Altro che cittadino sprecone con il SUV diesel. Secondo un rapporto pubblicato da Oxfam, sono i super ricchi a detenere un primato imbarazzante: inquinano fino a un milione di volte più di una persona comune. Non per colpa della doccia troppo lunga o del riscaldamento acceso, ma per via dei loro investimenti finanziari.
Il dossier mette nero su bianco un dato che, letto senza paraocchi ideologici, fa impressione: le emissioni annue di CO₂ legate agli investimenti di soli 125 miliardari superano quelle complessive dell’Italia. Un confronto che fotografa meglio di mille slogan il peso reale di certe scelte economiche.
Emissioni record, concentrate in poche mani
Entrando nel dettaglio, emerge che ogni miliardario del campione “produce” in media 3 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno attraverso i propri investimenti. Il cittadino medio, collocato nel 90% più povero della popolazione mondiale, si ferma a 2,76 tonnellate annue pro capite. Il rapporto, dunque, non è simbolico ma letterale: un milione a uno.
Secondo Oxfam, questi 125 super ricchi detengono partecipazioni per 2.400 miliardi di dollari in 183 tra le più grandi aziende del pianeta, molte delle quali operano in settori altamente inquinanti. Una concentrazione di potere economico che diventa anche concentrazione di responsabilità ambientale, spesso taciuta nel dibattito pubblico.
Investimenti più sporchi dello stile di vita
Un passaggio chiave del rapporto ribalta la narrazione dominante. Quasi il 70% delle emissioni dei più ricchi non deriva dallo stile di vita, ma dagli investimenti. Certo, jet privati e mega yacht fanno la loro parte, ma il vero salto quantitativo avviene nei portafogli finanziari.
Oxfam rileva che circa il 14% degli investimenti dei miliardari analizzati è concentrato in settori come i combustibili fossili e l’industria del cemento, il doppio rispetto alla media delle società dell’indice S&P 500. Ancora più significativo: solo uno dei miliardari esaminati aveva investito in energie rinnovabili. Un dettaglio che smonta molte narrazioni “verdi” di facciata.
Secondo Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia, si tratta di una responsabilità sistematicamente ignorata, anche nelle politiche climatiche ufficiali, dove il focus resta spesso sui comportamenti individuali più che sulle grandi leve finanziarie.
Greenwashing o politiche serie?
Il report non usa mezzi termini: continuare a ignorare questo squilibrio equivale a legittimare il greenwashing. Rendere pubblici i dati sulle emissioni legate ai grandi patrimoni, fissare regole chiare per le aziende più inquinanti e tassare gli investimenti ad alto impatto ambientale vengono indicati come passaggi non più rinviabili.
Non si tratta di moralismo, ma di numeri. E i numeri raccontano che un cambiamento negli standard di investimento potrebbe ridurre fino a quattro volte l’intensità delle emissioni generate dai miliardari. Scelte finanziarie, non sacrifici quotidiani.
Tassare i grandi patrimoni: una leva possibile
Oxfam prova anche a guardare avanti. Un aumento della tassazione sui grandi patrimoni potrebbe generare fino a 1.400 miliardi di dollari l’anno, risorse che potrebbero sostenere i Paesi più fragili nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Secondo le stime dell’UNEP, i costi di adattamento per i Paesi in via di sviluppo arriveranno a 300 miliardi di dollari annui entro il 2030. L’Africa, da sola, avrà bisogno di 600 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2030. Numeri che spiegano perché il tema non sia ideologico, ma strutturale.

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