La ditta statunitense Mossberg & Sons ha annunciato di aver ottenuto un nuovo contratto dal Pentagon del valore di 11,6 milioni di dollari per la fornitura di un’ulteriore tranche di fucili a pompa Mossberg 590A1 destinati allo US Army.
Non si tratta di un acquisto di routine. Il cuore dell’operazione è la difesa anti-drone a corto raggio, un ambito che negli ultimi anni è diventato cruciale in tutti i teatri operativi.
Una fornitura imponente
Il Mossberg 590A1, nella configurazione militare, ha un costo compreso tra gli 800 e i 1.000 dollari per unità nei contratti governativi. In questa cifra sono normalmente inclusi accessori, kit di ricambi e supporto tecnico.
Facendo una stima, l’accordo dovrebbe tradursi in circa 12.000–14.000 fucili, una quantità significativa che indica una distribuzione ampia tra i reparti.
Secondo quanto riportato da Sandboxx News, l’Esercito americano ha deciso di acquistare questo lotto come risposta operativa alla crescente minaccia dei piccoli UAV.
Perché un fucile a pompa contro i droni?
Può sembrare un controsenso: nell’era dei missili intelligenti e dei sistemi laser, si torna a un’arma meccanicamente semplice. Eppure la scelta è pragmatica.
I piccoli droni commerciali o modificati per uso militare sono economici, numerosi e difficili da intercettare con sistemi sofisticati e costosi. Impiegare missili o intercettori guidati contro un quadricottero da poche centinaia di dollari non è sostenibile nel lungo periodo.
Il Mossberg 590A1 ordinato presenta una canna da 17 pollici, una configurazione originariamente progettata per facilitare lo stivaggio nei sottomarini, ma oggi ritenuta ideale per i gruppi mobili anti-drone. È più compatto rispetto alle versioni standard da 18,5 o 20 pollici, garantendo maggiore maneggevolezza.
Munizioni al tungsteno: la “nuvola” letale
L’elemento chiave non è solo il fucile, ma la munizione.
Per abbattere i piccoli UAV verranno utilizzate cartucce con 2 once di pallini No. 9 in tungsteno. Il tungsteno, più denso del piombo, consente di concentrare un elevato numero di micro-pallini in un unico colpo.
Allo sparo si crea una nube estremamente fitta, capace di aumentare la probabilità di colpire bersagli piccoli e in movimento rapido. Non serve distruggere completamente il drone: è sufficiente danneggiare eliche, sensori o componenti elettronici per neutralizzarlo.
Addestramento e integrazione operativa
Il Mossberg 590A1 è già in dotazione a diverse forze armate statunitensi, inclusi i US Marine Corps. È apprezzato per robustezza, affidabilità e semplicità meccanica.
Nel contesto anti-drone, l’arma verrebbe impiegata da team mobili incaricati di proteggere basi avanzate, convogli o infrastrutture sensibili, integrandosi con sistemi di disturbo elettronico e sorveglianza radar.
La guerra che cambia volto
Il contratto da 11,6 milioni di dollari racconta una trasformazione più ampia.
Il campo di battaglia contemporaneo è sempre più dominato da minacce a basso costo e ad alta diffusione. Di fronte a sciami di droni leggeri, la risposta più efficace non è necessariamente la più sofisticata, ma quella con il miglior rapporto costo-efficacia.
In questo scenario, il Mossberg 590A1 non è soltanto un fucile a pompa acquistato in grandi numeri. È la dimostrazione che, nella guerra moderna, la semplicità può tornare decisiva.

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