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Pandemia come prova generale

«Non può esserci neutralità». È da questa affermazione netta, quasi militare, che prende forma l’intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, pronunciato davanti ai Medici per Covid Ethics International. Non una meditazione accademica, ma una chiamata alle armi morali e spirituali. Perché, sostiene Viganò, ciò che abbiamo vissuto con il Covid non è stato solo un evento sanitario, bensì una gigantesca operazione politica, sociale e spirituale, preparata da tempo e sperimentata su scala globale.

Oltre la narrazione sanitaria

Ridurre tutto alla pandemia, avverte Viganò, significa cadere nella trappola. Le decisioni assunte dai governi, dagli organismi sovranazionali e dalle grandi aziende farmaceutiche non si spiegano restando confinati in una sola disciplina. La medicina, da sola, non basta. Occorre guardare alle implicazioni legali, tecnologiche, economiche e perfino militari. L’imposizione di mascherine, i sieri sperimentali, i protocolli ospedalieri, fino alla manipolazione dei sistemi di classificazione delle malattie, mostrano una regia che va ben oltre la tutela della salute.

Qui il discorso si fa ancora più duro: i diritti fondamentali sono stati calpestati, spesso in aperta violazione delle leggi e delle competenze istituzionali, come nel caso della Commissione Europea, descritta da Viganò non come un’autorità democratica ma come un organismo che agisce senza mandato popolare.

Il potere delle élite globali

Il quadro si allarga inevitabilmente al ruolo del World Economic Forum e del suo fondatore, Klaus Schwab (nel disegno). Al G20 di Bali, ricorda Viganò, Schwab avrebbe di fatto indicato ai leader mondiali la rotta da seguire verso una governance globale, parlando senza pudore di “vincitori” che prenderanno tutto. Una minaccia esplicita, secondo l’arcivescovo, rivolta a chi non intende allinearsi alla cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale.

In questo scenario, la pandemia diventa un pallone di prova: serve a testare la sottomissione delle masse, la tenuta delle libertà costituzionali, la capacità di imporre controlli e misure coercitive. Le prossime tappe, avverte Viganò, passano dalle crisi economiche ed energetiche, già in atto e tutt’altro che casuali.

Non solo politica: una guerra spirituale

A questo punto Viganò cambia registro e parla da vescovo. Il rischio più grande, dice, è non riconoscere la natura spirituale del conflitto. Due secoli di pensiero illuminista e materialista hanno anestetizzato l’Occidente, convincendolo che non esista una Verità oggettiva. Ma dietro l’attuale globalismo, secondo Viganò, agisce la stessa matrice ideologica anticristiana che animava le sette e le logge del passato.

Non è solo questione di profitto o di potere. C’è una visione “teologica rovesciata”, incarnata anche da figure come Yuval Noah Harari, che oppone la Città di Dio alla città del diavolo, per usare le parole di sant’Agostino. Da una parte Cristo, dall’altra l’Anticristo. E in mezzo, un’umanità chiamata a scegliere.

L’illusione della neutralità

Qui arriva il punto più scomodo: la neutralità non esiste. Chi pensa di potersi chiamare fuori, in realtà contribuisce all’esito dello scontro. La battaglia, ricorda Viganò citando san Paolo, non è contro carne e sangue, ma contro potenze e dominatori delle tenebre. Un attacco totale, che colpisce insieme corpo e anima, mentre persino parte delle autorità religiose sembrano aver abdicato al loro ruolo, preferendo l’allineamento al potere.

Eppure, conclude l’arcivescovo, qualcosa si muove. Sempre più persone stanno aprendo gli occhi, riconoscendo la regia criminale dietro eventi solo apparentemente scollegati. Il complotto, dice senza giri di parole, non è una fantasia: è sotto gli occhi di tutti. Denunciarlo non è estremismo, ma dovere morale.

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Pubblicato inCovid & Pandemia

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