In Italia siamo maestri dell’improvvisazione. Ma ad Agrigento, per il gran galà in onore del presidente Sergio Mattarella, si è superato il limite del tragicomico. Mezzo milione di euro. Ripeto: MEZZO MILIONE DI EURO. Tanto è stato speso in 48 ore per riasfaltare le strade del tragitto presidenziale, con risultati che nemmeno in un cinepanettone avrebbero osato escogitare.
Immaginate la scena: operai che corrono come matti, camion di bitume che sgommano a destra e sinistra, e poi l’apoteosi del genio italico. I tombini? Ma sì, dai, chiudiamoli sotto una bella colata d’asfalto, tanto chi se ne accorge?
Bitume alla rinfusa e caccia al tesoro
Il presidente arriva, si fa il giro d’onore su strade liscissime – così lisce che manco a Monte Carlo, signori miei – e tutto sembra perfetto. Ma appena ripartito l’illustre ospite, ecco la realtà che riaffiora come un tombino sommerso: le piogge sono alle porte, e i tombini sigillati a forza rischiano di trasformare le strade di Agrigento in piscine olimpioniche. Soluzione? Una caccia al tesoro in piena regola, con tanto di metal detector per scovare i tombini dispersi.
Il video degli operai che, piegati a cercare il metallo sotto centimetri di bitume, fa il giro del web. E mentre il mondo ride, noi piangiamo. O meglio: piangiamo di rabbia. Perché questa non è solo una vicenda ridicola, è anche uno spreco immorale.
Le colpe scaricate come il bitume
Il Comune, dal canto suo, alza le mani: “Noi non c’entriamo, i soldi li ha dati la Regione!” E la Regione? Silenzio. E intanto i cittadini, che da anni schivano buche più grandi delle trappole di Willy il Coyote, commentano amari: “Ci vorrebbe un Mattarella a settimana!” Ah, certo, così magari asfaltano pure il mare.
E il Codacons? Non si fa pregare: scatta l’esposto alla Corte dei Conti per verificare i danni erariali. Perché sì, qui non parliamo solo di tombini coperti, ma di un sistema che sembra non funzionare mai: fondi che arrivano all’ultimo secondo, lavori fatti alla carlona, e nessuno che si assume la responsabilità di niente.
Capitale della cultura o del paradosso?
Agrigento, capitale italiana della cultura 2025. Suona bene, vero? Ma dietro i proclami scintillanti, questa vicenda ci sbatte in faccia una realtà fatta di superficialità e sprechi. E allora, quale cultura celebriamo? Quella del raffazzonato? Quella dell’apparenza che conta più della sostanza?
Intanto i tombini riemergono, uno dopo l’altro, sotto gli occhi increduli dei cittadini. E noi ci chiediamo: davvero dobbiamo arrivare a questi livelli per fare bella figura?
Forse sì, perché in Italia, si sa, il problema non è mai il buco. È come lo riempiamo. E a giudicare da Agrigento, la risposta è chiara: lo riempiamo di bitume, fino a soffocare anche l’ultima traccia di buon senso.

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