Immaginate di svegliarvi ogni mattina con un giornale che vi racconta solo ciò che il sistema vuole che sappiate. No, non è un distopico romanzo di Orwell, ma la realtà che molti (sottoscritto compreso) sospettano esista già oggi. Secondo loro, i giornalisti, quelli che dovrebbero essere i paladini della libertà di informazione, sono diventati i primi nemici di questa stessa libertà. Ma come siamo arrivati a questo punto?
La propaganda del giornalismo “imparziale”
L’idea che il giornalismo debba essere imparziale è una bella favola, come quelle che si raccontano ai bambini per farli dormire. Invece di fare luce sulla verità, molti giornalisti sembrano impegnati a seguire una narrazione ben definita, spesso dettata da interessi politici o economici. Prendiamo ad esempio le parole di Mattarella, che ha elogiato la stampa per il suo ruolo cruciale nella democrazia, definendola come il mezzo attraverso cui la società viene informata in modo accurato e senza pregiudizi. Ma davvero qualcuno ancora crede che la stampa oggi documenti la realtà senza sconti, come afferma il presidente?
La realtà dei fatti è ben diversa. La gente segue sempre meno i media tradizionali, e per una buona ragione. Il numero di lettori di giornali cartacei è in declino costante, e lo stesso si può dire per le visualizzazioni dei siti di notizie. Questa disconnessione tra il pubblico e i media non è un mero caso, ma il risultato di un’informazione che appare sempre più scollegata dalla realtà e dagli interessi, dalle preoccupazioni delle persone.
I veri “nemici” dell’informazione
Ma da dove proviene questa sfiducia? Non possiamo certo dare tutta la colpa a due attivisti di Casa Pound che malmenano un giornalista infiltrato. Certo, episodi come questo sono deplorevoli, ma pensare che siano la causa principale del declino della stampa è semplicemente ridicolo. Il vero problema è che l’informazione è spesso percepita come distorta e manipolata. La gente non smette di leggere i giornali perché ha paura di essere attaccata da estremisti, ma perché non crede più a ciò che legge.
Il problema è che molti giornalisti sembrano più interessati a vendere una certa narrazione piuttosto che a riportare i fatti in modo obiettivo. E qui non stiamo parlando solo di opinioni politiche. Stiamo parlando di una vera e propria manipolazione delle informazioni, spesso orchestrata per servire interessi particolari. La “minestrina corretta del giorno” è ciò che alla gente viene servita, e non è certo un pasto che nutre la mente.
Il declino dell’informazione tradizionale
Il declino dell’informazione tradizionale non può essere imputato solo alla digitalizzazione o ai social media. Anche le testate “alternative” faticano a raggiungere il grande pubblico, perché la gente semplicemente non si fida più dei media in generale. Questo scetticismo è il risultato di anni di reportage faziosi e di un’informazione che spesso sembra ignorare o sminuire temi importanti per la vita quotidiana delle persone.
E non è che l’informazione alternativa se la passi meglio. Anche questa rimane di nicchia, confinata ai margini del discorso pubblico. Ma questo non significa che la gente non voglia informarsi; semplicemente, ha smesso di cercare informazioni nei media tradizionali. E quando si rivolge ai social media, spesso trova una censura mascherata da regolamentazione, con algoritmi che filtrano e limitano a comando ciò che si può vedere o leggere.
Il ruolo dei giornalisti
In tutto questo, i giornalisti hanno una grande responsabilità. Invece di cercare la verità, molti di loro sembrano più interessati a promuovere una certa agenda. È curioso notare come spesso siano pronti a infiltrarsi in ambienti di estrema destra per documentare ogni minimo segnale di radicalizzazione, ma raramente mostrano lo stesso zelo quando si tratta di gruppi di estrema sinistra o centri sociali. Forse perché fare notizia sugli atti di vandalismo e sulle violenze perpetrate da questi ultimi non si allinea con la narrazione dominante?
La gente si chiede perché i media non esplorino questi altri ambiti, e la risposta è piuttosto evidente: perché non conviene. Non conviene dal punto di vista degli ascolti, non conviene dal punto di vista degli sponsor, e sicuramente non conviene dal punto di vista politico. E così, ciò che viene offerto al pubblico è una visione parziale e distorta della realtà, dove alcuni eventi sono amplificati e altri completamente ignorati.
Il circo dei media
Il giornalismo oggi assomiglia più a un circo che a una professione seria. I giornalisti sembrano divisi tra quelli che recitano la parte delle “bestie feroci”, pronti a denunciare ogni minima deviazione dalla linea ufficiale, e quelli che invece si comportano come “scimmie ammaestrate”, ripetendo a pappagallo ciò che il potere vuole sentire. In questo contesto, non c’è da stupirsi se la gente ha perso fiducia nei media.
La situazione è aggravata dalla presenza di pseudo-giornalisti, pronti a saltare da un carro all’altro pur di guadagnare visibilità e potere. Questi personaggetti, che si atteggiano a difensori della libertà di espressione, in realtà non fanno altro che perpetuare lo status quo, facendo il gioco del potere e contribuendo a soffocare ogni voce realmente indipendente.
La verità? Un concetto relativo
Siamo in un’epoca in cui la verità sembra essere diventata un concetto relativo, manipolabile a piacimento. I giornalisti, che dovrebbero esserne i custodi, sono spesso i primi a tradire la loro missione. Invece di informare il pubblico, molti di loro sembrano impegnati a distorcere la realtà, servendo gli interessi di chi controlla i media. Questo non solo mina la fiducia del pubblico, ma rappresenta una grave minaccia per la democrazia stessa.
In conclusione, la vera minaccia alla libertà di stampa non viene da qualche attacco eversivo o da gruppi estremisti, ma dall’interno. Viene da giornalisti che hanno smesso di fare il loro lavoro, trasformandosi in portavoce di un sistema che premia la conformità e punisce il dissenso. E finché questa situazione non cambierà, la gente continuerà a disertare i media tradizionali, cercando altrove quella verità che i giornalisti dovrebbero, ma non sanno o non vogliono, offrire.

Sii il primo a commentare