C’è una Francia ufficiale che continua a predicare la laicità come fosse un dogma salvifico, a colpi di leggi identitarie, neutralità forzata e cristianesimo relegato a folclore da cartolina. E poi c’è una Francia reale, silenziosa ma ostinata, che fa una cosa semplicissima e rivoluzionaria insieme: torna a chiedere il Battesimo. Non per tradizione, non per pressione sociale, ma per fame di senso. E questo, per chi sa leggere i segni dei tempi, è tutto fuorché un dettaglio.
Mentre l’Eliseo discute di “valori repubblicani” sempre più svuotati, nelle parrocchie francesi accade l’imprevisto: giovani e adulti bussano alla porta della Chiesa. Non chiedono slogan, ma sacramenti. Non rivendicano diritti, ma verità. Non cercano una Ong, ma Cristo.
Il dato che spiazza anche i vescovi
I numeri parlano chiaro e, per una volta, non sono manipolabili. In Francia si registrano oltre 17.800 battesimi di adulti e più di 7.400 adolescenti, un dato definito dagli stessi vescovi «assolutamente inatteso». In particolare, il 42% dei catecumeni ha tra i 18 e i 25 anni: studenti, giovani professionisti, ragazzi cresciuti nel vuoto culturale della modernità.
A Parigi, il fenomeno è così evidente da aver costretto la Chiesa a fermarsi, riflettere e organizzarsi. Il Consiglio provinciale avviato il 25 gennaio 2026 nasce proprio da qui: non disperdere ciò che lo Spirito ha acceso. L’abbé Maximilien de La Martinière lo dice senza giri di parole: nella sua parrocchia, ogni veglia pasquale porta quindici nuovi battezzati adulti, con una comunità che oggi conta cinquanta catecumeni su ottocento fedeli domenicali. Altro che “residuo del passato”.
Vite rotte, cuori risanati
Dietro quei numeri non ci sono statistiche fredde, ma storie concrete. I vescovi francesi lo ammettono con disarmante onestà: non è frutto di piani pastorali ben congegnati. È qualcosa che li supera. Monsignor Olivier Leborgne, vescovo di Arras, parla di vite capovolte, ferite, poi guarite. Uomini e donne che hanno sperimentato il fallimento delle promesse laiche: carriera, consumo, libertà senza verità.
La società non risponde più alle domande fondamentali e i giovani lo sanno. La politica predica diritti, ma non dà ragioni per vivere. La cultura offre intrattenimento, non salvezza. E così, quando tutto crolla, resta una sola domanda seria: che senso ha la mia vita? La risposta, per molti, ha di nuovo un nome antico: Gesù Cristo.
Una Chiesa che deve scegliere se essere madre o museo
Consapevole del rischio di perdere questo slancio, la provincia ecclesiastica dell’Île-de-France ha scelto una strada chiara: parrocchie “catecumenali”, capaci di accogliere, accompagnare e formare veri discepoli. Non clienti, non numeri, non presenze occasionali. Discepoli.
Il percorso è serio, lungo, scandito in tre fasi e culminerà con il confronto con Roma. È un segnale importante: la Chiesa prende sul serio ciò che accade, mentre la politica continua a ignorarlo o, peggio, a osteggiarlo.
Non è solo la Francia
Il risveglio non è isolato. In Belgio i catecumeni sono triplicati in dieci anni. Nel Regno Unito, Paese dato per spiritualmente esausto, i giovani cattolici crescono più degli anglicani e riempiono arene come Wembley per adorare l’Eucaristia. Il “Times” arriva a dirlo senza imbarazzi: il cattolicesimo potrebbe tornare a essere la prima confessione, cinque secoli dopo la Riforma.
Fa impressione il contrasto con la Germania, dove l’ingegneria fiscale ha trasformato l’appartenenza religiosa in una tassa e Dio è stato sostituito da mammona. Qui la secolarizzazione non è una teoria: è un deserto.
E l’Italia? Il paradosso di un Paese battezzato ma smarrito
In Italia il quadro è ambiguo. Ci si dice cattolici, ma si conosce poco la fede. La Chiesa è spesso percepita come una Ong ben organizzata, utile per il welfare ma innocua sul piano della verità. Eppure, da decenni, nella veglia pasquale della Cattedrale di Torino, trenta o quaranta adulti chiedono il Battesimo ogni anno. Silenziosamente. Ostinatamente. È un segno anche questo, che molti fingono di non vedere.
La lezione che nessuno vuole imparare
La lezione è semplice e scomoda: quando la politica scaccia Dio, Dio rientra dai cuori. Non con proclami, ma con sacramenti. Non attraverso i palazzi, ma passando dalle vite spezzate. La Francia che battezza è la smentita vivente della Francia che si crede post-cristiana. E forse, proprio da lì, arriverà una sorpresa che i tecnocrati non sanno nemmeno nominare.

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