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Addio Agnelli: venduta La Stampa

Ci sono notizie che non riguardano soltanto un’azienda o un’operazione finanziaria. Raccontano piuttosto la fine di un’epoca. La vendita de La Stampa, storico quotidiano torinese, dal Gruppo GEDI, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann, al Gruppo SAE – Sapere Aude Editori guidato dall’imprenditore Alberto Leonardis, appartiene a questa categoria.

Per oltre un secolo il giornale è stato parte integrante della storia industriale, culturale e politica di Torino. Non era soltanto un quotidiano: era una delle voci più influenti dell’Italia settentrionale, spesso considerata il giornale della borghesia industriale piemontese.

Oggi quel legame storico si interrompe. La Stampa passa a un nuovo editore e con essa si chiude una lunga stagione dell’editoria italiana, quella che vedeva grandi famiglie industriali controllare direttamente i principali quotidiani del Paese.

Quando un giornale simbolo lascia la famiglia che lo ha accompagnato per oltre un secolo

La storia della Stampa affonda le sue radici nella Torino post-unitaria. Il giornale nasce nel 1867 con il nome di Gazzetta Piemontese e nel 1895 assume definitivamente il nome di La Stampa.

Fin dall’inizio il quotidiano si propone come un giornale di informazione nazionale, pur mantenendo un forte radicamento nella realtà piemontese. Nel corso del Novecento il giornale cresce insieme alla città e alla sua industria.

Con l’ascesa della Fiat, Torino diventa la capitale dell’industria automobilistica italiana e La Stampa assume sempre più il ruolo di voce della borghesia industriale torinese.

Il quotidiano attraversa tutte le grandi stagioni della storia italiana: il fascismo, la ricostruzione del dopoguerra, il boom economico degli anni Sessanta, le tensioni sociali degli anni Settanta e le trasformazioni della globalizzazione.

Nel tempo ospita firme prestigiose e contributi culturali importanti, costruendo una reputazione di autorevolezza che lo rende uno dei quotidiani più influenti d’Italia.

Per questo motivo la vendita rappresenta una frattura storica: per la prima volta dopo oltre un secolo La Stampa esce definitivamente dall’orbita editoriale della famiglia Agnelli.

Quanto vale oggi un grande quotidiano

Uno degli aspetti più interessanti dell’operazione riguarda la valutazione economica della testata.

Le cifre ufficiali non sono state rese pubbliche nel dettaglio, ma secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti finanziari il valore dell’operazione si colloca nell’ordine di alcune decine di milioni di euro.

Il prezzo include il marchio storico del giornale, le strutture editoriali, parte degli asset produttivi e le attività collegate alla stampa e alla distribuzione.

Per capire davvero il significato di questa cifra bisogna confrontarla con il passato. All’inizio degli anni Duemila i grandi quotidiani italiani avevano valutazioni molto più elevate. Il mercato pubblicitario garantiva entrate consistenti e le vendite in edicola erano ancora molto forti.

Negli ultimi vent’anni però il modello economico della stampa è stato profondamente rivoluzionato. Internet ha cambiato il modo di informarsi e gran parte della pubblicità è stata intercettata dai grandi colossi tecnologici.

In questo contesto anche giornali storici come La Stampa hanno visto ridursi progressivamente il proprio valore economico.

Il gruppo SAE: l’editore che ha costruito un piccolo impero di giornali locali

Il nuovo proprietario del quotidiano torinese è il Gruppo SAE – Sapere Aude Editori, guidato dall’imprenditore Alberto Leonardis.

Si tratta di una realtà editoriale cresciuta negli ultimi anni attraverso l’acquisizione di diverse testate locali. Il modello seguito dal gruppo è stato quello di rilevare giornali storici ceduti dai grandi gruppi editoriali e rilanciarli con una struttura organizzativa più agile.

Attraverso varie operazioni SAE ha acquisito quotidiani importanti come Il Tirreno, La Nuova Sardegna, La Nuova Ferrara, Gazzetta di Modena e Gazzetta di Reggio, oltre alla Provincia Pavese.

Si tratta di giornali fortemente radicati nei territori e con una tradizione consolidata nel panorama dell’informazione locale.

Accanto alla carta stampata il gruppo ha sviluppato anche alcune iniziative digitali e progetti editoriali online.

Con l’acquisizione della Stampa, SAE entra però in una dimensione completamente diversa. Il quotidiano torinese ha infatti una rilevanza nazionale e un peso culturale molto superiore rispetto alle testate locali gestite finora dal gruppo.

Chi è Alberto Leonardis

Dietro il Gruppo SAE c’è la figura dell’imprenditore Alberto Leonardis, manager che negli ultimi anni si è fatto conoscere nel settore editoriale per una strategia di acquisizioni mirata soprattutto ai quotidiani locali.

Leonardis ha costruito il suo progetto editoriale partendo dall’idea che, nonostante la crisi della carta stampata, i giornali fortemente radicati nei territori possano ancora avere un futuro, a patto di essere gestiti con strutture più snelle e con una forte integrazione tra carta e digitale.

Negli anni il gruppo SAE ha quindi costruito una rete di quotidiani locali distribuiti tra Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna e Lombardia.

L’acquisizione della Stampa rappresenta però un salto di qualità molto importante, perché porta il gruppo Leonardis a confrontarsi con un quotidiano di rilevanza nazionale e con una tradizione giornalistica di primo piano.

Il progressivo ridimensionamento del gruppo GEDI

La vendita della Stampa si inserisce in un processo più ampio che negli ultimi anni ha profondamente trasformato il gruppo GEDI.

Per molto tempo GEDI è stato uno dei principali poli editoriali italiani. Il gruppo controllava numerosi quotidiani locali e nazionali, oltre a riviste, radio e piattaforme digitali.

Negli ultimi anni però questa rete editoriale è stata progressivamente ridimensionata.

Molte testate locali sono state vendute a nuovi editori o trasferite a gruppi regionali. Tra le operazioni più significative figura la cessione dello storico quotidiano genovese Il Secolo XIX, passato al gruppo dell’armatore Gianluigi Aponte.

Un’altra operazione rilevante ha riguardato i quotidiani del Nord-Est, tra cui Il Piccolo di Trieste, Il Messaggero Veneto e Il Mattino di Padova, trasferiti alla società Nord Est Multimedia.

Il risultato è che nel giro di pochi anni GEDI ha ridotto in modo significativo la propria presenza territoriale.

Quante copie vende oggi La Stampa

Negli anni Novanta La Stampa superava spesso le 400 mila copie giornaliere, diventando uno dei quotidiani più diffusi d’Italia.

Con il cambiamento delle abitudini dei lettori e la crescita dell’informazione online le vendite hanno iniziato a diminuire.

Negli ultimi anni la diffusione complessiva del giornale – tra carta e digitale – si colloca tra le 70 e le 90 mila copie giornaliere, con una quota sempre più rilevante rappresentata dagli abbonamenti digitali.

Il calo delle vendite non riguarda soltanto La Stampa. Negli ultimi vent’anni la diffusione complessiva dei quotidiani italiani si è ridotta di oltre il 60 per cento.

Quanto è costata La Stampa alla famiglia Agnelli

Un aspetto spesso poco ricordato riguarda gli investimenti sostenuti nel corso dei decenni dalla famiglia Agnelli per mantenere e sviluppare il quotidiano.

Per lungo tempo La Stampa non è stata soltanto un’impresa editoriale. È stata anche uno strumento di prestigio e di influenza culturale.

Nel corso degli anni il gruppo editoriale ha dovuto affrontare diversi momenti di difficoltà economica. In più occasioni la famiglia Agnelli ha sostenuto il giornale con interventi finanziari e riorganizzazioni societarie per garantirne la stabilità.

Un passaggio decisivo avvenne nel 2016, quando il gruppo Itedi, che controllava La Stampa e Il Secolo XIX, venne fuso con il Gruppo Editoriale L’Espresso, dando vita al nuovo gruppo GEDI. L’operazione ebbe un valore complessivo stimato in circa 600 milioni di euro.

Pochi anni dopo, nel 2020, la holding Exor, guidata da John Elkann, decise di rafforzare il proprio controllo sul gruppo editoriale acquisendo la maggioranza di GEDI. Per rilevare le quote detenute dalla famiglia De Benedetti e da altri azionisti Exor mise sul tavolo circa 102 milioni di euro.

Nel complesso, considerando fusioni, acquisizioni e ricapitalizzazioni, la galassia Agnelli ha impegnato nel tempo diverse centinaia di milioni di euro nel sistema editoriale che ruotava attorno alla Stampa.

Quanto vale oggi il gruppo GEDI

Un altro elemento utile per comprendere il contesto della vendita riguarda la situazione economica del Gruppo GEDI.

Negli ultimi anni il gruppo ha registrato ricavi nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro, ma con margini sempre più compressi a causa della crisi dell’editoria tradizionale.

Il cuore delle attività del gruppo resta oggi il quotidiano la Repubblica, affiancato da importanti emittenti radiofoniche come Radio Deejay, Radio Capital e m2o.

Perché gli Agnelli stanno uscendo dall’editoria

La cessione della Stampa si inserisce anche in una strategia più ampia della holding Exor, guidata da John Elkann.

Negli ultimi anni Exor ha progressivamente orientato i propri investimenti verso settori considerati più strategici e redditizi, come automotive, tecnologia, sanità e finanza internazionale.

Il declino dei grandi quotidiani italiani

Per comprendere pienamente il significato della vendita della Stampa bisogna osservare il quadro generale dell’editoria italiana negli ultimi vent’anni.

All’inizio degli anni Duemila i principali quotidiani nazionali vendevano complessivamente milioni di copie al giorno. Il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa e gli altri grandi giornali rappresentavano il cuore dell’informazione italiana e avevano un peso politico, culturale ed economico molto superiore rispetto a oggi.

In quegli anni il Corriere della Sera superava spesso le 700 mila copie giornaliere, mentre la Repubblica oscillava tra 600 e 650 mila copie. Anche La Stampa viaggiava stabilmente sopra le 400 mila copie, confermandosi uno dei quotidiani più diffusi del Paese.

Con la diffusione di internet, degli smartphone e dei social network questo scenario è cambiato radicalmente. I lettori hanno progressivamente spostato le proprie abitudini di informazione verso il digitale, mentre gran parte della pubblicità è migrata verso le piattaforme online.

Oggi le diffusioni sono molto più contenute. Secondo i dati ADS più recenti, il Corriere della Sera si colloca intorno alle 250–260 mila copie complessive, tra carta e digitale, mentre la Repubblica oscilla tra le 180 e le 200 mila copie. Numeri importanti, ma molto lontani dalle tirature di vent’anni fa.

Anche gli altri quotidiani nazionali hanno registrato cali significativi, in alcuni casi superiori al 60 per cento rispetto ai livelli dei primi anni Duemila.

Questo fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. È una trasformazione che interessa l’intero sistema mediatico occidentale e che sta costringendo l’editoria tradizionale a reinventare il proprio modello economico.

La Stampa e il potere torinese: il giornale della Fiat

Per comprendere davvero il significato della vendita della Stampa bisogna ricordare anche il ruolo che il quotidiano ha avuto nella storia di Torino e nel sistema di potere che per decenni ha caratterizzato la città.

Per gran parte del Novecento La Stampa è stata considerata il giornale della Fiat, non tanto nel senso di un organo ufficiale dell’azienda, quanto piuttosto come la voce di quel mondo industriale che ruotava attorno alla grande fabbrica torinese.

Torino, per decenni, è stata una città fortemente segnata dalla presenza della Fiat. L’azienda fondata dalla famiglia Agnelli non era soltanto un colosso industriale, ma rappresentava anche un centro di potere economico, sociale e culturale che influenzava profondamente la vita della città.

In questo contesto La Stampa ha spesso svolto il ruolo di interprete della cultura industriale torinese, raccontando le trasformazioni dell’industria automobilistica, le relazioni tra fabbrica e politica e i grandi cambiamenti economici del Paese.

Non sono mancate, nel corso della storia del quotidiano, fasi di confronto e anche momenti di tensione con il mondo Fiat. Tuttavia il legame simbolico tra il giornale e la grande industria torinese è rimasto uno degli elementi più riconoscibili della sua identità.

Per molti decenni il quotidiano è stato percepito come una delle colonne del cosiddetto “sistema Torino”, insieme alla Fiat, alle grandi banche cittadine e alle principali istituzioni economiche del territorio.

La vendita della Stampa segna dunque anche la fine di questo storico intreccio tra industria, città e informazione.

Se per oltre un secolo il giornale ha rappresentato uno dei simboli del potere industriale torinese, oggi il suo passaggio a un nuovo editore racconta una trasformazione più ampia: il tramonto di una stagione in cui le grandi famiglie industriali controllavano direttamente i principali strumenti dell’informazione nazionale.

Una svolta che racconta la crisi dell’informazione tradizionale

La vendita della Stampa racconta molto più di una semplice operazione societaria.

È il segnale di una trasformazione profonda del sistema mediatico italiano.

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Pubblicato inEditoria

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