Per anni sembrava che l’arcobaleno fosse destinato a colorare ogni angolo della società occidentale. Dalla politica allo sport, dalla scuola al cinema, dalla pubblicità ai programmi televisivi, ogni grande azienda e ogni istituzione sembravano obbligate a esibire bandiere multicolori e slogan inclusivi. Chiunque osasse sollevare dubbi rischiava di essere bollato come omofobo o retrogrado.
Oggi, però, qualcosa sembra essersi incrinato. Negli Stati Uniti, patria delle grandi rivoluzioni culturali esportate poi in Europa, gli ultimi dati diffusi dall’istituto Gallup nel suo sondaggio annuale raccontano una storia diversa: il consenso verso alcune delle principali rivendicazioni del movimento Lgbt appare in calo e molti osservatori parlano di una vera inversione di tendenza. Non significa che la maggioranza degli americani abbia cambiato radicalmente idea, ma il fenomeno merita attenzione perché potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento culturale molto più ampio.
L’onda lunga sembra essersi fermata
Per oltre vent’anni il sostegno ai cosiddetti “matrimoni” tra persone dello stesso sesso è cresciuto costantemente negli Stati Uniti. Dal 27% registrato nel 1996 si era arrivati al 71% nel 2022.
Adesso il trend si è invertito. Secondo il nuovo rapporto annuale “Values and Beliefs” di Gallup, il consenso è sceso al 65%, sei punti in meno rispetto ai picchi raggiunti appena pochi anni fa. Anche il giudizio morale sulle relazioni omosessuali registra una flessione significativa, mentre il favore verso il cambio di sesso continua a diminuire fino a fermarsi al 38%, otto punti in meno rispetto al 2021.
I numeri mostrano soprattutto una crescente distanza politica: gli elettori democratici mantengono posizioni sostanzialmente stabili, mentre tra repubblicani e indipendenti il sostegno alle politiche Lgbt si è ridotto in maniera evidente.
Una reazione alla “cultura woke”?
Molti analisti leggono questi dati come una reazione a quella che negli ultimi anni è stata definita “cultura woke”, un sistema culturale che ha trasformato il tema dell’identità sessuale in uno dei pilastri del dibattito pubblico.
Negli Stati Uniti una parte dell’opinione pubblica appare sempre più insofferente verso un attivismo percepito come onnipresente. Le polemiche sulle drag queen nelle biblioteche scolastiche, sulla presenza di atleti biologicamente maschi nelle competizioni femminili, sulle campagne commerciali rivolte ai bambini e sull’inserimento obbligatorio di personaggi Lgbt in film e serie televisive hanno alimentato un acceso confronto politico e culturale.
Secondo diversi commentatori conservatori, la sensazione diffusa sarebbe quella di una trasformazione della richiesta di rispetto in una richiesta di adesione culturale, percepita da una parte dell’elettorato come eccessiva. È anche in questo clima che si spiega il calo registrato dai sondaggi Gallup.
L’Italia continua invece sulla strada opposta
Mentre negli Stati Uniti emergono segnali di raffreddamento, in Italia continua una forte presenza della simbologia arcobaleno negli eventi pubblici, nelle amministrazioni locali, nelle campagne pubblicitarie e in numerose iniziative culturali.
Le cronache raccontano di nuove “Gay Street”, manifestazioni patrocinabili dagli enti pubblici, celebrazioni mediatiche delle unioni civili e iniziative scolastiche dedicate ai temi dell’identità di genere.
Secondo i critici di queste politiche, il rischio sarebbe quello di trasformare la legittima tutela delle persone in una forma di propaganda ideologica permanente, capace di permeare scuola, cultura e informazione.
Anche nella Chiesa aumentano le tensioni
Le tensioni non riguardano soltanto la politica.
Negli ultimi anni anche il mondo ecclesiale ha conosciuto momenti di forte dibattito attorno alle veglie contro l’omofobia e alle aperture pastorali verso il mondo Lgbt.
In alcune diocesi italiane, iniziative nate con l’intenzione di favorire il dialogo hanno provocato contestazioni e polemiche, con manifestazioni che hanno esibito slogan provocatori come “Dio è queer” o altri messaggi giudicati offensivi da molti fedeli.
Per numerosi osservatori cattolici, il rischio sarebbe quello di confondere l’accoglienza delle persone con l’accettazione indiscriminata di ogni rivendicazione ideologica, finendo per alterare l’insegnamento tradizionale della Chiesa sulla famiglia e sulla sessualità.
Il ritorno del ruolo educativo dei genitori
Nel frattempo in Italia è stata approvata la normativa che rafforza il consenso informato delle famiglie rispetto ai progetti scolastici riguardanti educazione sessuale e affettiva.
La legge riconosce ai genitori il diritto di conoscere preventivamente contenuti, relatori esterni e finalità delle attività proposte, consentendo loro di decidere se autorizzare o meno la partecipazione dei figli.
Per i sostenitori del provvedimento si tratta di un rafforzamento della libertà educativa della famiglia; per i detrattori rappresenta invece un possibile ostacolo ai programmi di inclusione.
L’arcobaleno si sta davvero sbiadendo?
Sarebbe prematuro parlare di un tramonto del movimento Lgbt. La maggioranza degli americani continua infatti a sostenere il riconoscimento delle unioni omosessuali e molte conquiste legislative restano consolidate.
Tuttavia, il rallentamento registrato dai sondaggi Gallup sembra indicare che una parte dell’opinione pubblica stia riconsiderando gli sviluppi degli ultimi anni, soprattutto quando le rivendicazioni identitarie si intrecciano con scuola, infanzia, sport e politiche pubbliche.
La sensazione è che, dopo una lunga stagione di entusiasmo mediatico e culturale, stia emergendo una fase più critica e meno incline ad accettare automaticamente ogni proposta proveniente dall’universo arcobaleno.
Se questa tendenza attraverserà anche l’Europa e l’Italia sarà il tempo a dirlo. Ma il vento che arriva dagli Stati Uniti suggerisce che il dibattito è tutt’altro che chiuso e che l’egemonia culturale dell’arcobaleno potrebbe non essere più così inattaccabile come appariva soltanto pochi anni fa.

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