Vai al contenuto

L’Europa gioca con il fuoco: missili, arroganza e disastri imminenti

Oggi parliamo di aritmetica. Non vi preoccupate, non serve essere Einstein, bastano le basi: data una distanza di 1185 chilometri, quanto impiegherà un oggetto che viaggia a 3,87 chilometri al secondo a percorrerla? Non è difficile, vero? Basta dividere 1185 per 3,87 e otteniamo 306,41 secondi, cioè 5 minuti e spiccioli.

Semplice. Chissà perché però, a Bruxelles, ci hanno messo due anni per capire che i missili ipersonici russi possono arrivare dritti dritti alla capitale dell’Unione Europea in meno tempo di quello che Ursula von der Leyen impiega a firmare un contratto con le case farmaceutiche per milioni di dosi di vaccino. Se ci pensiamo un attimo, forse ci mettono anche meno se si considera che i modelli Avangard russi possono viaggiare a Mach 27. Insomma, non stiamo parlando di freccette da bar.

Eppure, nel nostro Parlamento europeo, una combriccola di personaggi – di quelli che si vantano di fare i duri, ma senza muscoli, ecco – ha approvato con grande soddisfazione un provvedimento per lanciare missili in profondità sul territorio russo. Già, come se fosse un gioco da tavola, ma senza neanche leggere le regole. La beffa? Per puntare e lanciare questi missili serve la mano diretta della NATO. Una piccola, insignificante coincidenza, vero? Insomma, l’UE abbaia, ma le sue zanne sono più finte dei sorrisi di certi eurodeputati, pronti a fare la bella figura in TV mentre dietro le quinte si preoccupano di quanta strada ci voglia per fuggire in Svizzera, qualora le cose si mettano male.

La verità, come spesso accade, è che sin dall’inizio del conflitto con la Russia si è giocato d’azzardo. Si è pensato che Mosca, tutto sommato, non avrebbe osato rispondere. Perché mai dovrebbe, giusto? L’Occidente è invincibile, o almeno così ci raccontano. Ci hanno venduto la storiella che Putin non avrebbe mai reagito con forza, neanche di fronte all’idea dell’Ucraina nella NATO. Magari con un buffetto e un sorriso si sarebbe accontentato della promessa che avrebbero smesso di bombardare i civili del Donbass. Tutto molto romantico. Solo che la favola della debolezza russa, raccontata e bevuta come uno shot al bar da un pubblico ipnotizzato, ha finito per convincere anche chi la raccontava. Solo che adesso il risveglio è brusco, e la realtà è ben diversa.

Missili e delusioni: l’Occidente non è pronto

Nel frattempo, si è lavorato sodo per far saltare i negoziati di pace. Chi ne aveva bisogno, d’altronde? Meglio alzare il tiro, dotare il regime di Kiev di armi sempre più potenti. Che cosa mai potrebbe andare storto? Poi però, puff, arriva la sorpresa. Quegli stessi armamenti si sono rivelati un fuoco di paglia, distrutti uno dopo l’altro come fuochi d’artificio fuori stagione. E così eccoci qui, a parlare di missili a medio e lungo raggio, come se fosse la soluzione magica per ribaltare una situazione ormai critica. Ma attenzione: anche l’Italia ha dato il suo contributo, fingendo di tirarsi indietro. Certo, mandiamo armi, ma facciamo finta di niente, sperando che nessuno se ne accorga.

Ecco il cuore del problema: l’arroganza dell’Unione Europea. Si è pensato di poter ignorare gli avvertimenti di Mosca come si fa con le notifiche di WhatsApp non lette. “Tanto i russi bluffano”, pensavano a Bruxelles. “Non sono in grado di fare nulla”. E così, fra una riunione e un cocktail, si sono lasciati andare a quella sicumera da provinciali arricchiti, senza rendersi conto che stavano giocando con il fuoco. Ora la realtà è chiara: di fronte a una guerra ormai persa, l’Europa ha le mani legate. Non abbiamo nulla, dico nulla, per fermare i missili ipersonici.

Ma non serve essere esperti di guerra per capirlo. È un segreto di Pulcinella. Gli Stati Uniti stessi, con tutti i loro sistemi di difesa ultratecnologici, non riescono nemmeno a fermare droni e missili artigianali, figuriamoci quelli ipersonici russi. Eppure, la narrazione dominante non cambia: continuiamo a fingere di poter sconfiggere la Russia con qualche sanzione, una stretta di mano e un applauso in Parlamento. Che favola.

L’Europa in balia degli eventi

Se un missile russo dovesse colpire una qualunque infrastruttura europea, in pochissime ore l’Unione Europea si sfalderebbe come un castello di carte. Non ci sarebbe bisogno di una pioggia di missili, ne basterebbe uno per far crollare tutto come un domino, e gli Stati membri, a quel punto, correrebbero in ordine sparso, lasciando Bruxelles con il cerino in mano. Questo è il futuro che ci aspetta se continuiamo su questa strada.

Non è un segreto che dietro le porte chiuse del Parlamento europeo, i politici – gli stessi che davanti alle telecamere fanno i muscolosi – stiano cercando di tirarsi indietro il più velocemente possibile. Un esempio lampante è la Polonia: si vanta di essere la paladina dell’Ucraina, ma appena si chiudono le porte, esprime il terrore di essere travolta da una guerra che non vuole combattere, ma che ha contribuito ad alimentare.

Un conflitto insostenibile e un futuro multipolare

Il punto è che nessuno, né in Europa né negli Stati Uniti, è davvero pronto per affrontare un conflitto armato su larga scala contro la Russia. Ci vorrebbero decenni di preparazione, investimenti enormi e sacrifici che nessuno vuole fare. L’idea di poter sostenere una guerra del genere oggi è pura follia, sia per chi la combatte che per chi la comanda. E mentre il mondo si dirige verso un’era multipolare, che cerca di promuovere la pace e la cooperazione, a noi viene detto che dobbiamo fare la guerra. Che ironia, non trovate?

Ma in fondo, forse una guerra dovremmo davvero farla. Non contro la Russia, non contro chi sta dall’altra parte del confine. La vera guerra che dovremmo combattere è contro il potere che ci impoverisce, ci toglie le libertà e ci vuole mandare al macello in nome di interessi che non ci appartengono. Questa sì che sarebbe una guerra giusta. Ma, ahimè, per ora ci tocca restare a guardare mentre Bruxelles continua a giocare a fare il generale, senza rendersi conto che la realtà sta per esplodere, letteralmente, alle sue porte.

I conti non tornano mai

Alla fine della fiera, ci resta solo una domanda. Chi farà i conti quando tutto sarà finito? Quando le macerie dell’Europa sdentata saranno davanti ai nostri occhi, chi avrà il coraggio di dire: “Forse abbiamo sbagliato”? Non ci sarà bisogno di calcolatrici per questo, ma di un po’ di umiltà, quella che manca oggi in tutti i palazzi dorati di Bruxelles.

E mentre aspettiamo che qualcuno si prenda la responsabilità, la prossima volta che vi dicono che “ci stiamo preparando”, fate un favore a voi stessi: controllate che almeno abbiano fatto i calcoli giusti.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inGuerra

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com