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Il Louvre cade a pezzi: la Gioconda affonda e Macron suona il violino

Il Louvre, il tempio sacro dell’arte mondiale, sta letteralmente cadendo a pezzi. Infiltrazioni d’acqua, sbalzi di temperatura e sovraffollamento minacciano non solo le opere esposte, ma anche la reputazione della Francia come custode del patrimonio culturale. La denuncia arriva direttamente dalla direttrice del museo, Laurence des Cars, che ha lanciato l’allarme al ministro della Cultura.

E cosa fa il presidente Emmanuel Macron? Con fare ispirato, annuncia un piano faraonico: una nuova sala esclusiva per la Gioconda, un ingresso separato e, udite udite, un biglietto dedicato. Il tutto da realizzare entro il 2031, con un costo stimato tra i 700 e gli 800 milioni di euro.

Ma davvero pensano che basti spostare la Monna Lisa in una stanza nuova per risolvere i problemi? Il museo più visitato al mondo è in condizioni pietose, e la soluzione sarebbe isolare il suo capolavoro più celebre? Forse temono che la Lombardia, che si è offerta di ospitare la Gioconda, faccia sul serio.

E mentre Parigi affonda, Macron suona il violino, promettendo un “nuovo rinascimento” per il Louvre. Ma la verità è che servono interventi immediati, non promesse a lungo termine. Il Louvre non ha bisogno di annunci pomposi, ma di azioni concrete per preservare il suo inestimabile patrimonio.

Invece di pensare a nuove sale e ingressi separati, forse sarebbe il caso di concentrarsi sulla manutenzione ordinaria, sulle infrastrutture obsolete e sulla gestione del flusso di visitatori. Perché, alla fine, non è solo la Gioconda a essere a rischio, ma l’intero patrimonio artistico custodito nel museo.

E mentre la Francia si perde in chiacchiere, l’Italia osserva e si prepara. Perché se il Louvre non è in grado di prendersi cura della Gioconda, siamo pronti a riaccoglierla a casa.

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