Svegliamoci, gente! Ormai, sembra che l’unico argomento di cui si può parlare in questo 2024 sia il cambio di sesso. Basta accendere la TV, sfogliare un giornale o anche solo navigare su internet per essere bombardati da storie di persone che, all’improvviso, decidono di cambiare completamente la loro identità sessuale. E qui non parliamo di cambiare una camicia, un paio di scarpe, o anche un’auto. No! Stiamo parlando di cambiare completamente chi si è, fisicamente e legalmente.
Oggi chi nasce uomo può diventare donna, chi nasce donna può diventare uomo, e in mezzo ci sono pure altre varianti. Mi dispiace per gli amanti delle vecchie biografie: “nato a Milano nel 1985, maschio… ah no, scusate, era femmina per un po’, poi è diventato maschio e ora chissà…”. E tutto questo lo facciamo passare come normalità? Stiamo scherzando, vero? E senza neppure scomodare la morale o la religione.
La confusione delle nuove generazioni: Cosa vuol dire essere “fluido”?
Prima si nasceva maschi o femmine. Punto. Le famiglie festeggiavano con fiocchi rosa o blu, e il mondo continuava a girare. Ma oggi la cosa è più complicata: essere maschio o femmina non è più una certezza. Oggi si può essere maschio un giorno e donna il giorno dopo, e la settimana prossima magari nessuno dei due. Eh sì, benvenuti nel meraviglioso mondo del genere “fluido”! Un termine che, come suggerisce la parola, cambia in continuazione. In pratica, oggi ti svegli uomo, domani magari ti senti donna, e dopodomani… chissà, forse ti identifichi come un lupo o una pianta. L’importante è essere in sintonia con sé stessi, dicono.
Ma la domanda è: cosa vuol dire davvero “essere in sintonia”? E soprattutto, dove ci sta portando questa folle corsa alla destrutturazione delle identità sessuali? Forse tra qualche anno, l’unico modo per non essere accusati di “discriminazione di genere” sarà presentarci a una festa di compleanno con una torta a forma di punto interrogativo gigante. Tanto per non offendere nessuno, no?
I nuovi dogmi della società moderna: “Chi sei veramente?”
E allora, cari amici e care amiche… o forse no, aspettiamo, perché magari “amici” e “amiche” non vanno più bene. Forse siete semplicemente amici fluidi, amici X, non-binari? Ma come si fa a capirlo? Già il solo chiedere “Chi sei?” potrebbe essere offensivo per qualcuno. Magari la domanda più appropriata dovrebbe essere: “Chi pensi di essere, almeno oggi?” Perché, si sa, ormai la nostra identità non è più una questione biologica, ma una questione di sensazioni. Se oggi ti senti donna ma domani uomo, perché no? Nessuno si azzardi a dirti che stai sbagliando!
Ed ecco che la società moderna ti spinge ad accettare tutto, sempre. Siamo arrivati al punto in cui non possiamo più neanche dire “maschio” o “femmina” senza sollevare un polverone di critiche. Se osi anche solo pensare che un maschio sia maschio e una femmina sia femmina, allora sei automaticamente bollato come “retrogrado”, “bigotto” e, udite udite, “transfobico”. Ah, le etichette! Ce n’è una per tutti, e sembra che l’unico modo per evitare di finire sotto accusa sia stare zitti e accettare ogni cosa senza batter ciglio.
Ma sapete cosa? Io non ci sto. Perché qui non si tratta solo di rispettare le scelte degli altri, ci mancherebbe: ognuno è libero di fare della propria vita quello che vuole. Qui si tratta di dover accettare passivamente un nuovo dogma che vuole ribaltare tutto quello che per secoli è stato dato per scontato: la biologia.
La biologia è un’opinione, o almeno così pare
Ecco il punto cruciale: la biologia, signori miei, è diventata un’opinione. Siamo passati dal “penso, quindi sono” al “mi sento, quindi sono”. La scienza ci ha insegnato che il nostro DNA è composto da cromosomi XX per le femmine e XY per i maschi. Sembrava una cosa semplice, no? Un dato di fatto, inoppugnabile. E invece no! Oggi ci viene detto che quei poveri cromosomi non contano più niente. Sono solo un “dettaglio” di fronte alla vera domanda esistenziale: “Come mi sento oggi?”
Ci sono persone che decidono di passare anni e anni in terapia ormonale, sottoporsi a interventi chirurgici dolorosi, e tutto per poter finalmente allineare il proprio corpo alla propria identità percepita. E fin qui, ognuno faccia ciò che ritiene giusto per sé. Ma il problema è quando tutto questo diventa una norma, e guai a chi osa chiedere se non ci sia dietro anche una componente di confusione o persino pressione sociale.
Perché, ammettiamolo: oggi è quasi “di moda” dichiararsi fluido o gender non-conforming. In un mondo dove si lotta per distinguersi, essere cisgender (ossia identificarsi con il proprio sesso biologico) rischia di diventare quasi noioso. “Oh, tu sei ancora uomo? Che cosa convenzionale, non hai pensato di esplorare altre opzioni?” Ecco, sembra di essere arrivati a questo punto.
Il boom del cambio di sesso: un’industria miliardaria
E a proposito di opzioni, parliamo un attimo del business dietro tutto questo. Sì, perché dietro ogni grande rivoluzione culturale, c’è sempre qualcuno che conta i soldi. E indovinate un po’? Il cambio di sesso non è solo una scelta personale, è diventato un’industria miliardaria! Psicologhi compiacenti e, più o meno volontariamente, allineati, chirurghi estetici, cliniche specializzate, case farmaceutiche: tutti sono pronti a darti quello che desideri. Vuoi diventare uomo? Vuoi diventare donna? Vuoi essere qualcos’altro? Nessun problema, c’è un pacchetto su misura per te. Solo che qui non parliamo di cambiare il taglio di capelli o fare una rinoplastica: stiamo parlando di trasformazioni irreversibili che coinvolgono tutto il corpo.
Perché sì, la chirurgia di riassegnazione del sesso non è esattamente come andare dal parrucchiere. Non basta una spuntatina alle punte, qui si cambia radicalmente. Ti senti donna? Bene, si inizia con gli ormoni, poi si procede con un bel cambio di genitali. E viceversa, ovviamente. Peccato che una volta che sei “passato” dall’altra parte, non si torna indietro. E se cambi idea? E se ti rendi conto che magari era solo un momento di confusione? Ops, troppo tardi.
Gli effetti collaterali del progresso: chi ne paga il prezzo?
Già, il progresso! Ce lo vendono sempre come la soluzione di tutti i mali. Il futuro è qui, ed è un futuro in cui tutti possono essere ciò che vogliono. Peccato però che questo futuro a volte ha anche degli effetti collaterali non proprio trascurabili. Perché, sapete, non tutto va sempre per il meglio.
Prendiamo per esempio i giovani, spesso al centro di queste nuove battaglie identitarie. Sempre più adolescenti stanno iniziando a chiedere di poter cambiare sesso, e sempre più medici e psicologi sono pronti a sostenere questa scelta. Ma un ragazzo di 15 anni è davvero in grado di prendere una decisione così importante? Siamo sicuri che questa sia una scelta consapevole e non un effetto del bombardamento mediatico a cui sono sottoposti?
C’è un dato preoccupante che fa riflettere: molti giovani che decidono di iniziare il percorso di transizione finiscono poi per pentirsi, spesso a causa della mancanza di supporto psicologico adeguato. Ma quando il danno è fatto, è difficile tornare indietro. Gli interventi chirurgici sono permanenti, e anche gli effetti degli ormoni non sono reversibili con uno schiocco di dita. E allora chi paga il prezzo di questa “modernità”? Chi si prende la responsabilità quando una giovane vita viene segnata per sempre?
Le battaglie ideologiche e la libertà di pensiero
E poi, ovviamente, c’è tutto il discorso della libertà di espressione. Perché oggi, se osi dire che magari un ragazzino dovrebbe pensarci su prima di prendere una decisione così drastica, ti becchi l’accusa di essere “transfobico”. Ma siamo seri? Davvero siamo arrivati al punto in cui non possiamo neanche esprimere un’opinione senza essere demonizzati?
Ci sono casi in cui genitori, insegnanti e perfino psicologi vengono messi sotto accusa, fatti oggetto di provvedimenti disciplinari da parte dello stesso ordine professionale d’appartenenza, per aver detto: “Aspetta, forse è meglio riflettere un po’ prima di intraprendere un cammino così difficile”. La nuova ideologia gender non ammette dubbi o esitazioni. O sei con loro, o sei contro di loro. Ma che fine ha fatto il buon vecchio buonsenso.
Casi concreti e statistiche: numeri che fanno riflettere
Ma basta con le chiacchiere. Parliamo di numeri e di casi concreti, perché alla fine è questo che conta. Le opinioni possono variare, ma i numeri sono duri e freddi. E, guarda caso, dietro tutto questo entusiasmo per il cambio di sesso, ci sono alcune cifre che dovrebbero farci riflettere. Ma ovviamente, riflettere non è di moda.
Partiamo da un dato fondamentale: negli ultimi dieci anni, le richieste di transizione di genere sono letteralmente esplose. In Gran Bretagna, per esempio, il Tavistock Gender Clinic, una delle più grandi strutture specializzate in trattamenti per la disforia di genere, ha visto un incremento delle richieste del 4.500% tra il 2009 e il 2018, soprattutto tra i giovani adolescenti. Avete capito bene: non parliamo di qualche percentuale qua e là, ma di un incremento spropositato. Ma che succede? Sono tutti nati nel corpo sbagliato, tutto d’un colpo? O forse c’è qualcos’altro sotto? Magari la moda del momento, l’influenza dei social media, i corsi gender a scuola imposti dall’UE, il bisogno di appartenere a una comunità?
Il caso Keira Bell: quando il pentimento arriva troppo tardi
Uno dei casi più emblematici è quello di Keira Bell, una ragazza britannica che ha iniziato il percorso di transizione verso il genere maschile all’età di 16 anni. Dopo aver ricevuto la terapia ormonale e aver subito la mastectomia, a 22 anni ha deciso di tornare indietro, rendendosi conto di aver commesso un grave errore. Ma ormai il danno era fatto. Ha portato la Tavistock Clinic in tribunale, accusandola di non aver valutato a sufficienza la sua situazione psicologica e di aver affrettato un processo irreversibile su una giovane confusa.
E non è l’unico caso. Sempre più persone che hanno intrapreso la transizione in età adolescenziale ora parlano di detransizione, il ritorno al proprio sesso biologico, spesso accompagnato da un profondo senso di rimorso per decisioni prese in modo affrettato, senza il giusto supporto psicologico. La Bell ha vinto la causa, portando alla sospensione temporanea delle terapie ormonali ai minori in Gran Bretagna. Ma quanti altri ragazzi passeranno attraverso esperienze simili prima che si fermi questa corsa alla transizione come se fosse un paio di scarpe nuove?
Gli Stati Uniti: il “business del genere”
Se pensate che la situazione sia grave in Europa, aspettate di vedere cosa succede negli Stati Uniti, la patria della libertà… e del business! Il mercato della chirurgia di transizione di genere vale miliardi di dollari. Sì, miliardi, avete capito bene. Secondo i dati di Grand View Research, l’industria globale della chirurgia plastica legata alla riassegnazione di genere è destinata a raggiungere oltre 1,5 miliardi di dollari entro il 2026. Non vi preoccupate, c’è spazio per tutti: donne che vogliono diventare uomini, uomini che vogliono diventare donne, e tutto il resto.
E attenzione: sempre più cliniche private americane offrono pacchetti “all-inclusive” per il cambio di sesso, con tanto di trattamenti psicologici “express”. È quasi come prenotare una vacanza! Solo che, quando torni a casa, non c’è il jet lag da smaltire, ma un corpo che non sarà mai più lo stesso. Che dire? Il sogno americano è davvero diventato realtà: tutto è a portata di mano, basta un assegno ben compilato.
Il Canada e la controversia sui minori
Ma non finisce qui. Prendiamo il Canada, un Paese che ama vantarsi del suo liberalismo. Lì, nel 2020, il governo ha approvato la famigerata Bill C-6, una legge che vieta le terapie di conversione per le persone LGBTQ+, inclusi i minori. Suona bene, vero? Nessuno vuole forzare qualcuno a cambiare chi è. Ma c’è un però: la legge impedisce anche che si metta in discussione la transizione di un minore. In pratica, se tuo figlio di 12 anni ti dice di voler cambiare sesso, come genitore non puoi neanche proporgli di aspettare o di parlare con un terapeuta che lo aiuti a riflettere. Perché, per la legge canadese, questo potrebbe essere considerato “terapia di conversione” e quindi illegale.
E pensate che sia tutto? In Canada, un padre è stato condannato per “violenza familiare” perché si è opposto alla transizione del figlio quindicenne, chiedendo che aspettasse di essere maggiorenne per prendere una decisione così importante. La decisione del tribunale? Il ragazzo ha il diritto di ricevere la terapia ormonale, anche senza il consenso dei genitori. Roba da far accapponare la pelle.
Statistiche sui pentimenti: il lato oscuro della transizione
E poi ci sono i pentimenti. Ebbene sì, perché non tutti quelli che intraprendono la transizione sono poi felici e contenti. Secondo uno studio pubblicato su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, il tasso di pentimento tra le persone che hanno effettuato la riassegnazione chirurgica di genere si aggira intorno al 20%. Ora, pensateci un attimo: uno su cinque. Non stiamo parlando di un numero insignificante. Sono persone che, spesso dopo anni di interventi chirurgici, terapie ormonali e sacrifici personali enormi, si rendono conto che forse non era la soluzione che cercavano.
Ma queste storie non fanno mai notizia. Perché? Perché raccontare di persone che si pentono, che tornano indietro, rovina la narrativa tutta rose e fiori della “libertà di essere chi vuoi”. E allora meglio far finta di niente, ignorare i casi scomodi e continuare a promuovere l’idea che tutto è facile, veloce e senza conseguenze.
L’ironia del destino: il diritto di non essere d’accordo
Eccoci qui, in un mondo dove il cambio di sesso viene trattato come un diritto sacrosanto, ma il diritto di dire “forse non sono d’accordo” è sempre più raro. Puoi cambiare sesso, ma guai a esprimere dubbi, perplessità o anche solo un’opinione diversa. E così, tra una legge che mette a tacere i genitori, un mercato che fattura miliardi e giovani che si pentono, noi siamo qui, spettatori silenziosi di una delle rivoluzioni culturali più folli della storia.
Ma tanto chi se ne importa, no? L’importante è che nessuno si offenda. Nel frattempo, facciamo largo a una nuova era dove la biologia è un’opinione, il cambiamento è di moda e chi osa dire la sua rischia di essere cancellato.
Benvenuti nel futuro, un futuro in cui tutto è fluido, tranne il buonsenso. Quello, ahimè, sembra evaporato.

Sii il primo a commentare