Il 25 giugno 2025 la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem (nella foto), ha presentato al Consiglio Diritti Umani il Rapporto “Sex-based violence against women and girls: new frontiers and emerging issues”, in cui per la prima volta una figura istituzionale di tale rilievo denuncia i rischi fisici, psicologici e sociali derivanti dalla transizione di genere nei minorenni, definendola una forma di violenza sperimentale e irreversibile, in palese contrasto con il principio del “miglior interesse del minore”.
Cancellazione del sesso biologico
Nei paragrafi 13-15, Alsalem stigmatizza la diffusione di una neolingua che sgancia i concetti di “uomo” e “donna” dalla realtà anatomica e scientifica: termini come “birthing persons” (persone che partoriscono) o “menstruators” (persone con mestruazioni) vengono definiti «disumanizzanti e ideologici» perché mirano a neutralizzare giuridicamente e socialmente la categoria femminile, mettendo a rischio la tutela specifica di bambine, adolescenti e donne nei luoghi riservati a loro.
Danni irreversibili della transizione nei minori
Al paragrafo 22, il Rapporto elenca le conseguenze documentate di bloccanti della pubertà e terapie ormonali cross-sex somministrati in età evolutiva: infertilità, menopausa precoce, disfunzioni sessuali, perdita della capacità di allattare e un aumento dei disturbi mentali, con particolare incidenza tra le ragazze affette da disturbi dello spettro autistico.
Queste preoccupazioni trovano eco nella Cass Review, commissionata dal NHS England, che ha riscontrato una carenza di prove solide a sostegno dell’approccio affermativo nei giovani e ha evidenziato rischi di danni a lungo termine senza riduzioni significative dei suicidi giovanili.
Le lesbiche e la censura dell’identità
Nei paragrafi 33-35, Alsalem denuncia la progressiva soppressione del termine “lesbica” e l’imposizione ideologica che spinge le donne omosessuali ad accettare come partner maschi biologici che si identificano da donne, generando confusione e coercizione sentimentale .
Subito dopo (paragrafi 36-37) il Rapporto documenta le campagne di intimidazione e censura rivolte a chi difende la realtà biologica del sesso: etichettati come “transfobici” o “denigratori”, molti professionisti e attiviste sono stati messi a tacere, a partire dal caso di J.K. Rowling – presa di mira da accuse e minacce a seguito delle sue posizioni critiche – come ricostruisce un dossier di Vox.
Un appello per vietare le transizioni nei bambini
Nella sezione conclusiva (paragrafo 62 c), Alsalem formula una raccomandazione netta: proibire ogni forma di transizione legale, sociale e medica nei minorenni che manifestino disforia di genere, poiché «nessun bambino è in grado di fornire un consenso realmente informato» a interventi sperimentali e potenzialmente dannosi.
Questa indicazione trova riscontro nella recente giurisprudenza statunitense: il 18 giugno 2025 la Corte Suprema USA ha confermato il divieto del Tennessee su blocco pubertà e terapie ormonali nei giovani, appellandosi all’incertezza scientifica e alla necessità di preservare la salute pubblica, malgrado l’opposizione di associazioni mediche e diritti civili.
In Italia un trend preoccupante
Oltre al Tennessee, anche paesi come la Danimarca hanno già ristretto l’accesso a bloccanti e ormoni, limitando i trattamenti ai soli casi di disforia di genere diagnosticati con valutazioni psichiatriche rigorose .
In Italia, l’espansione di progetti “gender” nelle scuole, l’adozione della “carriera alias” e alcune procedure ospedaliere sperimentali – come quelle segnalate a Careggi, Firenze – evidenziano un trend preoccupante: sacrificare la protezione dei più giovani sull’altare di un’ideologia che ignora evidenze cliniche e principi di precauzione. Il Rapporto ONU di Alsalem ci sprona a invertire rotta, difendendo il diritto dei minori a crescere liberi da sperimentazioni irreversibili e a essere tutelati nella loro integrità biologica e psicologica.

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