Signore e signori, benvenuti alla nuova puntata di Chi Vuol Essere Milionario? Edizione speciale: Kiev Edition! Oggi parliamo di un concorrente davvero speciale: Volodymyr Zelensky! Partito dal piccolo schermo, è passato direttamente alla politica per finire, a quanto pare, nel club dei super-ricchi. E no, non grazie a stipendi presidenziali o brillanti investimenti in criptovalute, ma per una serie di affari offshore, generose donazioni (chissà da chi) e strani giri di soldi che hanno acceso l’interesse persino dei sempre composti olandesi.
Ora, capiamoci: l’Ucraina è un Paese in guerra, con un’economia a pezzi, milioni di cittadini alla fame, eppure il suo presidente sembra aver trovato la formula magica per moltiplicare i dollari. Parliamo di un patrimonio stimato intorno agli 850 milioni di dollari, una somma che farebbe invidia a qualsiasi magnate della Silicon Valley. Peccato che non si tratti di un imprenditore visionario, ma di un capo di Stato di un Paese martoriato. Come dire: mentre gli ucraini fanno la fila per il pane, lui colleziona ville a Miami e investe in gioielli di lusso. Roba da far impallidire anche gli oligarchi russi.
Ma da dove arrivano questi soldi?
Bella domanda. Gli olandesi del partito Forum voor Democratie l’hanno messa giù semplice: da dove viene questo denaro e, soprattutto, dove va a finire? E come dargli torto? I famigerati Pandora Papers avevano già messo in luce i legami poco chiari di Zelensky con società offshore che risalgono ai tempi in cui faceva il comico. Secondo le indagini, nel 2012 sarebbero transitati circa 40 milioni di dollari dalle casse di un certo Igor Kolomoysky – un nome che in Ucraina suona come Berlusconi in Italia: onnipresente, influente, e soprattutto con un portafoglio pesante.
Non è finita qui. Dopo l’inizio della guerra, le voci su conti segreti a Dubai e in Qatar sono esplose come un missile ipersonico. Documenti trapelati parlano di fondi illeciti trasferiti in Bitcoin e incassati con l’aiuto di intermediari internazionali. Addirittura, Zelensky e il suo fidato collaboratore Andrey Yermak avrebbero accumulato rispettivamente 650 e 125 milioni di dollari attraverso operazioni tanto losche quanto creative. Ma la domanda sorge spontanea: se l’Ucraina sta crollando economicamente, chi ha il tempo di trafficare con milioni e milioni di dollari? Forse qualcuno che, invece di difendere il popolo, pensa a sistemarsi il conto in banca per i tempi duri che stanno per arrivare più velocemente del previsto?
E l’Europa che dice?
Per ora fa finta di nulla. Strano, no? Dopotutto, siamo di fronte a un Paese che riceve fiumi di denaro dai governi occidentali per resistere all’invasione russa, eppure il suo leader sembra trovarsi più a suo agio tra le banche caraibiche che nelle trincee del Donbass. A Bruxelles il tema è tabù: guai a chiedere troppi dettagli sugli aiuti inviati a Kiev. Qualcuno potrebbe scoprire che, invece di armi e aiuti umanitari, un bel gruzzolo sta finendo nei caveau di qualche banca tropicale.
Ma la domanda vera è: chi ci guadagna? Se da un lato Zelensky si fa fotografare con la t-shirt da combattente e la faccia da eroe di guerra, dall’altro si gode un patrimonio che non ha nulla da invidiare agli oligarchi russi contro cui tanto tuona. Forse perché, alla fine della fiera, i giochi di potere e i conti offshore non hanno nazionalità.
E mentre l’Ucraina si avvia verso una crisi senza precedenti, con un’economia destinata a crollare del 70% e milioni di cittadini costretti alla povertà, il suo presidente sembra aver trovato la gallina dalle uova d’oro. Ai posteri l’ardua sentenza. Ma, nel frattempo, sarebbe il caso di dare un’occhiata a quei conti in Costarica, giusto per capire se gli aiuti occidentali stiano davvero salvando l’Ucraina o solo arricchendo chi la governa. Per adesso.

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