Vai al contenuto

Quando i bambini vengono usati come leva

C’è un punto oltre il quale la tutela dei minori smette di sembrare tutela e comincia ad assomigliare a una macchina fredda, autoreferenziale e feroce. Nel caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, quel punto pare ormai abbondantemente superato. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla struttura di Vasto in cui si trovava con i tre figli dal 20 novembre 2025, e ha ordinato il trasferimento dei bambini in un’altra comunità educativa. Il tutto proprio nel giorno in cui erano in corso le perizie psicologiche sui minori, con la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli e il consulente della difesa Tonino Cantelmi. Una coincidenza che, detta con franchezza, ha il sapore amaro della decisione calata dall’alto nel momento più delicato possibile.

La versione ufficiale dei giudici è nota: la madre sarebbe stata, secondo l’ordinanza, “ostile e squalificante”, non si fiderebbe di nessuno, deriderebbe i tentativi degli operatori di trovare un punto d’incontro e la sua presenza sarebbe divenuta “gravemente ostativa” agli interventi programmati e persino “pregiudizievole” per l’equilibrio emotivo dei minori. È questa la motivazione che sorregge un provvedimento così invasivo. Ma proprio qui si apre il baratro: da una parte si invoca il superiore interesse del minore, dall’altra si sceglie di sradicare ancora una volta tre bambini già separati dal padre, già collocati in comunità, già sottoposti a un percorso traumatico. La domanda, prima ancora che politica, è umana: davvero si può parlare di protezione mentre si moltiplicano le fratture affettive?

Il parere ignorato

L’aspetto più inquietante della vicenda è che il nuovo strappo è arrivato nonostante gli allarmi contrari già messi nero su bianco. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, guidata da Marina Terragni, ha chiesto esplicitamente la sospensione del provvedimento, ricordando che una perizia indipendente della Asl Lanciano Vasto Chieti aveva segnalato disagio e sofferenza nei minori e aveva indicato come “indispensabile” il ripristino della continuità dei legami familiari per spegnere i comportamenti di disagio osservati. Terragni ha parlato di possibili “irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica” dei bambini e ha auspicato un ulteriore approfondimento medico indipendente prima di procedere. In altre parole: fermarsi, capire, non strappare ancora. E invece si è andati nella direzione opposta.

Qui casca l’asino, e pure con fragore. Perché quando un tribunale tira dritto contro un parere indipendente di segno opposto e contro l’allarme della Garante, il tema non è più soltanto giuridico. Diventa un problema di responsabilità istituzionale. Se domani quei bambini manifesteranno un aggravamento del loro stato psicologico, chi ne risponderà? Gli assistenti sociali che hanno chiesto di separare la madre? I giudici che hanno firmato? Nessuno? In Italia, quando il potere si presenta con il timbro e la carta intestata, sembra sempre che le decisioni scendano dal Sinai. Poi però i traumi restano sulla pelle dei piccoli, non nelle stanze dei palazzi.

La giustizia o l’ideologia

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reagito in modo durissimo. Ha scritto che queste ultime decisioni la lasciano “senza parole”, che i figli “non sono dello Stato” ma dei genitori, e che una magistratura che pretenda di sostituirsi a madre e padre “ha dimenticato i suoi limiti”. Meloni ha anche domandato dove sia il superiore interesse del minore quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per restare per mesi in casa-famiglia perché i giudici non condividono lo stile di vita della famiglia, parlando di una concatenazione di decisioni dal “chiaro tenore ideologico”. Sono parole pesanti, ma non campate in aria: poggiano sul contrasto fra il principio proclamato e gli effetti concreti prodotti sui bambini.

Alla critica della premier si sono aggiunte quelle della Lega, che ha chiesto un’ispezione urgente al ministero della Giustizia, e di esponenti della maggioranza che hanno definito la decisione agghiacciante e frutto di un vero e proprio accanimento. Sul fronte opposto, Avs ha accusato il centrodestra di usare il caso come propaganda referendaria e di attaccare in modo scomposto la magistratura. Tradotto dal politichese: una vicenda drammatica, che avrebbe richiesto prudenza e pudore, è diventata l’ennesimo campo di battaglia tra poteri, partiti e correnti di opinione. E chi resta in mezzo? Sempre loro: tre bambini piccoli.

Il sospetto politico

La domanda che molti si pongono è brutale ma inevitabile: siamo davanti a una dimostrazione di muscoli, guarda caso a ridosso del referendum sulla giustizia? Su questo punto occorre essere seri. Non esiste, allo stato, una prova che colleghi causalmente il provvedimento al referendum. Sarebbe scorretto affermarlo come fatto. Ma sarebbe altrettanto ingenuo fingere che la coincidenza temporale non esista o che non abbia incendiato il caso sul piano politico. La vicenda era già diventata un terreno di scontro da novembre, quando il ministero della Giustizia aveva avviato accertamenti sull’operato del tribunale e il Csm aveva parlato di tutela dei magistrati dalle pressioni mediatiche. Oggi, con l’ennesima stretta sulla famiglia, l’impressione è che il caso sia stato catapultato di nuovo al centro del duello tra governo, magistratura e opposizioni.

Insomma, dire che la vicenda sia diventata una disputa politica sulla pelle dei bambini non è un’esagerazione giornalistica: è la fotografia di ciò che sta avvenendo. Da un lato il tribunale rivendica la propria linea; dall’altro la politica usa il caso per denunciare l’“arbitrio” giudiziario o, viceversa, per denunciare l’assalto del governo alle toghe. Ma quando una storia familiare e minorile finisce triturata in questo ingranaggio, c’è qualcosa che non funziona alla radice. I minori non possono diventare il pretesto né per una crociata ideologica sul “modello di famiglia corretto”, né per una guerra di potere tra istituzioni.

Chi paga il conto dei traumi

La questione decisiva, alla fine, è sempre la stessa: chi si assume la responsabilità dei danni irreparabili? Perché i danni, se ci saranno, non saranno teorici. Secondo quanto riportato dalla Garante, i bambini avevano già mostrato segnali di sofferenza e la continuità dei legami familiari era indicata come parte della possibile cura. Separarli dalla madre, dopo averli già staccati dal padre e dalla loro vita precedente, significa aggiungere trauma a trauma. Gli stessi legali della famiglia hanno parlato di ordinanza “irricevibile” e “macroscopicamente errata” sul piano logico e giuridico; l’avvocata Danila Solinas ha raccontato che l’allontanamento è avvenuto “nonostante le urla strazianti dei bambini”, parole che inchiodano la vicenda alla sua crudezza reale, lontano dai linguaggi asettici delle cancellerie.

Naturalmente il tribunale sostiene l’opposto: e cioè che la presenza materna ostacolasse il lavoro educativo e che il trasferimento fosse necessario per l’equilibrio dei minori. Ma proprio per questo sarebbe servita una cautela doppia, non una fuga in avanti. Quando ci sono consulenze, perizie, specialisti, Garante, operatori e avvocati in disaccordo, il minimo sindacale non è l’atto muscolare: è il supplemento di prudenza. Qui invece si è scelta la strada più traumatica. Un po’ come se, davanti a un paziente fragile, si decidesse di testare la terapia più invasiva “per vedere l’effetto che fa”. Roba da far venire i brividi.

I prossimi passi

Sul piano immediato, i bambini vengono trasferiti in un’altra struttura, mentre la madre è stata costretta a lasciare la casa-famiglia. Secondo le ricostruzioni disponibili, i tre fratelli dovrebbero restare insieme fra loro, mentre i giudici hanno raccomandato un’intensificazione degli incontri con il padre, ritenuto elemento di equilibrio e quiete. Resta da capire se e con quali modalità sarà garantito il diritto di visita della madre, perché in astratto potrebbero anche intervenire limitazioni ulteriori ai contatti in attesa di approfondimenti. Intanto l’attività peritale sui minori rischia di essere rinviata o comunque alterata dal nuovo contesto.

Sul piano legale, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas hanno già alzato il livello dello scontro e verosimilmente tenteranno tutte le strade utili: una istanza urgente di sospensione del trasferimento-separazione, nuove deduzioni tecniche basate sulle perizie psichiatriche e, se vi saranno i presupposti, ulteriori impugnazioni nelle sedi superiori. In precedenza, dopo il rigetto del reclamo da parte della Corte d’Appello dell’Aquila nel dicembre 2025, la difesa aveva già valutato anche la via della Cassazione, mentre il merito restava comunque nelle mani del tribunale per i minorenni. Parallelamente, sul versante istituzionale, resta aperta la possibilità che il ministero della Giustizia, che aveva già avviato accertamenti sul caso, decida di approfondire ancora, fino all’invio di ispettori se ritenesse di rilevare particolari criticità.

Il punto vero

La verità, nuda e cruda, è che in questa storia si avverte sempre più il tanfo di una giustizia minorile che si sente pedagogia di Stato. Il tribunale dice di agire per il bene dei minori; ma se quel bene viene perseguito contro i richiami della psichiatria indipendente, contro l’allarme della Garante e producendo nuove lacerazioni affettive, allora il dubbio non solo è lecito: è doveroso. Qui non si discute se i genitori avessero o no uno stile di vita eccentrico. Si discute se lo Stato possa, in nome del bene, infliggere mali ulteriori a bambini già fragili.

Ecco perché il caso della “famiglia nel bosco” non è più soltanto una cronaca giudiziaria abruzzese. È diventato il simbolo di una domanda più grande e più scomoda: quando la protezione si trasforma in sopraffazione, chi protegge i minori dai loro protettori? E soprattutto: quando, fra qualche anno, qualcuno conterà le ferite invisibili lasciate da queste decisioni, chi avrà l’onestà di dire: abbiamo sbagliato?

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inGiustizia & Ingiustizia

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com