In un mondo dove il cambiamento è l’unica costante, il Pentagono decide di fare “spazio in garage”, tagliando nientemeno che 24.000 posti nell’esercito, come se stesse facendo un decluttering primaverile al posto di gestire la difesa nazionale. Secondo il New York Times, è come se ai caporioni dell’esercito si fosse improvvisamente accesa una lampadina: “Oh, diamine, ci siamo dimenticati di Russia e Cina!” E così, dopo aver speso due decenni a giocare a guardie e ladri con il terrorismo, ecco che si rispolverano le vecchie mappe della Guerra Fredda, perché, evidentemente, il passato è sempre una novità.
Gli esperti, quei soloni sempre pronti a dare il loro parere, annuiscono saggiamente alla strategia, che sembra uscita da una riunione di strategia di Risiko all’ospizio. “In linea con Trump, ma anche un po’ con Biden”, dicono, come se la difesa nazionale fosse un piatto da menù fisso in un ristorante bipartisan. Ma aspettate, c’è di più: la riduzione segue anni di superlavoro per un esercito che ha raggiunto il picco di 600.000 uomini, gonfiato come un pallone dopo le escursioni in Afghanistan e Iraq. Ora, però, si sgonfia più velocemente di un castello per bambini a fine festa, confermando che il reclutamento va male tanto quanto le previsioni del tempo.
E cosa fa il Pentagono per attrarre nuove leve? Gite scolastiche nei campus universitari, offrendo, che so, un poster gratis e una stretta di mano? “Unisciti a noi, abbiamo bisogno di te per affrontare Russia e Cina, ma tranquillo, il fine settimana sei libero.” Peccato che i giovani di oggi preferiscano lavori che non implicano potenziali viaggi all’estero con zaino e fucile in spalla.
Ma ecco il piano brillante: ridurre l’organico a 470.000 unità, eliminare il grasso in eccesso e puntare su “formazioni dotate di nuove capacità”. È come quando decidi di iscriverti in palestra a gennaio, pieno di buone intenzioni, per poi trovarti a marzo senza aver perso un etto ma con un abbonamento inutilizzato.
Il Pentagono giura che questa volta sarà diverso. Le forze saranno “equipaggiate ad un livello appropriato”, che suona un po’ come quando prometti di iniziare a mangiare sano da lunedì. Nel frattempo, il New York Times ci ricorda che tutti questi bei progetti potrebbero finire in fumo se il Medio Oriente decide di richiamare gli USA per un’ennesima puntata del loro dramma senza fine.
I funzionari militari, già con le spalle al muro, si lamentano delle pressioni e dei budget ballerini, come se gestissero i fondi per la festa di fine anno e non il bilancio della difesa nazionale. “Quello che stiamo tagliando non ci porterà al successo sul campo di battaglia”, si dispera il generale Randy George, forse dimenticandosi che il successo, in guerra come nella vita, non dipende sempre e solo dai numeri.
In conclusione, cari lettori, mentre il Pentagono gioca a Tetris con le proprie forze armate, il mondo osserva, chiedendosi se questa volta riusciranno a incastrare tutti i pezzi nel modo giusto o se, come al solito, la partita finirà con un bel “Game over”.

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