Mentre il mondo vero affronta inflazione, guerre, instabilità globale e un futuro tutto da scrivere, c’è un’èlite ben pasciuta, chiusa nei salotti radical chic, che si inventa nuovi spauracchi con cui terrorizzare le menti più fragili. L’ultima? La fasciofobia. Sì, avete capito bene. La paura del fascismo immaginario. Non del fascismo storico, eh. Ma di quello che vedono sotto il letto ogni volta che qualcuno osa dire “Italia”, “identità” o “merito”.
È l’ennesima invenzione della sinistra, quella sinistra che non ha più idee, né popolo, né voti, ma ha ancora tanti professori, giornalisti e influencer pronti a spiegarci che viviamo nel nuovo Ventennio. Solo che invece dei manganelli ci sono i tweet, e invece delle camicie nere ci sono i post su Instagram di Giorgia Meloni.
Ansia selettiva e antifascismo da salotto
Una volta c’era l’eco-ansia: l’ansia per il clima, per il CO₂, per Greta che gridava “how dare you” mentre prendeva più aerei dei manager della Silicon Valley. Poi è arrivata la political anxiety, quella che colpiva chi non riusciva a dormire perché Trump aveva vinto. Ora siamo alla fasciofobia, la sindrome da “oddio, torna il Duce!” ogni volta che un governo di centrodestra alza la voce. È il panico ideologico di chi non ha capito che non siamo nel 1938 ma nel 2025, e che l’unica marcia su Roma oggi è quella dei rider in bicicletta per consegnare sushi ai borghesi che parlano di “resistenza”.
I media come moltiplicatori di fobie
A rendere tutto più ridicolo è il solito circuito mediatico che amplifica, distorce, agita. Basta leggere certi articoli su certi giornali o ascoltare qualche talk show dove la parola “fascismo” viene pronunciata più spesso di “economia”. E guai a dire che è un’esagerazione! Ti danno del revisionista, del negazionista, del complice! Ma chi ha più paura del fascismo: quelli che governano con legittimo mandato popolare, o chi grida alla dittatura perché qualcuno ha cambiato due righe in un bando del ministero?
Giovani usati come scudi umani ideologici
E intanto le nuove generazioni, già stremate da pandemia, crisi e precarietà, vengono riempite di ansie. Gli dicono che il mondo finirà, che il governo è pericoloso, che i diritti stanno per sparire. Risultato? Ragazzi paralizzati dalla paura, incapaci di rischiare, costruire, sognare. Ma non era proprio la sinistra a dirci che “bisogna sognare in grande”? Ora invece li vogliono depressi, ansiosi e convinti che se vanno a votare a destra stanno riportando in vita Hitler.
Il vero problema: la finta resistenza permanente
Dovremmo preoccuparci non del ritorno del fascismo, ma del ritorno del catastrofismo ideologico. Quello che racconta l’Italia come un Paese in perenne emergenza democratica, dove ogni riforma è un golpe e ogni elezione è l’ultima. Ma che razza di democrazia è, quella che esiste solo se vince la sinistra? Questo sì che è pericoloso.
La patologia non è la fasciofobia, ma la demofobia
C’è un pezzo d’Italia che non ha paura del fascismo, ha paura del popolo. Quando il popolo vota “male”, si inventano l’emergenza. Quando il popolo parla di sicurezza, sovranità, lavoro, gridano “razzismo”, “fascismo”, “autoritarismo”. La vera malattia è questa: l’allergia alla realtà. È questa l’unica fobia da curare.
E per favore, basta con le analisi sociologiche. Il problema non è nei palazzi del potere, è nei salotti. E lì sì che servirebbe uno psicanalista.

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