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Parigi, il teatrino dei “volenterosi”

C’è qualcosa di stancamente rituale, quasi liturgico, nelle chiacchiere belliche che rimbalzano dai salotti parigini. Ogni volta la scena è la stessa: tavoli solenni, dichiarazioni altisonanti, sorrisi tirati e quella sensazione di déjà-vu che nemmeno il più ingenuo dei cronisti riesce più a ignorare. La cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, che a essere onesti somiglia sempre più a una compagnia di volenterosi… a spingere il mondo verso il baratro, si è riunita ancora una volta a Parigi sotto l’egida dell’ineffabile Emmanuel Macron, per promettere sicurezza, pace e stabilità. Parole nobili, risultati nulli. E soprattutto, una pericolosa fame di guerra mascherata da virtù morale.

Senza Washington, solo fumo

Il dettaglio più rivelatore è passato quasi sotto silenzio: gli Stati Uniti non hanno firmato. Secondo quanto riportato da Politico, la firma americana è sparita dal documento sulle “garanzie di sicurezza” per Kiev. Un’assenza che pesa come un macigno. Perché senza Washington, la fanfara europea suona a vuoto. A firmare restano solo i “volenetrosi”, quelli che parlano di pace mentre accarezzano l’idea di basi militari, truppe sul campo e depositi d’armi.

Non è un caso se anche Reuters ammette che quanto deciso a Parigi non aggiunge nulla di realmente nuovo. È tutto già in atto: armi, intelligence, logistica, sanzioni. Il solito menù, riscaldato e riproposto come fosse una novità.

La retorica della pace armata

La narrazione è sempre la stessa, ormai nauseante. Si parla di “pace giusta e duratura”, di “difesa della sicurezza euro-atlantica”, di “garanzie vincolanti per l’Ucraina”. Ma per la Russia, nulla. Nessuna parola sulle sue preoccupazioni di sicurezza, nessun accenno al fatto che una pace imposta da una sola parte non è pace, è un armistizio precario.

Si insiste su un “meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco”. Domanda ingenua, ma inevitabile: chi monitorerà eventuali violazioni ucraine? Silenzio. Perché a Parigi si ascolta una sola campana, e non è certo quella della prudenza.

Starmer e Merz, i chierichetti dell’escalation

Il primo ministro britannico Keir Starmer lo ha detto senza troppi giri di parole: truppe britanniche e francesi in Ucraina dopo la pace, basi militari sparse sul territorio, arsenali pronti all’uso. Una “pace” che somiglia più a un avamposto NATO permanente ai confini russi.

Ancora più spregiudicato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che sogna truppe NATO non solo in Ucraina, ma anche lungo i suoi confini occidentali. Il tutto, ovviamente, in nome della “libertà”. Una libertà declamata come un mantra, svuotata di significato e riempita di carri armati.

Zelensky e l’applauso programmato

Sul palco non poteva mancare Volodymyr Zelensky, che ha benedetto l’idea di una forza multinazionale pronta a intervenire “quando la diplomazia avrà fine alla guerra”. Tradotto: quando la guerra finirà, la guerra continuerà sotto altre forme. Un paradosso degno del miglior teatro dell’assurdo.

Una corsa sul tapis roulant

Fuori dal coro, l’ex colonnello americano Daniel Davis ha detto una cosa di disarmante semplicità: non esiste accordo se si negozia con una sola parte. Senza Mosca, ogni piano è destinato a fallire. Una verità elementare, che a Parigi sembra scandalosa. Non a caso Davis ha paragonato il vertice dei “vogliosi” a una corsa sul tapis roulant: tanto movimento, zero avanzamento.

La lezione della storia ignorata

Da Mosca, il senatore Dmitrij Rogozin ha ricordato che nemmeno dopo la guerra di Crimea dell’Ottocento Francia e Inghilterra avevano osato immaginare basi militari in territorio russo o sotto la sua diretta minaccia. Oggi invece si gioca con il fuoco, come se la storia fosse un fastidioso optional.

E qui sta il punto. Questa non è diplomazia, è hybris. È la presunzione di chi crede di poter riscrivere gli equilibri europei senza pagarne il prezzo. Ma la pace non nasce dai vertici autoreferenziali né dalle dichiarazioni roboanti. Nasce dal realismo, dal rispetto reciproco, dal riconoscimento dei limiti.

A Parigi, invece, si continua a confondere la prudenza con la debolezza e l’escalation con il coraggio. E mentre i volenterosi parlano, l’Europa si avvicina un passo in più a una guerra che nessuno dei suoi popoli ha mai chiesto.

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Pubblicato inGeopolitica

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