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Fratoianni, il kompagno con l’eskimo e la Tesla in garage

C’è un vecchio detto che recita: “Predicare bene e razzolare male”. E chi meglio di Nicola Fratoianni potrebbe incarnare questa massima? Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, il paladino dell’ecologismo militante e del progressismo da salotto, l’intransigente censore del capitalismo sfrenato, si trova oggi nell’angolo più scomodo dell’ipocrisia. Perché? Perché mentre impugna la falce e martello della lotta di classe, si gode i sedili in pelle vegana della sua Tesla, acquistata insieme alla moglie, la compagna di partito Elisabetta Piccolotti.

Una scena tragicomica andata in onda su Piazza Pulita di La7, dove un imbarazzato Fratoianni ha cercato di arrampicarsi sugli specchi per spiegare come mai, proprio lui, il censore del liberismo sfrenato, abbia scelto un’auto simbolo del capitalismo californiano piuttosto che una più proletaria utilitaria italiana.

Il compagno ecologista e il padrone capitalista

La Tesla è sempre stata il simbolo della rivoluzione ecologica, della transizione green tanto sbandierata dalla sinistra radicale. Ma quando Elon Musk ha iniziato a flirtare con la destra, ecco che la macchina elettrica per eccellenza diventa improvvisamente scomoda per i pasionari del progressismo. E così, mentre la sinistra militante sputa sentenze contro il capitalismo, alla fine si accomoda comodamente sui sedili riscaldati del Model Y.

Fratoianni, colto in fallo, ha cercato di buttarla sulla politica internazionale, accusando Musk di essere diventato un pericoloso sovranista di destra, che strizza l’occhio ai neonazisti dell’AfD in Germania. Ma la realtà è più semplice e cruda: quando fa comodo, il capitalismo non è poi così male.

Dalla Panda scassata alla Tesla: il lusso progressista

Una volta i kompagni giravano con la Panda scassata, con gli adesivi della pace attaccati dietro. Oggi invece vanno in giro con un bolide da ricchi, cercando di giustificarsi con il mantra dell’ecologia. E quando la contraddizione diventa insostenibile, ecco la pezza peggiore del buco: “Appena finiamo di pagare il leasing, la cambiamo!” Come dire: la nostra coerenza ha una scadenza, come lo yogurt al supermercato.

E così, la sinistra radical chic si conferma per quello che è sempre stata: maestri della doppia morale, severi con gli altri ma indulgenti con se stessi. Sventolano la bandiera rossa, ma con il portafoglio ben saldo nei pantaloni firmati. Pontificano sulla necessità di combattere il neoliberismo, ma poi comprano i suoi prodotti più esclusivi. Quando non li fregano al duty-free dell’aeroporto: vero kompagno Piero Fassino?

Il capitalismo è il nemico? Solo quando non serve…

Fratoianni, con la sua Tesla, non è altro che l’ennesimo esempio di una sinistra che predica bene ma razzola male. La stessa sinistra che si batte per i diritti dei lavoratori, ma poi applaude gli imprenditori della Silicon Valley che licenziano in massa. La stessa sinistra che si oppone alle multinazionali, ma si fa spedire pacchi su Amazon. La stessa sinistra che dice di essere con il popolo, ma poi si gode la vista sul centro storico dai suoi attici radical chic.

Caro Fratoianni, il problema non è la Tesla. Il problema è l’ipocrisia di una sinistra che vuole insegnare agli altri come vivere, ma poi non si applica le stesse regole. Il problema è il teatrino dell’ideologia a senso unico, dove il capitalismo è un male solo quando non ci si guadagna nulla. Il problema è il progressismo da apericena, che finge di stare con gli operai, ma poi li guarda dall’alto di un’auto da 60.000 euro.

E così, il kompagno Fratoianni rimane al volante della sua incoerenza. Con la Tesla in garage e il pugno chiuso sul palco. In attesa di una nuova scusa, di una nuova arrampicata sugli specchi. Ma la realtà è una sola: il pilota automatico dell’ipocrisia continua a guidare la sinistra radical chic. E il viaggio, purtroppo, è sempre lo stesso.

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Pubblicato inPolitica

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