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Golpe, guerre e TikTok: l’Occidente alla frutta

Se non fosse tragico, sarebbe comico. Ma non il comico raffinato di una satira pungente, bensì quello grottesco e farsesco di una sceneggiatura mal scritta, degna di Cetto La Qualunque. Mentre noi qui ci scanniamo per decidere se l’abete di Natale debba essere “inclusivo” o no, dall’altra parte dell’Atlantico e nei palazzi dorati di Bruxelles si decidono elezioni, governi e magari anche i colori dei cieli. E guai a non allinearsi: arriva subito il colpo di spugna, pardon, di stato.

Prendiamo il caso Romania. Non è una barzelletta, anche se lo sembra. Un candidato che non piace alla NATO – eh già, la sacra alleanza che tiene in piedi l’Occidente a suon di missili e ipocrisia – rischia di vincere le elezioni presidenziali. Panico! Allora che si fa? Prima si dichiara tutto regolare. Poi, visto che il “popolo” non ha capito chi deve votare, si annullano i risultati. Motivo? L’eterna scusa dell’influenza russa. E stavolta, tenetevi forte, attraverso TikTok. Sì, avete capito bene: le elezioni democratiche sarebbero state distrutte da balletti e video di gattini. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.

E chi arriva, col suo ghigno da burocrate di ferro, a rivendicare tutto ciò? Thierry Breton (nella foto), l’ex commissario europeo alla censura. Sì, perché ormai lo chiamano senza pudore: la censura è la nuova democrazia, pare. E ci avvisa pure: se in Germania – Germania, capite? – il popolo osa scegliere diversamente da quanto deciso a Bruxelles, si userà lo stesso metodo. E via di golpe. Non è Orwell, è l’Europa del 2025.

La Russia come spauracchio e risorsa

Nel frattempo, la Russia, sempre pronta a essere accusata di qualsiasi nefandezza, potrebbe rivelarsi addirittura utile. No, non è uno scherzo: un parlamentare danese ha avuto il coraggio di dirlo apertamente. Ha proposto di chiedere aiuto a Mosca per risolvere i problemi della Groenlandia, terrorizzato all’idea che diventi una base americana. Ma dopo un paio d’ore ha cancellato il post. Forse è stato illuminato dal Sacro Spirito della Democrazia Occidentale, o forse ha ricevuto una telefonata. Fate voi.

Ma il punto è questo: perché ci ostiniamo a vedere la Russia come il nemico? Non sarà, per caso, che il vero problema dell’Europa non si trova a est, ma a ovest? O meglio, nei corridoi delle istituzioni europee, dove un’oligarchia complice dei grandi poteri finanziari americani trama senza nemmeno più nascondersi?

Trump, il “burbero utile”

E qui entra in scena il nostro amico Donald Trump. Non che sia un santo, intendiamoci. L’uomo delle mille sparate, il tycoon dall’ego smisurato, è l’incarnazione dell’America brutale e senza filtri. Ma almeno, e diciamolo chiaramente, ha avuto il pregio di togliere la maschera all’imperialismo americano. Ha strappato il velo dell’ipocrisia che per decenni ci ha fatto credere nelle favole sui buoni e i cattivi. E ora che è tornato, c’è chi trema.

Non perché Trump possa davvero fermare il Deep State, quell’apparato onnivoro che tiene in piedi l’impero a stelle e strisce. Ma perché dice a voce alta ciò che gli altri sussurrano. E perché, nel suo caos, espone le contraddizioni di un sistema che si nutre di guerra, paura e menzogna.

Svegliamoci

Quindi eccoci qui: tra golpe mascherati da democrazia, guerre che nessuno vuole ma che tutti finanziano, e una narrativa che si sgretola sotto il peso delle sue stesse bugie. Il quadro è fosco, sì, ma forse proprio per questo è arrivato il momento di aprire gli occhi.

Il vero nemico non è la Russia, non è la Cina, non è TikTok. È quell’alleanza di oligarchi, burocrati e speculatori che tiene in ostaggio l’Europa, condannandola alla debolezza e alla sudditanza. E finché non lo capiamo, continueremo a danzare, come burattini, al ritmo di un Occidente che ci porta sempre più vicini al baratro.

Ma almeno, in fondo, ci resta una certezza: se tutto va male, possiamo sempre dare la colpa a un balletto su TikTok.

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Pubblicato inGeopolitica

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