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L’uomo che ha acceso il mondo: Robin Zeng, il signore delle batterie

C’è una targa appesa nell’ufficio di Robin Zeng che dice tutto: “Mantieni sempre lo spirito del rischio”. Non è uno slogan motivazionale da corridoio aziendale. È la sintesi di una vita. Perché se oggi Zeng è uno degli uomini più ricchi del pianeta, con un patrimonio stimato da Forbes in oltre 56 miliardi di dollari, lo deve a una scommessa fatta quando nessuno – o quasi – credeva davvero nelle auto elettriche.

Nel 2011, mentre l’Occidente arrancava tra crisi finanziarie e illusioni green ancora acerbe, lui fondava Contemporary Amperex Technology Co. Limited, meglio nota come Catl. Nel 2011 in Cina si vendevano poco più di mille veicoli “a energia alternativa”. Nel 2025 ne sono stati venduti circa 17 milioni. A volte la differenza tra un visionario e un miliardario sta solo nel calendario.

Dalla montagna al mondo

Zeng nasce nel 1968 nella provincia del Fujian, a Ningde, cittadina di montagna lontana dai riflettori di Pechino e Shanghai. Una Cina agricola, periferica, che per secoli ha vissuto di riso e silenzi. Oggi Ningde ospita il quartier generale di Catl, un complesso industriale da 480 ettari con hotel avveniristici a forma di batteria agli ioni di litio. Non è solo sviluppo industriale: è una dichiarazione di potenza.

Il giovane Robin studia alla prestigiosa Shanghai Jiaotong University, laureandosi in ingegneria navale. Il primo stipendio, in un’azienda statale di costruzioni navali, è di circa 30 dollari al mese. Una cifra che oggi farebbe sorridere, ma che allora rappresentava un trampolino.

Il vero salto arriva quando capisce che il futuro non è nell’acciaio delle navi, ma nell’invisibile chimica delle batterie. Torna a studiare, consegue un master e poi un dottorato all’Accademia cinese delle scienze. Non è un imprenditore improvvisato: è un tecnico che conosce l’elettrochimica fin dentro le molecole.

L’intuizione che cambia tutto

Alla fine degli anni ’90 fonda Atl New Energy Technology. Si concentra sulle batterie agli ioni di litio per l’elettronica di consumo. Parliamo degli anni in cui i laptop diventano oggetti quotidiani. Le batterie migliorano, durano di più, si ricaricano più velocemente. Anche i MacBook di Apple beneficiano delle innovazioni sviluppate dal team di Zeng.

Nel 2005 vende Atl alla giapponese TDK per 100 milioni di dollari. Non è un’uscita di scena. È solo il primo atto.

Il secondo atto – quello decisivo – arriva nel 2011 con la nascita di Catl. Una scelta controcorrente. All’epoca le auto elettriche erano poco più che esperimenti sovvenzionati. Ma Zeng aveva capito che il cuore della rivoluzione non era l’auto in sé. Era la batteria.

Il dominio globale

Dal 2019 Catl è il primo produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici. Primato confermato anche nel 2025. Case automobilistiche come BMW, Volkswagen, Mercedes, Porsche e Audi hanno scelto Catl come fornitore strategico. Zeng ha più volte riconosciuto che gli standard rigorosi di BMW hanno contribuito a far crescere l’azienda.

Con Elon Musk il rapporto è stato pragmatico e diretto. L’accordo con Tesla nel 2020 ha consolidato il peso globale di Catl. Eppure Zeng non ha mai nascosto un certo realismo: Musk, dice, è brillante su software e meccanica, ma l’elettrochimica è un altro mestiere. Parole nette, da ingegnere più che da diplomatico.

Nel 2024 Catl ha superato i 50 miliardi di dollari di fatturato. Nel terzo trimestre del 2025 ha registrato ricavi per 14,6 miliardi, con un utile netto di 2,6 miliardi. È quotata alla Borsa di Shenzhen dal 2018 e dal 2025 anche a Hong Kong, dove ha raccolto 4,6 miliardi di dollari nella più grande IPO globale dell’anno.

L’Europa e la partita strategica

Zeng non si è limitato alla Cina. In Germania e Ungheria sono già operativi stabilimenti Catl. In Spagna è prevista una joint venture con Stellantis da 4,1 miliardi di euro, con produzione attesa entro la fine del 2026.

Qui la questione si fa geopolitica. Perché le batterie non sono solo componenti industriali: sono leve strategiche. Chi controlla l’accumulo energetico controlla una fetta decisiva del futuro industriale. L’Europa, spesso in ritardo sulle tecnologie chiave, ha scelto di legarsi a un gigante cinese. Una scelta pragmatica? Forse. Ma non neutrale.

Non solo auto: energia e città

A fine 2024 Zeng ha annunciato un obiettivo ancora più ambizioso: trasformare Catl in un colosso dell’energia verde. Non solo batterie per veicoli, ma reti elettriche a zero emissioni, sistemi di accumulo capaci di alimentare data center o intere città.

Secondo Zeng, questo mercato potrebbe essere dieci volte più grande di quello delle batterie per auto. Progetti pilota sono previsti nella Repubblica Democratica del Congo con Cmoc e nella provincia cinese di Hainan, combinando solare, eolico offshore e accumulo energetico.

Nel frattempo Catl è entrata anche nel settore delle navi elettriche attraverso Contemporary Amperex Electric Ship Technology, con circa 900 progetti consegnati entro la fine del 2025. L’obiettivo dichiarato è arrivare a navi completamente elettriche operative entro tre anni.

Spirito del rischio, metodo cinese

Robin Zeng non è un personaggio da copertina patinata. È riservato, metodico, poco incline agli show. Il suo potere non sta nei tweet, ma nei brevetti. Non nei proclami, ma nelle catene di montaggio.

La sua storia racconta qualcosa di più grande di un successo individuale. Racconta la trasformazione della Cina da officina del mondo a laboratorio tecnologico. Racconta un capitalismo che unisce pianificazione, ricerca scientifica e aggressività industriale.

E mentre molti discutono se l’auto elettrica sia davvero il futuro, Zeng continua a fare ciò che ha sempre fatto: investire dove gli altri esitano. Con una targa appesa al muro che ricorda ogni giorno che il rischio non è un nemico. È un metodo.

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Pubblicato inEconomia & Finanza

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