Per capire la guerra serve spegnere la TV e accendere il cervello
La favola comoda per l’Occidente
Viviamo immersi in una narrazione hollywoodiana: da una parte l’eroe in maglietta verde, Volodymyr Zelensky, simbolo della libertà e della resistenza. Dall’altra, l’orco malvagio, Vladimir Putin, descritto come un mix tra Stalin e Hitler, pronto a invadere il mondo libero.
Questa è la fiaba che ci raccontano da oltre due anni. Ma la realtà è molto più torbida, più scomoda e – soprattutto – più manipolata.
Zelensky: l’attore diventato presidente grazie agli oligarchi
Volodymyr Zelensky non è nato combattente, ma comico. Attore. Ha raggiunto la fama interpretando il ruolo di un presidente in una sitcom televisiva, Servitore del popolo. Poi è diventato davvero presidente. Ma non da solo. Dietro di lui c’era un nome pesante: Ihor Kolomoisky, oligarca ucraino proprietario del canale televisivo che lo ha lanciato e finanziatore della sua campagna.
Zelensky ha promesso di pacificare il Paese, di riunire gli ucraini. Ha fatto il contrario: ha ignorato le istanze delle regioni russofone, ha rifiutato il dialogo con i separatisti del Donbass, ha fatto il gioco della NATO. E la NATO, da parte sua, ha continuato ad allargarsi verso est, rompendo ogni promessa fatta a Mosca nel 1991.
Libertà? Solo per chi si allinea
In patria, Zelensky ha accentrato i poteri. Ha chiuso 11 partiti d’opposizione, tra cui quelli di orientamento filorusso, ma anche formazioni critiche verso la sua linea. Ha imposto la censura a televisioni e giornali non allineati. Ha messo in galera preti ortodossi legati al Patriarcato di Mosca. E tutto questo sotto l’etichetta di “difesa della democrazia”.
Il regime di Zelensky si regge sulla propaganda, sulle lacrime da palcoscenico, sulle visite ai parlamenti occidentali in cerca di armi e applausi. È l’uomo immagine perfetto: recita benissimo il suo ruolo e fa piangere i cuori teneri dell’Occidente.
Putin: il mostro costruito ad arte
Putin viene dipinto come il nuovo Hitler. Ma chi è davvero Vladimir Putin?
È un ex ufficiale del KGB che ha preso in mano una Russia umiliata e impoverita dopo la caduta dell’URSS. Ha riportato stabilità, difeso l’identità nazionale, restaurato un certo ordine. Soprattutto, si è opposto all’espansione del globalismo: gender, green economy imposta, ideologia woke, ingerenze NATO. Tutte cose che in Occidente vengono considerate “valori” ma che, in realtà, sono strumenti per annientare sovranità e radici.
L’invasione dell’Ucraina? È stata una mossa militare criticabile, certo. Ma non piovuta dal cielo. Dal 2014 l’Ucraina ha bombardato il Donbass, uccidendo migliaia di civili russofoni. L’accordo di Minsk è stato ignorato. I negoziati promessi sono stati sistematicamente sabotati. È stata Mosca a invadere, ma è stata Washington a provocare. E l’Europa, come sempre, ha fatto da tappezzeria.
La guerra dei media: Hollywood vince, la verità perde
Ogni guerra ha bisogno della sua propaganda. E quella in Ucraina è stata costruita ad arte, con stile cinematografico.
Zelensky in maglietta kaki. I selfie dai bunker. I collegamenti in diretta ovunque. Interventi al Parlamento europeo, al Congresso Usa, alla cerimonia dei Grammy. Ogni occasione è buona per mettere in scena l’ennesimo monologo emotivo. E dietro, sempre la stessa richiesta: più armi, più soldi, più guerra.
Intanto, i media occidentali coprono ogni nefandezza ucraina: i soldati neonazisti del battaglione Azov (trasformati in eroi), le repressioni interne, le liste nere di giornalisti stranieri considerati “nemici”, il culto del leader. Ma guai a parlarne: sei subito “filorusso”, “putiniano”, “disinformatore”.
Chi ci guadagna da questa guerra? Non certo gli ucraini
Il popolo ucraino è stato sacrificato sull’altare della geopolitica. Il loro Paese è stato usato come campo di battaglia per logorare la Russia. E intanto l’Occidente si arricchisce con l’industria bellica. Le multinazionali americane vendono armi, l’Unione Europea paga il conto, i cittadini europei si beccano inflazione e crisi energetica.
Chi ci guadagna davvero? Lockheed Martin, Raytheon, la NATO. E i politici che si fanno belli davanti alle telecamere, sventolando bandiere giallo-blu mentre distruggono ogni spiraglio di pace.
La guerra non è una fiction, e Zelensky non è un santo
Smettiamola con le favole. Zelensky non è Churchill. È un attore manovrato da poteri molto più grandi di lui. Putin non è un liberatore, ma nemmeno il mostro da fumetto che ci raccontano.
La guerra è una tragedia complessa, nata da provocazioni, inganni e interessi. Ridurla a una battaglia tra bene e male è una truffa mediatica.
Ma oggi serve coraggio anche solo per dirlo. Perché la verità, quando tocca i nervi scoperti del potere, dà fastidio.
Noi, però, non abbiamo paura.

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