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Macron e il ritorno del fantasma di Lecornu

In Francia, la politica sembra intrappolata in un eterno déjà-vu. Emmanuel Macron, incapace di immaginare un futuro diverso, ha riaffidato l’incarico a Sébastien Lecornu, l’uomo che si era dimesso appena una settimana fa. Dopo giorni di teatrino politico, di consultazioni inconcludenti e promesse di “rinnovamento”, il presidente ha scelto la via più prevedibile: riportare in sella lo stesso premier, con lo stesso stile e – di fatto – con gli stessi problemi.

Ma la farsa non si è fermata qui. Ieri sera Lecornu ha annunciato la formazione del suo nuovo governo, un esecutivo composto da 34 ministri, senza programma alcuno ma con il solo obiettivo di presentare la legge di bilancio entro la fine dell’anno. Secondo l’entourage del premier, si tratterebbe di “un mix di società civile con profili esperti e giovani parlamentari”. Un tentativo di dare l’impressione del cambiamento, pur restando ancorati al più assoluto conformismo di palazzo.

Un governo fotocopia

Dietro la patina di novità, tutto resta com’era. Roland Lescure mantiene il suo ruolo chiave all’Economia e Finanze, nonostante le difficoltà fiscali che stanno schiacciando il Paese. Gérald Darmanin resta alla Giustizia, Jean-Noël Barrot agli Esteri, Rachida Dati alla Cultura.
Solo qualche ritocco cosmetico: Laurent Nuñez, finora prefetto della polizia di Parigi, diventa ministro dell’Interno al posto di Bruno Retailleau. Una mossa che sa di equilibrio precario più che di coraggio politico.
Al Lavoro arriva Jean-Pierre Farandou, capo della SNCF, simbolo del compromesso tra apparato pubblico e corporativismo. E per dare un tocco “verde” e inclusivo, Lecornu ha inserito Monique Barbut, ex presidente del WWF Francia, alla Transizione Ecologica, e Edouard Geffray, ex direttore dell’istruzione, all’Istruzione Nazionale.

Un governo che mescola funzionari, manager, tecnocrati e qualche volto nuovo preso in prestito dalla società civile. Ma la sostanza non cambia: nessuna visione, nessuna spinta ideale, solo il tentativo disperato di tappare le falle di una nave che imbarca acqua da ogni parte.

Il Parlamento in trincea

Lecornu dovrà ora presentare il Bilancio entro scadenze stringenti, con un Parlamento spaccato e un Paese stanco. I socialisti hanno già avvertito che non voteranno la fiducia se non verrà sospesa la riforma delle pensioni. Les Républicains, da parte loro, si sfilano dal governo ma promettono un appoggio “testo per testo”, cioè solo quando conviene. Una maggioranza inesistente, un equilibrio appeso al filo dei compromessi.

Intanto Marine Le Pen e Mélenchon hanno già annunciato mozioni di censura. E la sensazione è che il nuovo governo durerà quanto una fiammata. Gli ultimi due esecutivi – quello di Michel Barnier e quello di François Bayrou – sono crollati in meno di un anno, stritolati dalla sfiducia dell’Assemblea. Lecornu rischia lo stesso destino, se non peggio.

Il peso dell’economia e l’ombra del crollo

Come se non bastasse, la crisi politica ha già colpito l’economia. Il governatore della Banca di Francia ha lanciato l’allarme: l’instabilità potrebbe costare punti percentuali di PIL nel breve periodo. Il debito pubblico ha toccato il 115,6% del PIL, un record che brucia, mentre i mercati reagiscono con nervosismo e diffidenza.
La Francia, invece di rassicurare, dà al mondo l’immagine di un Paese smarrito, guidato da un presidente esausto e da un premier di servizio.

Macron, l’illusionista smascherato

E mentre a Bruxelles si limitano a osservare con imbarazzo, Macron si scopre prigioniero del proprio fallimento politico. L’uomo che sognava di incarnare la “nuova Europa”, il “leader liberale” del dopo-Merkel, è diventato il simbolo della confusione e dell’autoreferenzialità. Ogni suo “rilancio” si traduce in un riciclo, ogni “nuova fase” è una replica della precedente.

La verità è che la Francia non crede più alla sua retorica. Lecornu può anche annunciare un governo “aperto e rinnovato”, ma il popolo francese non vede che un potere stanco, che parla di futuro mentre resta aggrappato al passato.

Il Paese della grandeur è oggi una commedia dell’assurdo, scritta da Macron e recitata da Lecornu. Solo che, a differenza di Ionesco, qui non c’è arte, solo impotenza politica.

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Pubblicato inPolitica

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