All’ospedale San Lazzaro di Torino non si prenota. Non oggi, non domani, forse mai. Se sei malato, ti arrangi. Se hai un melanoma, aspetti. Se hai un basalioma da togliere, ti fai coraggio. Perché qui, a Torino, nel cuore della sanità pubblica piemontese, c’è una lista d’attesa che non è una lista: è una condanna.
Una paziente racconta che aspetta da un anno una chiamata per l’asportazione di due tumori della pelle. L’intervento era stato prescritto come urgente: “entro tre mesi”. Tre mesi, capite? È passato un anno. Dodici mesi. Cinquantadue settimane. E niente. Silenzio. Non una telefonata. Non un avviso. Solo l’eco della burocrazia e l’indifferenza.
Un tempo l’ospedale dermatologico San Lazzaro era un fiore all’occhiello. Funzionava bene persino durante il Covid. Oggi invece è il deserto: “Nell’ultimo sollecito fatto di persona – scrive la signora – sono rimasta stupita che non ci fosse coda. La gente ha rinunciato alle cure? Non ci prova più?”. Una domanda terribile. Perché quando il cittadino si rassegna, quando smette persino di protestare, allora lo Stato ha perso.
E non è un caso isolato. Una lettrice di “Specchio dei tempi” denuncia che da due mesi cerca disperatamente di prenotare una visita dermatologica attraverso il Cup. Risposta? “Non ci sono posti a Torino”. Torino, capite? La città dove vive. Dove paga le tasse. Dove dovrebbe essere curata. Le propongono Biella, Alessandria, chissà dove. Ma se invece decide di pagare, magari rivolgendosi a uno dei tanti centri convenzionati spuntati come funghi, allora sì: la visita salta fuori come per magia. Oplà! Ecco la disponibilità.
È questo il sistema? Una sanità a due corsie, dove chi paga salta la fila e chi non può… aspetta, soffre, o rinuncia? Ma dove siamo finiti? È questa la prevenzione di cui si riempiono la bocca ai convegni?
E allora lo dico chiaro: questo sistema fa schifo. Sì, schifo. Perché non è solo inefficiente. È ingiusto. È umiliante. È crudele. I cittadini non sono numeri su una piattaforma di prenotazione. che peraltro spesso nemmeno funziona. Sono persone, con paure, dolori, diagnosi che tolgono il sonno. Ma qui, alla Regione, qualcuno se ne accorge?
Nel frattempo la prima data utile, in alcuni casi, è giugno 2026. Sì, avete letto bene: 2026. Se va tutto bene, tra un anno. Se invece hai fretta… paga.
Questa non è sanità. Questa è una farsa. E chi dovrebbe vigilare, tace. Chi dovrebbe intervenire, volta la faccia. E noi, cittadini qualunque, restiamo lì, con la pelle a pezzi e la pazienza finita.

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