C’era una volta l’ideologia woke, quel trionfo di inclusività, diversità e giustizia sociale che aveva conquistato le multinazionali, trasformandole in baluardi di virtù politicamente corrette. Il marketing si riempiva di arcobaleni, i prodotti si tingevano di cause sociali, e gli uffici DEI (Diversità, Equità e Inclusione) spuntavano come funghi dopo la pioggia. Ma ecco la doccia fredda: oggi, le grandi aziende stanno abbandonando il carrozzone woke. Una resa? No, piuttosto un ritorno alla realtà: meno slogan e più bilanci.
Quando il Woke diventa Broke
Il mantra “Get Woke, Go Broke” si è trasformato in una dolorosa verità per molti marchi iconici. Pensiamo alla Disney, che ha perso miliardi di dollari con flop cinematografici targati woke, o a Bud Light, vittima di un clamoroso boicottaggio per aver scelto un’influencer trans come testimonial. Il risultato? Un crollo delle vendite del 26%. E che dire di Target, Nike e persino della Pixar? Anche loro hanno scoperto che cavalcare l’onda dell’inclusività forzata non paga.
La fuga dagli uffici DEI
Microsoft, Meta, Google e altre big tech hanno deciso di ridimensionare (se non proprio eliminare) le loro squadre DEI. L’ideologia woke si è rivelata una macchina costosa e poco produttiva: tanta retorica, pochi risultati. Come ha sottolineato un’analisi recente, queste politiche drenano risorse senza garantire reali benefici, né per i clienti né per il fatturato. Il messaggio è chiaro: le aziende esistono per vendere prodotti, non per salvare il mondo.
Dai Millennials alla Middle Class: il grande dietrofront
Il fenomeno non si limita alle aziende. Anche i Millennials, un tempo ferventi sostenitori del woke, stanno cambiando idea. Un sondaggio recente mostra che il 72% dei giovani tra i 25 e i 34 anni oggi non supporta più questa ideologia, giudicandola divisiva e inutile. Persino tra i democratici americani, storici sostenitori del woke, cresce il malcontento. Hillary Clinton ha detto senza mezzi termini che parlare troppo di trans e bagni gender neutral fa perdere le elezioni.
La lezione del mercato
Il declino del woke non è una questione ideologica, ma pratica: quando un’azienda perde contatto con la sua base di clienti, il mercato la punisce. Invece di concentrarsi sui bisogni reali delle persone – prodotti di qualità, prezzi competitivi, innovazione – molte multinazionali si sono perse in battaglie culturali che interessano a pochi e infastidiscono molti. Come ha osservato un analista, “le aziende non sono enti morali”. E il mercato, alla fine, lo sa.
Harris traccia il solco, Schlein lo difende
Negli Stati Uniti, Kamala Harris sembra aver capito il messaggio: meno ideologia, più pragmatismo. E in Italia? Elly Schlein resta arroccata a difendere la bandiera woke, anche se rischia di trovarsi isolata come una sirenetta in un mare senza spettatori. Le grandi aziende, nel frattempo, stanno già cambiando rotta. Il woke è finito, cari progressisti. Il mercato ha parlato.
Addio, mio caro woke. È stato bello finché è durato. Ora, lasciamo spazio alla realtà.

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