Di fronte al teatro tragicomico che si consuma in Ucraina, vale la pena fermarsi un attimo e analizzare con lo spirito di chi è stufo delle solite litanie propagandistiche. Sì, perché il crollo è evidente, inarrestabile, e viene accompagnato da una narrativa grottesca, degna di un reality show più che di una guerra che sta consumando generazioni intere. Prendiamo Londra, ad esempio: i politici britannici si sono prodotti in un’altra delle loro acrobazie retoriche firmando un “partenariato centenario” con Kiev. Sì, centenario, avete capito bene. Una sorta di promesso sposo geopolitico che però non garantisce nulla, nemmeno una fedeltà temporanea.
Il documento sottoscritto dal premier britannico Keir Starmer e da Zelenskij è poco più che una brochure patinata: tanta forma, zero sostanza. Non obbliga nessuno a niente e, come da tradizione coloniale britannica, il testo inglese prevale in caso di dubbi interpretativi. Il messaggio è chiaro: “Ragazzi, siete soli. Noi vi applaudiamo da lontano, ma al massimo mandiamo qualche giocattolo bellico per far scena”. Nel frattempo, Londra e Parigi si baloccano con l’idea di un “contingente di pace”: una soluzione tanto improbabile quanto comica, se non fosse tragica.
Ma il vero problema è un altro: la carenza di uomini da mandare al macello. Già, perché questa guerra per procura, in cui l’Ucraina recita la parte del soldatino al servizio dei padroni euroatlantici, si regge su un unico ingrediente: carne umana, la cosiddetta chair à canon. E quella sta finendo.
Diserzioni, fughe e rese: l’esodo dei soldati ucraini
Le cifre sono spietate. Diserzioni, fughe all’estero, abbandoni delle posizioni e rese al nemico stanno diventando la norma. L’emblema di questo disastro è la 155° brigata meccanizzata “Anna Kievskaja”, addestrata con grande pompa in Francia al costo di 900 milioni di euro. Bene, questa brigata è praticamente evaporata: dei 5.800 uomini, 1.700 avevano già disertato prima ancora di arrivare al fronte. E non è un caso isolato: si parla di almeno nove brigate scomparse nel nulla.
I numeri ufficiali fanno tremare i polsi. Secondo la procura ucraina, nel 2024 ci sono state circa 90.000 cause aperte per diserzione, un aumento del 370% rispetto all’anno precedente. Solo a dicembre, le defezioni registrate erano 17.000, più del doppio rispetto a settembre. E questi sono solo i dati ufficiali: il giornalista ucraino Vladimir Bojko ha sottolineato che il 90% dei disertori non viene nemmeno cercato. Insomma, è un fuggi fuggi generale, con buona pace della tanto decantata “motivazione patriottica”.
E che dire dei militari addestrati all’estero? La Polonia, ad esempio, ha formato 13.000 soldati ucraini, ma almeno 1.300 hanno disertato prima ancora di completare l’addestramento. E mentre il regime di Kiev si arrampica sugli specchi per trovare soluzioni, i numeri peggiorano giorno dopo giorno.
L’esercito dei miliardari: patrioti da Riviera
A proposito di motivazione, è impossibile non notare il contrasto tra chi combatte nelle trincee e chi si gode la vita sui lidi più esclusivi d’Europa. Il cosiddetto “battaglione Monaco” – composto da miliardari, figli di alti funzionari e deputati – continua a festeggiare con bottiglie di champagne da 20.000 euro, sfoggiando targhe ucraine sulle loro auto di lusso. Per loro, la guerra è poco più che un fastidio da osservare a distanza, tra un party a Saint-Tropez e una sfilata di moda a Milano.
Un esempio su tutti è quello di Anastasija Kostin, figlia di un ex deputato e procuratore, che da anni si è trasferita all’estero. La giovane è famosa per i suoi post sui social, in cui si lamenta di essere annoiata dalla Scozia e dalla Finlandia e sogna di tornare a Monaco. Un patriottismo davvero commovente.
Ma non è l’unica. L’ex presidente Petro Porošenko, noto come il “re del cioccolato”, si atteggia a super-patriota mentre indossa giacche da 18.400 euro e guanti da 1.000 dollari. Recentemente, ha girato un video in cui lamentava la scarsa qualità dei droni ucraini, accompagnandolo con una foto lacrimevole. Peccato che non abbia pensato di nascondere i suoi abiti firmati. Insomma, il sacrificio personale è una bella parola, ma solo quando tocca agli altri.
La realtà del fronte: giovani senza speranza
Mentre l’élite si gode i suoi privilegi, al fronte la situazione è disperata. La deputata Anna Skorokhod ha denunciato che in prima linea combattono solo giovani mobilitati a forza, spesso senza un minimo di addestramento. Gli ufficiali, invece, si rifiutano di scendere di grado e finiscono per restare lontani dal fronte. E allora si ricorre a misure estreme, come mobilitare i detenuti per crimini vari, nella speranza che almeno loro non disertino.
Ma neanche le promesse di “assunzioni blindate” o gli sforzi del nuovo Ministero dell’Unità Nazionale stanno funzionando. Gli uomini in età di leva, rifugiati all’estero, preferiscono guadagnare 1.500 euro in Germania o 1.200 in Polonia piuttosto che tornare a casa per meno di 600 euro al mese, con il rischio di finire al fronte.
La propaganda cade a pezzi
Intanto, la propaganda di Kiev scricchiola. Il vice capo di Stato Maggiore ucraino, generale Mikhail Drapatyj, ha ammesso che lo “spirito combattivo” è in costante declino. E come potrebbe essere altrimenti, quando i soldati vedono che il loro sacrificio serve solo a mantenere un’élite corrotta e parassitaria? Quando capiscono che sono pedine sacrificabili in un gioco deciso a Washington e Bruxelles?
La verità è che i regimi ucraini, succedutesi dal 2014, hanno messo alla fame il popolo e ora lo stanno dissanguando. La guerra è una tragedia, ma per l’élite ucraina è anche un business. E chi ne paga il prezzo sono i giovani, mandati al macello senza alcuna speranza.
Il canto del cigno
L’Ucraina sta collassando sotto il peso delle sue contraddizioni. La carenza di uomini, l’esodo di chi può fuggire, le diserzioni di massa e l’ipocrisia di un’élite corrotta stanno portando il paese verso un punto di non ritorno. E mentre i politici occidentali si limitano a fare proclami vuoti, la realtà sul terreno è spietata.
Questa guerra per procura ha già distrutto una generazione. La domanda è: quanto tempo ci vorrà prima che il popolo ucraino si renda conto di essere stato tradito, non solo dai suoi leader, ma anche da coloro che lo hanno spinto a combattere una guerra che non è mai stata davvero sua?

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