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Torino, la Mecca del buonismo: è l’islamofobia il vero crimine?

La priorità assoluta: lo sportello per l’islamofobia

Torino, ex capitale d’Italia, ex città dell’industria, oggi capitale del politicamente corretto. Qui, dove le fabbriche chiudono, i giovani scappano e la criminalità prospera, c’era una priorità assoluta che la giunta Lo Russo non poteva più ignorare: aprire sportelli per denunciare l’islamofobia! Mica mettere un freno alle baby gang, sistemare i trasporti pubblici o trovare soluzioni per la desertificazione commerciale del centro. No, troppo banale. Il vero pericolo è chi osa non inginocchiarsi davanti all’islamizzazione sempre più evidente della città.

La strategia della tolleranza a senso unico

Così, tra una strizzata d’occhio ai centri sociali di Askatasuna e una pacca sulla spalla ai militanti della tolleranza a senso unico, il sindaco ha deciso: Torino sarà la prima città in Italia a istituire punti di raccolta delle denunce per islamofobia. Sei centri islamici hanno subito aderito con entusiasmo, pronti a raccogliere segnalazioni di qualunque genere. Uno sguardo storto? Islamofobia. Una richiesta di identificazione a una donna con il velo integrale? Islamofobia. Un commento sulla chiusura del traffico per la preghiera del venerdì? Islamofobia, ovviamente.

Il progressismo servile e la realtà dei quartieri

“Conoscere allontana la paura e aiuta a percepire l’avvicinamento e la contaminazione come la strada migliore da percorrere”, ha dichiarato l’assessore Carlotta Salerno. Certo, l’unica contaminazione che sembra non andare più di moda è quella culturale e religiosa dell’Italia, che ormai si dissolve davanti a un progressismo acritico e servile. E guai a dire che a Torino ci sono interi quartieri ormai trasformati in enclave dove gli italiani sono diventati minoranza, dove la criminalità di strada è in mano a baby-gang straniere e dove, se entri in certi bar e provi a ordinare un cappuccino, ti guardano come se avessi bestemmiato.

Un clima di paura e denunce facili

Ma ora tutto è più chiaro: questi sportelli non servono solo a raccogliere denunce, servono a creare un clima. Un clima di paura, dove basta una parola fuori posto per essere bollati come islamofobi. Dove chi osa difendere i propri diritti rischia di essere trascinato in un’aula di tribunale. E attenzione: perché se sei un dipendente pubblico e osi chiedere a una donna con il niqab di identificarsi, potresti finire dritto in uno di quei “momenti di formazione” organizzati dal consigliere Abdullahi Ahmed Abdullahi. Qualcuno ricorda la polizia morale dei paesi islamici? Ecco, ci siamo quasi.

Il Ramadan prima della Pasqua

Il prossimo passo? Magari una nuova commissione per monitorare e punire chi non celebra adeguatamente il Ramadan. D’altronde, nel resto d’Europa, il trend è già avviato. A Londra, le luminarie per il mese sacro musulmano sono più imponenti di quelle natalizie. In Francia, chi si oppone all’islamizzazione viene bollato come “pericoloso estremista di destra”. In Germania, i segnali stradali bilingue in arabo stanno diventando la norma. E in Italia? Qui ancora si discute se sia accettabile che un arbitro fermi una partita di calcio per permettere ai giocatori musulmani di rompere il digiuno. La risposta, ovviamente, è sì.

L’ombra della discriminazione anti-cristiana

Ma attenzione: mentre l’islam trova sempre più spazio nelle istituzioni, la nostra tradizione cristiana viene messa ai margini. Le scuole pubbliche eliminano i crocifissi per non “offendere”, le celebrazioni natalizie vengono ridotte a “feste d’inverno”, i presepi spariscono dagli uffici pubblici. Qualcuno ha mai pensato di aprire sportelli per chi si sente discriminato perché cristiano? Qualcuno si è preoccupato delle chiese vandalizzate o delle processioni boicottate? La risposta è un secco no. Perché nella nuova Italia multiculturale c’è spazio per tutto, tranne che per le radici cattoliche su cui si è costruita.

Il declino di Torino e dell’Italia

Nel frattempo, a Torino e nel resto d’Italia, chi osa denunciare il degrado dei quartieri, l’aumento della criminalità e la trasformazione delle nostre città in qualcosa di irriconoscibile, viene messo a tacere. Perché il vero crimine, ormai, non è rubare, aggredire o terrorizzare interi rioni con la violenza. No. Il vero crimine è non essere abbastanza sottomessi al dogma del multiculturalismo a senso unico.

L’Italia che si inginocchia

E allora avanti così! Mentre le moschee si moltiplicano, mentre i tribunali si riempiono di cause per discriminazione religiosa, mentre le nostre tradizioni vengono lentamente accantonate per non “offendere” nessuno, Torino si prepara a essere il modello perfetto della nuova Italia: un’Italia in cui tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri.

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Pubblicato inReligione

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