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Trump, la quiete dopo la tempesta: il ritorno del buon senso (forse)

Signore e signori, benvenuti nel circo mediatico dove Trump non è solo il domatore, ma anche il leone, il clown e, perché no, l’elefante nella stanza. Sì, perché con il suo ritorno alla Casa Bianca, il 47° presidente degli Stati Uniti ha scatenato una tempesta di tweet (anzi, “X”, che fa tanto moderno) e di commenti apocalittici degni del miglior blockbuster hollywoodiano. Trump è tornato, e con lui anche il brivido lungo la schiena di giornalisti, influencer e intellettuali progressisti di tutto il mondo. Un brivido che si traduce in titoli catastrofici e analisi al vetriolo, come se Armageddon fosse già nel calendario di Google.

Il panico del mainstream: un déjà-vu tragicomico

Avete presente quei sondaggi che predicono l’Apocalisse ogni volta che Trump si candida? Bene, hanno colpito ancora, e con la stessa infallibile precisione di un orologio rotto. Per mesi ci hanno spiegato che Kamala Harris, paladina di tutte le cause più trendy, avrebbe stravinto. E invece, sorpresa! Trump ha asfaltato tutti con il suo stile bulldozer, lasciando i soloni del politicamente corretto a raccogliere i cocci delle loro previsioni. “Ma come ha fatto?”, si chiedono. Forse, cari esperti, il popolo americano è meno incline di voi a innamorarsi di unicorni ideologici e più propenso a votare chi promette di mettere il pane in tavola. Chi l’avrebbe mai detto?

Woke? No, thanks

Il nuovo Trump è quello che promette di “farla finita” con l’agenda woke, e qui i paladini del gender fluid e delle quote arcobaleno hanno già le mani nei capelli (e non sappiamo in quale salone multigender andranno a rifarsi la piega). Con un ordine esecutivo, il presidente ha dichiarato guerra alla “ingegneria sociale di razza e genere”, roba che neanche Orwell nei suoi incubi peggiori. Addio obblighi di inclusività forzata, addio imposizioni politiche nelle aziende e nei campus universitari. Per alcuni è un ritorno al Medioevo, per altri è solo buon senso. E intanto, nelle redazioni di mezzo mondo, si preparano editoriali che accusano Trump di aver inventato il “sessismo istituzionale 2.0”.

Green Deal? Più che verde, grigio fumo

Non poteva mancare il capitolo climatico. Trump, con la delicatezza di un caterpillar, ha deciso di smantellare il Green Deal. Niente più auto elettriche obbligatorie, niente più fondi a lobby ambientaliste che sembrano uscite da un film di fantascienza. “Potrete comprare l’auto che preferite”, ha dichiarato, facendo tirare un sospiro di sollievo a chi ancora si domanda come arrivare a fine mese senza accendere un mutuo per una Tesla. Ma tranquilli, gli ecologisti hanno già in serbo un nuovo documentario su Netflix per farci sentire in colpa.

Migranti, muri e cartelli: il sequel

E poi c’è la questione migranti. Qui il mainstream si è scatenato con accuse di “disumanità”, “fascismo” e perfino “alienazione planetaria”. Trump parla di rimpatri e sicurezza, loro rispondono con drammi degni di una telenovela messicana. Nessuno, però, sembra ricordare che anche Biden ha mantenuto il famoso muro al confine con il Messico. Strano, vero? Forse il problema non è il muro, ma chi lo costruisce.

Libertà di parola: il colpo di grazia ai media

La vera bomba, però, è la crociata contro la censura. Musk ha restituito a Trump la sua voce su X, e ora tutti tremano. La stampa non avrà più il suo social preferito come alleato nella caccia alle streghe, e la libertà di parola tornerà a essere un diritto, non un lusso. Zuckerberg, nel frattempo, cerca di ripulirsi la coscienza dopo anni di silenzi forzati, mentre i giornalisti del mainstream scrivono articoli con una mano e si mordono l’altra per la frustrazione.

L’era del buon senso (o almeno così sembra)

E così, tra applausi e fischi, Trump inaugura la sua nuova amministrazione. È l’era del buon senso, almeno secondo lui. Ma buon senso per chi? Per i suoi elettori, sicuramente. Per i giornalisti progressisti, un po’ meno. Di certo, sarà un periodo divertente, fatto di meme, polemiche e colpi di scena. E noi, dal nostro divano, non possiamo fare altro che goderci lo spettacolo. Perché, alla fine, che lo si ami o lo si odi, Trump è come una serie TV: non puoi smettere di guardarlo.

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Pubblicato inPolitica

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