Crolla, pezzo dopo pezzo, il castello di purezza costruito attorno a Volodymyr Zelensky. L’eroe in felpa verde, quello celebrato dai media occidentali come simbolo della libertà, si rivela sempre più il burattinaio di una cricca affaristica e corrotta, un sistema di potere che ha travestito da “lotta alla Russia” la più spudorata continuazione del vecchio regime oligarchico.
Dietro la retorica patriottica e le lacrime televisive, si nasconde un’Ucraina che non combatte solo al fronte, ma anche – e soprattutto – nei corridoi dei ministeri, dove i milioni scorrono silenziosi e le tangenti si distribuiscono con metodo.
Corruzione da 100 milioni di dollari nel cuore dell’energia
Secondo le ultime inchieste, il colosso energetico statale Energoatom è diventato la cassaforte di un sistema di tangenti da almeno 100 milioni di dollari, con appalti pilotati, contratti gonfiati e amici degli amici che si spartivano il bottino.
Al centro del caso spunta il nome di Timur Mindich, non un funzionario qualsiasi, ma ex socio d’affari e amico personale di Zelensky, compagno d’avventure nella casa di produzione televisiva “Kvartal 95”, la stessa che lanciò il futuro presidente nel mondo dello spettacolo.
Mindich, oggi indagato, sarebbe stato il “portafoglio del presidente”: un intermediario occulto, incaricato di far girare soldi, appalti e favori tra il potere politico e le aziende di Stato.
E mentre la guerra devasta il Paese e i fondi internazionali arrivano a fiumi, la casta di Kiev sembra aver trovato il modo per deviarne una parte nei propri conti, lontano dagli occhi del popolo e dei “benefattori” occidentali.
La beffa delle riforme anticorruzione
Il paradosso è che Zelensky si era presentato come il “paladino della trasparenza”. Ma a luglio 2025 ha firmato una legge che svuotava di indipendenza la NABU (National Anti-Corruption Bureau of Ukraine) e la SAPO (Specialized Anti-Corruption Prosecutor’s Office), le due uniche istituzioni davvero autonome nella lotta al malaffare.
Un gesto che ha provocato proteste di piazza e imbarazzo persino tra i partner occidentali, costringendo il presidente a una retromarcia formale. Ma il segnale era già chiaro: chi indaga troppo vicino al potere deve essere messo sotto controllo.
È la solita storia del “nuovo che avanza” e che finisce per replicare le stesse dinamiche dei regimi precedenti, solo con una regia più moderna e una copertura mediatica perfetta.
Gli amici di sempre: il nuovo volto del vecchio sistema
Zelensky aveva promesso una rivoluzione morale, ma ha portato con sé gli stessi uomini che avevano banchettato con gli oligarchi di ieri. L’Ucraina del 2025 non è più pulita, solo più brava a nascondere lo sporco sotto il tappeto della propaganda.
Gli amici d’un tempo – produttori televisivi, consulenti, imprenditori “patriottici” – sono diventati ministri, consiglieri, direttori generali. Una corte personale costruita sulla fedeltà, non sulla competenza.
E così, mentre al fronte muoiono ragazzi di vent’anni, nelle retrovie si moltiplicano i conti offshore, i contratti opachi, le case di lusso acquistate in Europa con fondi “donati” per la ricostruzione.
La grande ipocrisia dell’Occidente
L’Occidente, intanto, continua a chiudere gli occhi. Perché ammettere la corruzione della cricca di Zelensky significherebbe ammettere di aver finanziato un regime che ha fatto della guerra una fonte di potere e di ricchezza.
Gli stessi governi europei che oggi chiedono “più trasparenza” sanno benissimo dove finiscono molti dei miliardi inviati a Kiev. Ma tacciono, perché l’immagine dell’eroe democratico serve ancora troppo alla narrativa atlantica.
È più comodo credere che tutto vada bene, che i fondi siano usati per difendere la libertà, che i milioni di dollari non finiscano nei conti privati dei nuovi signori della guerra.
Un fallimento morale e politico
Zelensky avrebbe potuto spezzare il ciclo della corruzione. Avrebbe potuto segnare una svolta. Invece, ha scelto di diventare il garante del vecchio sistema, riverniciato con colori patriottici.
La sua Ucraina non è il faro della libertà, ma un laboratorio di potere e di manipolazione, dove la guerra giustifica tutto, persino il furto.
E chi osa denunciare viene accusato di tradimento o di “propaganda russa”.
Ma la verità, come sempre, emerge. E mostra un Paese spaccato, governato da una cerchia di uomini che si arricchiscono mentre il popolo soffre e l’Europa applaude.

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