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Sempre più bellicosi (anche in chiave nucleare) i progetti della NATO, appena illustrati (l’ultima esternazione è del 9 dicembre) dal suo Segretario Generale, il norvegese Jens Stoltemberg.

Il quale di tutta evidenza, prima di lasciare l’ambita poltrona – visto che è in prorogatio da quasi un anno, febbraio 2021, quando è iniziato il conflitto in Ucraina – intende lasciare il ‘segno’.

Nel corso del briefing non ha infatti per niente escluso che “la guerra della Russia in Ucraina potrebbe espandersi un una guerra più ampia con l’Alleanza Atlantica”.

Non ha avuto peli sulla lingua né usato un linguaggio minimamente diplomatico, come sarebbe il caso per uno che ricopre tale incarico, il vertice NATO: “Se le cose vanno male, possono andare terribilmente male”, ha dichiarato alla giornalista

Anne Lindmo, sua connazionale. E ha aggiunto: “Non ci sono dubbi che una guerra in piena regola contro la NATO possa essere una reale possibilità”.

Altro che negoziati all’orizzonte!

E ancora: “Capisco tutti coloro che pensano che i prezzi del cibo e delle bollette dell’elettricità siano troppo alti. Tuttavia dobbiamo pagare un prezzo molto più alto se la nostra libertà e la nostra pace sono minacciate dalla vittoria di Putin in Ucraina”.

Quindi il nemico va battuto sul campo, costi quel che costi, anche “fino all’ultimo ucraino”, come ha sempre sostenuto e sostiene il guitto-presidente Volodymyr Zelensky, il quale continua incessantemente a chiedere sempre più armi che i paesi UE (governo Meloni ben compreso) generosamente concedono.

In un’intervista rilasciata al ‘Financial Times’ il capo NATO ha poi affermato: “Quello che vediamo ora è che la Russia sta tentando di avere una sorta di ‘congelamento’ di questa guerra, almeno per un breve periodo di tempo, in modo da potersi riorganizzare, riparare, recuperare e poi provare a lanciare un’offensiva più grande la prossima primavera”.

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Nella stessa intervista ha comunque sottolineato “l’importanza del continuo sostegno militare all’Ucraina”, affermando che “la Russia non ha mostrato la minima volontà di impegnarsi in colloqui di pace che rispettivo la sovranità dell’Ucraina”.

Dal canto suo, il Pentagono continua a fornire altri supporti militari Kiev, tanto che lo stesso 9 dicembre ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 275 milioni di dollari, per fornire munizioni tipo ‘Himars’ aggiuntive e attrezzature per la difesa aerea.

Come se non bastasse, un bel manipolo di generali a stelle e strisce ha lanciato, dal Nebraska, altri segnali di guerra. A Omaha, appunto nel Nebraska, infatti, si sono ritrovati i vertici ‘STRATCOM’ (uno degli 11 centri di comando che fanno capo al sempre più guerrafondaio ‘Dipartimento della Difesa’guidato dal tandem di ‘falchi’ Tony Blinker e Victoria Nuland).

L’ammiraglio Charles Richard ha consegnato il comando dello ‘Stratcom’ al generale Anthony Cotton, nel corso di una cerimonia che si è svolta, guarda caso, sempre il 9 dicembre, presso il quartier generale del comando strategico degli Usa, presieduta dal Segretario alla Difesa, Lloyd Austin.

Durante il suo discorso – riferiscono le agenzie Usa – Austin ha accusato la Russia e la Cina di far tintinnare le sciabole nucleari.

Ecco le sue parole: “Gli Stati Uniti sono sull’orlo di una nuova fase, quella in cui, per la prima volta, affrontiamo due grandi potenze nucleari come concorrenti strategici. La Repubblica popolare cinese si sta espandendo, modernizzando e diversificando le sue forze nucleari. E la Russia sta anche modernizzando ed espandendo il suo arsenale nucleare”.

Non soddisfatto, ha aggiunto: “Mentre il Cremlino continua la sua crudele e non provocata guerra contro l’Ucraina, il mondo intero ha visto Putin impegnarsi in un profondo e irresponsabile rantolo di sciabole nucleari…”.

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Ha aggiunto Anthony Cotton: “Nuovi pericoli sono davanti a noi”. Ed ha confermato una promessa già fatta a settembre: e cioè che una delle sue massime priorità sarebbe stata quella di “portare avanti gli sforzi di StratComper studiare la strategia nucleare della Cina e riconsiderare le dottrine e le strategie degli Stati Uniti in un mondo nucleare tripolare”.

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