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Pasqua: ma che fine ha fatto il senso di tutto?

Ma che cos’è oggi la Pasqua? Una scusa per mangiare colombe, scartare uova piene di sorprese cinesi, fare il ponte lungo e andare al mare? È diventata questo? Una sagra di zuccheri, una vetrina di ipocrisia, una fiera del “buona Pasqua” con la bocca piena?

Eppure – sì, ricordiamolo una volta tanto – Pasqua è la festa più importante del Cristianesimo, molto più del Natale, più dei presepi, più dei cenoni. Pasqua è il cuore. Il centro. Il tutto. È la resurrezione di Gesù Cristo, mica uno scherzo da barzellette. È il momento in cui la morte viene sconfitta, in cui si spalanca la porta della speranza, in cui si celebra la nuova alleanza tra Dio e l’uomo.

Ma questo, chi lo dice più?

In TV si parla solo di code in autostrada. Sui giornali ci sono ricette. Nei supermercati ci sono sconti sulle uova al latte. E nei telegiornali? Servizi sulla colomba artigianale da 40 euro al chilo. Ma del significato vero, quello profondo, quello che cambia la vita… zero. Niente. Vuoto cosmico.

“La Pasqua è una festività mobile” – ci dicono. Certo, mobile. Cade ogni anno in una data diversa, dopo il primo plenilunio di primavera. Ma sapete cos’altro è diventato “mobile”? Il nostro rispetto per le tradizioni. La nostra fede. Il nostro senso del sacro. Tutto “mobile”, tutto flessibile, tutto sostituibile.

E mentre la spiritualità scompare, ci riempiamo la bocca di simboli svuotati: l’uovo, che era vita, resurrezione, è diventato solo un involucro di cioccolato (spesso pure scadente). La colomba, simbolo di pace e Spirito Santo, oggi è solo un dolce da mettere su Instagram.

E i bambini? Ma chi glielo racconta oggi il senso della Pasqua? Che Cristo ha sofferto, è morto, ed è risorto per noi. Chi glielo spiega che l’agnello non è solo un secondo da cucinare ma il simbolo del sacrificio? Chi dice che il passaggio – sì, proprio quello del Pesach (nome della pasqua ebraica) – non è un biglietto low cost per le vacanze, ma il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà della salvezza?

Il Vangelo ce lo ricorda, ma noi lo ignoriamo. Il battesimo di Gesù, la sua discesa nel deserto, la sua salita verso la croce… tutte storie che ormai leggiamo distrattamente, se le leggiamo. Ma senza queste storie non c’è fede. Non c’è speranza. Non c’è cristianesimo.

E allora mi chiedo: cosa celebriamo davvero? Una Pasqua di zucchero, una Pasqua-pacchetto-weekend, una Pasqua tutta esteriore?

Forse è il momento di dircelo: abbiamo svuotato la Pasqua. L’abbiamo imbellettata, confezionata, messa in vetrina. Ma dentro è vuota. Eppure, non è mai troppo tardi per riscoprirne il senso. Per tornare alla vera resurrezione. Per capire che Pasqua non è solo ieri, Pasqua è oggi. È la possibilità di ricominciare. Di rialzarci. Di credere ancora.

Perché sì, Cristo è risorto. Ma noi, noi siamo ancora addormentati.

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Pubblicato inReligione

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