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Armi, soldi e ipocrisia: l’Italia si scopre superpotenza della guerra

Signore e signori, fate largo! L’Italia non è più solo il paese della pizza, della moda e dei soliti guai politici. No, signori miei, l’Italia adesso è anche una delle più grandi fabbriche di armi del mondo. Sì, avete capito bene: nel periodo 2020-2024, le esportazioni di armi italiane sono aumentate del 138%. È quanto emerge dal rapporto del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma. Altro che made in Italy per il gusto e lo stile, dunque, qui parliamo di bombe, missili, carri armati e chissà cos’altro. Roba di qualità, garantito!

L’Italia ha scalato le classifiche come una squadra che parte in Serie C e si ritrova improvvisamente in Champions League. Dal decimo posto nel ranking mondiale dei mercanti di morte, siamo passati al sesto, superando pezzi grossi come Corea del Sud, Israele, Spagna e Regno Unito. Un bel colpo! E pensare che ci dicono sempre che siamo un paese in crisi. Eppure, quando si tratta di vendere strumenti di distruzione, sembra che il genio italico non abbia rivali.

A chi vendiamo? Ma ai migliori, ovviamente!

Ora, vi starete chiedendo: “Ma a chi vendiamo tutte queste armi?”. Beh, niente paura, ecco la classifica degli affezionati clienti dell’industria bellica italiana:

  • Qatar (28%)
  • Egitto (18%)
  • Kuwait (18%)

Sorpresi? Non dovreste. Il Medio Oriente è il nostro mercato principale, con il 71% delle esportazioni di armi dirette proprio lì. Il Qatar ci ama, l’Egitto ci adora e il Kuwait ci abbraccia forte. Ci manca solo un San Valentino delle armi e siamo a posto.

E non finisce qui! Anche la Polonia, la Turchia, Israele e perfino Taiwan e il Brasile vogliono un pezzo di quel raffinato artigianato da guerra marchiato Italia. Altro che Vespa e Ferrari, la nuova moda è il missile con il tricolore!

L’ipocrisia delle importazioni: compriamo meno ma vendiamo di più

Ora attenzione al dettaglio più bello. Se da un lato esportiamo armi come se fossero gelati in una calda giornata d’agosto, dall’altro le nostre importazioni sono diminuite del 27%. E qui il capolavoro: noi compriamo meno armi, ma quelle poche che compriamo le prendiamo al 94% dagli Stati Uniti. Come dire: fateci fare un po’ di business, ma alla fine, quando dobbiamo fare la spesa per noi, andiamo sempre al nostro solito supermercato a stelle e strisce.

E chi ci vende armi, oltre agli USA? La Germania (2%) e il Regno Unito (1,5%). Praticamente gli spiccioli di un sistema in cui l’Italia è diventata sempre più esportatrice e sempre meno importatrice. Geniale, vero?

Guerra in Ucraina: il business cresce

La guerra in Ucraina ha avuto un effetto prevedibile: un’esplosione (non solo metaforica) del mercato delle armi. L’Ucraina è diventata il più grande importatore mondiale, mentre tutta l’Europa si è messa a correre ai ripari, riempiendosi di armamenti con la stessa frenesia con cui un italiano medio svuota gli scaffali del supermercato prima di un lockdown.

Risultato? Le importazioni di armi degli Stati europei della NATO sono aumentate del 105%. Chi ci ha guadagnato di più? Ma gli Stati Uniti, ovviamente! Hanno aumentato la loro quota di esportazioni globali al 43%. E sapete a chi vendono di più? Per la prima volta in vent’anni, non più al Medio Oriente, ma all’Europa (35%). Sì, perché mentre qui tutti parlano di pace, il mercato delle armi non è mai stato così fiorente.

Il paradosso italiano

E qui veniamo al punto. L’Italia si scopre una potenza nell’industria delle armi, ma nessuno ne parla. Perché? Perché è più comodo parlare di pace, di diplomazia, di buoni sentimenti. Però poi, sotto banco, gli affari sono affari. È la solita ipocrisia di un sistema che si scandalizza per le guerre ma che non esita a rifornire di armi chiunque abbia abbastanza soldi per comprarle.

Non vogliamo fare i moralisti, sia chiaro. Ma almeno diciamolo chiaramente: l’Italia ha scelto di essere un player importante nel mercato della guerra. E finché ci sarà domanda, ci sarà offerta. Le statistiche parlano chiaro, i numeri non mentono.

Quindi, signore e signori, non stupitevi se domani scoprirete che l’Italia non è più solo il paese della cultura e del buon cibo, ma anche quello dei missili di precisione. È il mondo che cambia. O forse, semplicemente, è sempre stato così, solo che adesso i numeri lo rendono più evidente.

Buona riflessione.

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Pubblicato inArmamenti

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