattro. È matematica, non opinione. E la matematica non mente, diceva qualcuno (forse Totò, che di conti ne sapeva qualcosa). Ma torniamo al punto: Radio Rai è gestita da Flavio Mucciante, un fedelissimo di Casini. Rai Radio Due è capitanata da Simona Sala, ex direttrice del Tg3 e del Day Time Rai, mentre Rai Radio Tre è in mano ad Andrea Montanari, già direttore del Tg1. Insomma, tre direzioni radiofoniche su quattro sono sotto il controllo del Pd o dei suoi più stretti alleati. E poi parlano di “TeleMeloni”! Una bella risata, signori miei, è il minimo che possiamo concederci.
Ma attenzione, perché la situazione è ancora più grottesca. Non solo la sinistra occupa le poltrone più strategiche della Rai, ma lo fa cercando di trasformare la televisione di Stato nel suo santuario personale. Prendiamo l’esempio di Simona Sala: direttrice di Rai Radio Due, la Sala ha subito pensato bene di “riciclare” Serena Bortone, una sua vecchia conoscenza, per affidarle la conduzione di un programma in cui – indovinate un po’ – la sinistra suona la solita sinfonia dell’antifascismo militante. Sì, perché se c’è una cosa che la sinistra sa fare bene, oltre a occupare posti di potere, è brandire lo spauracchio del fascismo. È il loro cavallo di battaglia, la carta jolly che tirano fuori ogni volta che non sanno più cosa dire. E così, tra una lezione di antifascismo e l’altra, il pubblico si sorbisce l’ennesima puntata del solito show: “Attenzione, il fascismo è dietro l’angolo!”. Ma siamo sicuri che il pubblico non sia stufo di sentirsi raccontare sempre la stessa favola? Forse sì, ma intanto la sinistra va avanti come un carro armato, ignorando qualsiasi segnale di dissenso.
Il tempio del politicamente corretto: quando la Rai diventa la cattedrale della sinistra
E ora arriviamo al cuore della questione: il tempio del politicamente corretto. Perché è proprio questo che la Rai è diventata sotto il controllo della sinistra: una cattedrale in cui si celebrano i rituali del pensiero unico. Il più grande sacrilegio? Provare a dissentire. Guai a chi osa mettere in discussione l’ortodossia imposta dai sacerdoti del “progressismo” targato Pd. E non importa se il pubblico fugge via, non importa se gli ascolti crollano: l’importante è che il messaggio passi, anche a costo di rimanere a predicare nel deserto.
Un esempio lampante? Roberto Saviano. L’aedo dem, il paladino di tutte le battaglie giuste (per lui), è sbarcato in Rai con il suo programma *Insider*, che però si è rivelato un flop clamoroso. Ma cosa fa Saviano di fronte al crollo degli ascolti? Si mette forse in discussione? Si chiede se, forse, il pubblico si sia stufato di sentirlo ripetere le solite litanie? Macché. Lui, Saviano, si limita a cercare scuse, a spiegare che il problema non è il contenuto del programma, ma – guarda caso – il contesto politico e culturale. E così, anche quando è evidente che qualcosa non va, la sinistra trova sempre il modo di ribaltare la realtà e di presentarsi come vittima di chissà quale complotto.
La sinistra e l’arte della lottizzazione: un talento innato
Ora, parliamoci chiaro: la sinistra è maestra nell’arte della lottizzazione. È una tradizione antica, che risale ai tempi della Prima Repubblica, quando i vari partiti si spartivano i posti di potere come fossero fette di torta. E la Rai, naturalmente, è sempre stata il boccone più prelibato. Non è cambiato nulla, se non che oggi la sinistra ha affinato le sue tecniche, diventando ancora più sottile e, diciamocelo, ancora più sfacciata. Basta vedere come si muovono in Rai: silenziosi, discreti, ma sempre presenti. Non c’è direzione che non abbia un uomo (o una donna) del Pd ben piazzato al comando.
E quando qualcuno prova a sollevare la questione, la risposta è sempre la stessa: “Ma no, noi non lottizziamo, siamo qui per garantire il pluralismo”. Certo, come no. Il pluralismo della sinistra, però, è un concetto piuttosto curioso: pluralismo significa che tutti possono parlare, a patto che dicano quello che dicono loro. E se qualcuno osa deviare dalla linea, ecco che scatta subito l’accusa di fascismo, razzismo, omofobia e via dicendo. È una tattica collaudata, e purtroppo – in molti casi – funziona.
Il capolavoro di ipocrisia: la sinistra che accusa la destra di fare ciò che ha già fatto per decenni
Ma il vero capolavoro di ipocrisia è un altro: la sinistra che accusa la destra di voler fare esattamente ciò che la sinistra ha fatto per decenni. È davvero surreale vedere Elly Schlein e compagnia piangere miseria, gridare al lupo e denunciare l’occupazione della Rai da parte della destra, quando sono proprio loro ad aver colonizzato Viale Mazzini. È un po’ come se uno chef stellato si lamentasse del cibo che gli altri cucinano, mentre il suo ristorante sta perennemente esaurito. Ma del resto, la sinistra ha sempre avuto una certa abilità nell’arte del paradosso.
E così, mentre Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si spartiscono le briciole (perché di questo si tratta, di briciole), la sinistra continua a presidiare saldamente i posti che contano davvero. Ma attenzione: non è solo una questione di numeri. Non basta contare le direzioni, bisogna anche guardare alla qualità del controllo. Perché la sinistra ha un’influenza capillare sulla Rai: dalle trasmissioni radiofoniche alle fiction, dai talk show ai telegiornali, ogni angolo del palinsesto è sorvegliato e “bonificato” per evitare che vi si infiltrino voci fuori dal coro.

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