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10 Euro per i danni da Covid: quando lo Stato ti regala una colazione al bar

Se c’è una cosa che il governo italiano sa fare bene, è trasformare il dramma in farsa. Dopo mesi di lockdown, restrizioni, coprifuochi e tamponi a go-go, finalmente arriva il risarcimento per i cittadini che hanno visto la loro vita ridotta in frantumi dalle misure anti-Covid. E quanto sarà mai questo risarcimento? Dieci euro. Sì, avete letto bene: dieci euro. Non dieci euro al giorno, non dieci euro al mese. Dieci euro e basta. Una cifra che non copre neanche il costo di un aperitivo in centro, figuriamoci il disagio di aver passato due anni chiusi in casa a guardare serie TV su Netflix.

Il giudice di pace di Alessandria, Paolo Olezzo, ha deciso che venti cittadini meritano un risarcimento per il “danno non patrimoniale” subito a causa delle restrizioni. E, con la magnanimità di chi ti offre un pacchetto di cracker dopo averti rubato la cena, ha stabilito che 10 euro a testa siano sufficienti a sanare il trauma. Perché, diciamocelo, cosa sono due anni di isolamento, ansia e frustrazione rispetto al valore di un biglietto da dieci euro? Con quei soldi, puoi comprarti un cappuccino e una brioche, e forse ti avanza pure il resto per un pacchetto di fazzoletti. Giusto per asciugarti le lacrime.

Ma non è tutto. Il giudice Olezzo, nella sua sentenza, ha anche sottolineato che le restrizioni hanno violato i diritti costituzionali dei cittadini. Una dichiarazione che, da sola, varrebbe ben più di 10 euro. Eppure, nonostante l’ammissione di colpa da parte dello Stato, il risarcimento sembra più una presa in giro che un gesto di riparazione. È come se, dopo aver distrutto la tua macchina, ti offrissero un buono sconto per il lavaggio. Grazie, ma anche no.

E mentre il governo si arrampica sugli specchi per difendere le sue scelte, citando la necessità di proteggere la salute pubblica, il giudice non ha esitato a ricordare che nessuna norma può calpestare il diritto alla vita e alla dignità delle persone. Peccato che, alla fine, questa dignità sia stata valutata meno di un taglio di capelli.

C’è da chiedersi: ma chi ha deciso che 10 euro fossero la cifra giusta? Quale genio contabile ha stabilito che il valore di due anni di sacrifici equivalga a un decimo di una bolletta del gas? Forse lo stesso che ha pensato che i banchi a rotelle fossero la soluzione definitiva per la scuola in pandemia. O forse è solo l’ennesima dimostrazione che, quando si tratta di risarcire i cittadini, lo Stato preferisce fare economia.

E allora, cari danneggiati dalle restrizioni, non vi resta che accettare quei 10 euro con un sorriso amaro. Magari potete usarli per comprarvi un biglietto della lotteria. Chissà, forse avrete più fortuna lì che con il governo. E se proprio volete sfogarvi un po’, ricordatevi che quei 10 euro sono anche un simbolo: il simbolo di quanto valiamo, agli occhi dello Stato, dopo due anni di pandemia.

In conclusione, se questo è il risarcimento, forse era meglio non chiederlo proprio. Perché, come diceva qualcuno, a volte è meglio un “no” secco che un “sì” che ti fa sentire un mendicante. E il governo, questa volta, ha scelto la seconda opzione.

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Pubblicato inPandemia

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