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Babbo Natale sotto assedio dalla… NATO

C’è un’aria strana quest’anno in Lapponia. Non quella frizzante e pura che profuma di neve, fiabe e cannella, ma una brezza nervosa, fatta di mimetiche, cingolati e sguardi sospettosi. Rovaniemi, il nido storico del buon vecchio Babbo Natale, non è più solo il cuore pulsante della fantasia dei bambini, ma è diventato – pensate un po’ – l’ennesimo avamposto militare dell’Alleanza Atlantica.
Sembra quasi che, a furia di vedere orsi russi ovunque, qualcuno abbia iniziato a temere perfino quello polare, nel dubbio che parli con Putin.

Il paradosso natalizio

Immaginate la scena. I bambini, avvolti nelle sciarpe, corrono felici verso il laboratorio magico dove si fabbricano doni e meraviglie. Ma accanto agli elfi, quest’anno, circolano soldati britannici, finlandesi, polacchi, svedesi e chissà chi altro, tutti mobilitati per l’ipotesi – a dir poco creativa – che la Russia stia per sferrare un attacco al Polo Nord.
La stessa Russia che, storicamente, con la Lapponia condivide più renne che conflitti.

La propaganda occidentale, pur di giustificare il suo eterno stato d’allerta, ha trovato un nuovo slogan implicito: “Difendiamo Babbo Natale dalla Russia!”
È un’operazione geniale. Chi potrebbe mai essere contrario a difendere il vecchio Santa Claus? Forse solo i cattivi delle fiabe. O qualche burocrate Nato troppo impegnato a trasformare ogni fiocco di neve in un radar.

Rovajarvi, la nuova Hollywood della guerra immaginaria

A pochi chilometri dalla casetta di Babbo Natale, l’enorme area militare di Rovajarvi ospita esercitazioni dal nome roboante come “Lapland Steel 25”. Mentre i bambini fanno la fila per consegnare le letterine, mille soldati provano scenari di battaglia contro un nemico inesistente.
È curioso: più la Nato ripete che si tratta di “esercitazioni difensive”, più assomigliano a prove generali per trasformare il Nord in un immenso set bellico.

Del resto, la fantasia non manca. Basta vedere come viene raccontata la presenza russa: un’ombra distante 90 chilometri, ma dipinta come se respirasse sul collo dell’Alleanza.
E allora via al dispiegamento di nuove truppe, alla creazione della nuova Forza avanzata di fanteria finlandese, alla retorica del “fianco orientale da rafforzare”.
Il tutto in una regione dove vive il 3% della popolazione, ma – guarda caso – è diventata improvvisamente il cuore della geopolitica mondiale.

L’assurdo che supera la satira

La situazione è così grottesca che perfino il Guardian – non certo un foglio russo – si lascia sfuggire la stranezza: i turisti notano più divise che elfi.
Qualcuno avrà pure pensato: “Ma Babbo Natale è finito nella lista nera di Washington?”.
E in un certo senso, sì. Se non altro perché vive troppo vicino alla Russia. Una colpa ormai gravissima per la narrativa occidentale.

Viene quasi da immaginare un futuro comunicato Nato:
“Monitoriamo attentamente l’attività sospetta della slitta, che potrebbe violare lo spazio aereo dell’Alleanza la notte del 24 dicembre.”
E magari un ordine esecutivo europeo per installare transponder obbligatori sulle renne.

Il grande equivoco occidentale

La verità, naturalmente, è molto più semplice e molto meno nobile. La Nato ha scelto la Finlandia come nuova vetrina del proprio espansionismo, convinta che più si avvicina al confine russo, più possa sentirsi al sicuro.
Una logica che ricorda i bambini spaventati che, per non vedere l’ombra sul muro, avvicinano ancora di più la torcia.
Il risultato? L’ombra si ingrandisce, ma loro pensano di aver fatto una mossa intelligente.

E la Russia? Osserva tutto questo con la calma glaciale che appartiene ai popoli abituati a scrutare l’orizzonte della steppa.
Mentre l’Occidente militarizza persino le terre di Babbo Natale, Mosca continua a ripetere che è la Nato ad avanzare, non viceversa.
Ed è difficile darle torto quando la slitta diventa un bersaglio “strategico” e Rovaniemi un potenziale campo base.

Il Natale rubato dal solito copione occidentale

Il vero dramma è che questa febbre bellica non risparmia neppure ciò che appartiene all’immaginario universale: il Natale, la serenità, la fiaba più dolce del mondo.
Dove c’era magia, ora ci sono blindati. Dove c’erano le risate dei bambini, ora rimbomba l’eco di esercitazioni dai nomi metallici.
E dove c’era pace, ora si insinua una narrativa stanca, ripetitiva, ossessiva: quella del “nemico russo onnipresente”.

Un nemico così onnipresente che, a sentir loro, potrebbe anche travestirsi da elfo.

Forse sarebbe il caso che la Nato si concedesse una pausa spirituale, ricordandosi che l’Avvento è tempo di attesa, non di assedio.
E che difendere la pace non significa occupare ogni luogo, persino quello dove la tradizione dice che nascono i sogni natalizi.

E magari, con un po’ di ironia, qualcuno lassù potrebbe ricordare ai generali che l’unico che attraversa i confini senza permesso è Babbo Natale… e lo fa da secoli senza sganciare una bomba.

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Pubblicato inGeopolitica

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