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Mondiali in Qatar: calcio globale, paradossi locali

Tra poche ore si alzerà il sipario sui Mondiali di calcio in Qatar, un evento che arriva già carico di polemiche, contraddizioni e situazioni surreali. Al di là delle analisi politiche e sportive, vale la pena osservare questo torneo anche dal lato del costume, dove il pallone diventa spesso un dettaglio e il contorno racconta molto più del campo.

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La mascotte: addio a Ciao, benvenuto mistero

L’Italia, pur assente, una vittoria l’ha già portata a casa. Non saremo più ricordati per la mascotte più brutta della storia dei Mondiali. Il famigerato Ciao di Italia ’90 è stato superato da La’eeb, la mascotte di Qatar 2022. Il nome, in arabo, significa “giocatore super esperto”, ma l’aspetto resta un rebus: fazzoletto volante, fantasma o lenzuolo animato. Con i miliardi a disposizione, si poteva fare di meglio. Molto meglio.

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Niente birra, niente jamón

Il mondiale parte con il freno a mano tirato anche a tavola. Negli stadi non verranno serviti alcolici, per la gioia – si fa per dire – dei tifosi costretti a ripiegare su tè e bevande analcoliche. Una nota marca di birra americana, sponsor ufficiale, ha parlato di “scelta imbarazzante” in un tweet poi cancellato. Male anche per la Spagna, che dovrà rinunciare al suo sacro jamón. In compenso, gli argentini hanno aggirato il problema scegliendo il campus universitario al posto dell’hotel di lusso, così da potersi dedicare all’asado. Messi e compagni hanno fatto arrivare in Qatar circa 2.600 chili di carne: fede calcistica e griglia accesa.

Il Ghana senza maglie e l’aiuto italiano

C’è chi, invece, ha dimenticato l’essenziale. Il Ghana rischia di presentarsi senza divise ufficiali, bloccate chissà dove lungo la catena logistica. A evitare una scena da campetto di periferia è intervenuta l’Università Statale di Milano, che ha inviato trenta maglie griffate “La Statale” per tamponare l’emergenza. Altro che sponsor milionari: a volte serve il buon senso.

La Danimarca e i diritti umani nascosti

Le maglie diventano terreno di scontro morale. La Danimarca ha scelto una protesta silenziosa ma eloquente: sponsor tecnico quasi invisibile sulle divise, in segno di dissenso per le violazioni dei diritti umani in Qatar. Bocciata invece l’idea di inserire la scritta “diritti umani per tutti” sulle maglie da allenamento. La FIFA non ammette messaggi politici. Evidentemente, per i vertici del calcio mondiale, i diritti umani rientrano tra le opinioni. C’è del marcio, e non solo in Danimarca.

Infantino, tra appelli e opportunismo

A mettere una toppa ci prova il presidente della FIFA, Gianni Infantino. L’invito ai leader mondiali a fermare le guerre durante i Mondiali è suggestivo, ma stride con un girone che mette insieme Iran, Stati Uniti, Inghilterra e Galles. In conferenza inaugurale Infantino ha dichiarato: «Oggi mi sento qatarino, arabo, africano, lavoratore migrante e gay», ricordando la propria esperienza di discriminazione da italiano cresciuto all’estero. Ha poi accusato l’Europa di ipocrisia, sostenendo che per i peccati degli ultimi tremila anni dovrebbe chiedere scusa per altri tremila. C’è del buonsenso, sì, ma il tempismo sa di opportunismo.

Qatar–Ecuador: il calcio prova a parlare

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Domenica 20 novembre alle 16 si gioca la partita inaugurale. All’Al Bayt Stadium di Al Khor, Qatar ed Ecuador apriranno il torneo sotto l’arbitraggio dell’italiano Orsato. I sudamericani partono favoriti, ma il Qatar non è una comparsa: è campione d’Asia in carica e si prepara da mesi, con un ritiro iniziato già a giugno. A ricordarlo è stato anche Andrea Stramaccioni, oggi allenatore in Qatar, raccontando con ironia come qui gli orari non siano sacri e come le multe servano a poco con calciatori milionari.

La colonna sonora del torneo

Ogni Mondiale ha il suo tormentone. Shoomilah Shoomilah si candida a diventare la canzone non ufficiale della Coppa del Mondo. Consoliamoci: per quanto insistente, difficilmente riuscirà a superare il trauma collettivo delle vuvuzela del 2010.

Il pallone sta per rotolare, tra luci accecanti e ombre profonde. Che vinca il migliore. O, almeno, il meno contraddittorio.

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Pubblicato inCalcio

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