Il momento che tutti aspettavamo è finalmente arrivato: la TV è stata superata. Sorpassata. Dimenticata. Se ne sta lì, tremante e impolverata, come un vecchio al bar che racconta di quando “lui c’era”. Ma nessuno lo ascolta più.
Secondo l’Agcom, internet è ormai la principale fonte di informazione per gli italiani: il 52,4% della popolazione si aggiorna online, mentre solo il 46,5% si affida ancora alla televisione. E attenzione, perché il calo della TV è un tracollo epocale: dal 67,4% del 2019, ha perso un disastroso 21% in pochi anni. Se fosse un’azienda, sarebbe già fallita. Se fosse un aereo, sarebbe già schiantato. Se fosse un politico, avrebbe già dato la colpa agli altri.
Il tracollo della TV: una lenta agonia
Per decenni, la TV ha regnato sovrana. Era il focolare domestico, la regina indiscussa dell’informazione. I telegiornali decidevano cosa era importante e cosa no. Gli approfondimenti confezionavano le notizie come piatti gourmet, da servire al pubblico con una spruzzata di opinionisti indignati. Ma poi, è arrivato il web. E la TV, ahimè, non ha capito nulla.
Pensava di essere ancora indispensabile, mentre il mondo cambiava. Pensava di poter dettare legge, mentre la gente cercava le notizie su Google. Pensava di poter competere con i social, mentre i giovani scrollavano Instagram e TikTok senza mai accendere il televisore. E così, mentre la TV si autocelebrava nei suoi talk show sempre più noiosi, il pubblico ha fatto quello che fanno i clienti di un ristorante quando il cibo è pessimo: ha cambiato locale.
Social batte talk show: il nuovo campo di battaglia
Se volete sapere cosa succede nel mondo, non accendete il TG delle 20. Aprite Facebook, Twitter, TikTok. Lì troverete tutto: dai video delle guerre in tempo reale ai meme su politici imbarazzanti. Il 50,5% degli utenti social scopre le notizie prima lì che altrove. E sapete perché? Perché la TV è lenta, ingessata, prevedibile. Internet, invece, è istantaneo, spietato, senza filtri.
Ma c’è di più: la TV pretende di essere autorevole. Si vanta della sua “professionalità”, mentre gli utenti preferiscono i commenti diretti, i video amatoriali, le discussioni tra sconosciuti su Telegram. Insomma, la gente si fida di più del cugino che scrive su Facebook che di un conduttore impettito in giacca e cravatta.
Fiducia? Sì, ma non troppa
La cosa curiosa è che, nonostante il web abbia stracciato la TV, la gente continua a dichiarare di fidarsi di più dei mezzi tradizionali. Paradossale? No, è l’ennesima conferma che la coerenza è morta. Il 65,6% degli italiani dice di fidarsi di almeno un mezzo di informazione tradizionale, mentre il 30% non crede minimamente alle notizie online. Eppure, chi vince? Internet. Perché alla fine, di cosa ci fidiamo e cosa consumiamo sono due cose diverse. Un po’ come chi dice di mangiare sano e poi si sfonda di cibo spazzatura.
L’agonia dei giornali: il colpo di grazia
E se la TV piange, i giornali non ridono. Solo il 17% degli italiani legge ancora il formato cartaceo, e appena il 6,6% ha un abbonamento digitale. Per dire, più o meno la stessa percentuale di chi crede negli alieni. La carta stampata è ormai un oggetto da collezione, come le videocassette e le enciclopedie porta a porta. L’era delle edicole è finita, e nessuno ha il coraggio di ammetterlo.
Il necrologio della TV
E quindi, con grande dolore (ma anche no), oggi celebriamo il funerale della televisione come principale mezzo di informazione. Ecco il necrologio:
“Oggi, dopo decenni di onorato servizio, ci ha lasciato la televisione. Nata per informare e intrattenere, è stata travolta da un ciclone chiamato Internet. Lascia un vuoto nei cuori dei nostalgici, ma nessuno si preoccuperà troppo: ormai tutti sono impegnati a guardare i reel su Instagram. Addio, cara TV. Ti ricorderemo con affetto. O forse no.”
E ora? Ora aspettiamo di vedere quando il web farà la stessa fine. Perché, si sa, il prossimo sorpasso è sempre dietro l’angolo.

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