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Il dramma del Pd: una spaccatura senza fine

All’interno del Partito Democratico si sta consumando una tragedia degna del miglior teatro greco. Una spaccatura colossale, una faida intestina che neanche in un cinepanettone avremmo potuto immaginare. Il casus belli? Il voto sul riarmo in Europa, che ha trasformato il Nazareno in un’arena di gladiatori pronti a sbranarsi a vicenda. Da un lato ci sono i fedelissimi di Elly Schlein, pronti a giurare fedeltà eterna alla segretaria. Dall’altro, la nutrita schiera di chi la sopporta come si sopporta un parente invadente a Natale: con un sorriso di circostanza e una lama dietro la schiena.

Voto sul riarmo: il Pd in tilt

Il problema è che la linea politica della Schlein, più che una rotta precisa, sembra un navigare a vista in un mare in tempesta. La sua decisione di astenersi sul voto ha mandato in tilt il partito. C’è chi ha votato a favore, chi contro, chi si è dileguato nel nulla come un illusionista di provincia. Insomma, una performance degna di un circo. E Giuseppe Conte, con la solita aria da primo della classe, ne ha subito approfittato: “Abbiamo visto un Pd che si è diviso in Ue, un partito in forte difficoltà.” Tradotto: si stanno squagliando come un gelato al sole e io mi godo lo spettacolo.

Faida interna: resa dei conti in vista?

Ma il bello deve ancora venire. Perché il vero problema del Pd non è il voto in Europa, ma la guerra civile interna. E qui si gioca la partita più divertente. Il partito si sta sgretolando sotto il peso delle sue contraddizioni e Schlein, con il suo atteggiamento da maestrina inflessibile, non fa altro che accelerare il processo. Alla richiesta di un congresso per chiarire le cose, lei ha risposto con una frase che, tradotta dal politichese, suona più o meno così: “Non sono io che devo spiegare, siete voi che dovete capire.” E nel frattempo, il Pd assomiglia sempre di più a una macchina con il motore ingolfato e le ruote sgonfie.

Il Movimento 5 Stelle si allontana

E che dire degli alleati? I 5 Stelle, che dovrebbero essere i più vicini, ormai si guardano bene dal farsi trascinare nel pantano dem. Conte ha capito che se si accosta troppo al Pd rischia di affondare insieme a loro, quindi preferisce fare il moralista dalla riva. E mentre Schlein cerca disperatamente di tenere insieme i cocci, dietro le quinte già si sussurra la parola magica: congresso. Parola che per molti significa solo una cosa: resa dei conti.

Pd, un partito senza identità

La realtà è che il Pd è vittima del suo stesso eterno dilemma: essere un partito di sinistra o essere un partito che prova a governare? Perché, inutile girarci intorno, la verità è che il Pd non sa più chi è. Troppo radicale per i moderati, troppo moderato per i radicali. Una balena spiaggiata che non sa se tornare in mare o lasciarsi morire sulla sabbia. E nel frattempo, chi può si prepara per la prossima faida.

Prossima sfida: il voto in Senato

Oggi, al Senato, si gioca un’altra partita decisiva. Il Pd dovrà nuovamente pronunciarsi sul riarmo dell’Unione Europea, e il rischio è di assistere a un altro spettacolo imbarazzante. Schlein ha già provato a mettere le mani avanti: “Dobbiamo parlare anche di difesa comune, che per noi è una cosa ben diversa dal riarmo dei singoli Stati.” Frase che ha il sapore di una toppa peggiore del buco. Perché nel frattempo, mentre lei cerca di spiegare l’inspiegabile, nel partito crescono i malumori e si affilano i coltelli.

La poltrona di Schlein traballa

La verità è che il Pd sta vivendo il suo ennesimo psicodramma. Solo che stavolta la situazione è ancora più esplosiva. Schlein ha vinto le primarie promettendo un rinnovamento che non c’è mai stato, e adesso si ritrova con un partito che non la segue e con una segreteria che sembra un castello di carte pronto a crollare.

E così si torna sempre lì: congresso o non congresso? Per molti, l’unico modo per uscire da questa paralisi è convocarlo e vedere chi ha davvero il coraggio di metterci la faccia. Per altri, sarebbe un suicidio politico a pochi mesi dalle elezioni amministrative e regionali. Nel frattempo, il Pd continua a ballare sul Titanic, mentre la segretaria cerca disperatamente di tenere la barra dritta.

La resa dei conti è solo rimandata

La sensazione è che la resa dei conti sia solo rimandata. Perché una cosa è certa: o Schlein riesce a imporre una linea chiara e condivisa, o il Pd diventerà definitivamente il partito delle divisioni e delle spaccature. E a quel punto, la poltrona della segretaria comincerà a traballare per davvero. Ma tranquilli, il Pd ci ha abituati ai colpi di scena. E la prossima puntata di questa tragicommedia è già dietro l’angolo.

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Pubblicato inPolitica

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