L’Italia come corridoio privilegiato per le infiltrazioni terroristiche: questo è il ritratto inquietante che emerge da uno scandalo degno di un thriller internazionale. Non si tratta di un caso isolato, ma di un intero sistema che, colpevolmente, si lascia scivolare addosso la gravità di una rete di corruzione diffusa, che va dai consolati alle più alte istituzioni. Passaporti italiani rilasciati a miliziani di Hezbollah? Una bomba a orologeria per la sicurezza nazionale. La scoperta dei passaporti concessi illegalmente a membri di questo gruppo terroristico libanese è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più grande.
Non è solo Hezbollah a infilarsi tra le maglie larghe delle autorità italiane: siamo davanti a un sistema che permette l’infiltrazione di chiunque voglia approfittare di una cittadinanza italiana ottenuta con documenti falsi. Grazie a certificati di nascita fasulli e identità rubate, personaggi che figurano nelle liste nere di Stati Uniti e Israele si sono garantiti un passaporto italiano, valido per muoversi liberamente non solo in Europa, ma anche negli USA. Siamo davanti a un business internazionale, con tanto di agenzie specializzate nella falsificazione dei documenti, pronte a trasformare terroristi in “cittadini italiani modello”.
Nel mirino, ovviamente, il consolato italiano di Caracas in Venezuela, epicentro di questa vicenda vergognosa. Più di ottomila richieste di cittadinanza sono passate attraverso questo consolato, senza che nessuno battesse ciglio. Il Console generale è stato richiamato in Italia, mentre ispettori e magistrati stanno cercando di capire cosa sia andato storto in un sistema che doveva proteggere il nostro Paese e invece lo ha messo in pericolo. Ma pensiamo davvero che basti un’ispezione di routine per fermare questo sistema ben oliato?
Siamo di fronte a una ripetizione moderna di quello che fu il “lodo Moro“, l’accordo segreto tra lo Stato italiano e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), che permetteva ai terroristi arabi di operare indisturbati sul suolo italiano, in cambio di una sorta di tregua che evitasse attacchi diretti all’Italia. Oggi, quel patto scellerato sembra aver preso nuove forme, con lo Stato che chiude un occhio, o meglio mille, di fronte alle infiltrazioni terroristiche, purché il Bel Paese mantenga una quieta e illusoria tranquillità. Il risultato? Terroristi con passaporti italiani pronti a colpire ovunque, anche dentro i nostri confini.
L’allarme lanciato dal ministro Antonio Tajani, che ha ammesso l’esistenza di almeno cinque miliziani di Hezbollah con passaporti italiani, arriva troppo tardi. Il danno è già fatto. Questi terroristi hanno già sfruttato la cittadinanza italiana per muoversi liberamente in Europa, creando reti logistiche per armi e denaro, con la possibilità concreta di pianificare attentati terroristici. È un pericolo reale e imminente, ma il vero scandalo è che, finora, nessuno si sia mosso per fermarlo.
Quello che succede a Caracas non è un caso isolato: anche altre ambasciate italiane in Sud America, in particolare in Brasile, Uruguay e Argentina, sono sotto inchiesta per lo stesso motivo. Il problema è sistemico. La Farnesina, insieme alla Polizia e alla Guardia di Finanza, sta cercando di riparare la situazione, ma la falla nel sistema di concessione della cittadinanza è enorme e profonda. Di quanti altri terroristi con passaporto italiano non siamo ancora a conoscenza? Quanti altri criminali stanno approfittando della corruzione e delle falle burocratiche per ottenere un documento che dovrebbe essere una garanzia di sicurezza, e non un lasciapassare per il terrorismo?
In questo clima di lassismo e compiacenza, parlare di un sistema politico incapace di reagire è ormai un eufemismo. La verità è che, di fronte a queste evidenze, l’Italia rischia di essere complice, più che vittima, di un terrorismo che non si ferma mai. Non ci si può più permettere di ignorare le infiltrazioni nei nostri sistemi diplomatici, né di far finta che siano “incidenti di percorso”. Ogni passaporto falso concesso è una minaccia alla nostra sicurezza, alla nostra sovranità e, soprattutto, alla vita dei nostri cittadini.
È ora di fare i conti con questa realtà: l’Italia non è solo un passaggio per migranti o rifugiati, ma è diventata un punto di accesso per miliziani e terroristi, facilitati da una burocrazia che non fa altro che rendere questo Paese un luogo “amico” per chi vuole compiere il male. Ogni consolato che non funziona, ogni passaporto emesso senza i dovuti controlli, è una bomba pronta a esplodere, non solo metaforicamente.
Se l’Italia vuole evitare di essere complice di attacchi terroristici sul suo stesso suolo o in Europa, è ora che le sue istituzioni smettano di nascondere la testa sotto la sabbia. Ma il rischio, come sempre, è che tutto si risolva con una pacca sulla spalla ai funzionari coinvolti e con il solito coro di “non lo sapevamo”, fino al prossimo attentato, quando si alzerà di nuovo il coro delle condoglianze e delle promesse di “fare pulizia”.

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