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Dalla vicepresidente Kaili agli assistenti parlamentari di vari deputati socialisti, la polizia belga ha perquisito diverse persone con legami con l’ex eurodeputato finito al centro dello scandalo corruzione e che lavorano in uffici che hanno in un modo o nell’altro connessioni col Golfo

Quello che ha travolto il Parlamento europeo è probabilmente il più grande scandalo che abbia investito finora l’istituzione. Ieri mattina la procura federale del Belgio ha lanciato una maxi operazione con 17 perquisizioni e cinque fermi. Durante le perquisizioni, destinate per la gran parte a collezionare potenziali prove, sono stati trovati in tutto 600mila euro in contanti. Di questi, secondo quanto riportato da Le Soir e Knack, 500 erano in una cassaforte del principale sospettato, l’ex eurodeputato del Pd e di Articolo 1, Antonio Panzeri, attualmente fondatore e presidente della ong Fight Impunity, nata allo scopo di combattere l’impunità e difendere i diritti umani.

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L’operazione ha visto coinvolti a diverso titolo diversi parlamentari europei, tutti del gruppo socialista, i loro assistenti e persino alcuni loro famigliari. Le accuse sono di aver intascato e riciclato soldi dal Qatar in cambio di pressioni e prese di posizione per provare a ripulire l’immagine pubblica della nazione. A finire in stato di fermo oltre a Panzeri sono stati il suo ex assistente parlamentare e attuale assistente di Andrea Cozzolino, Francesco Giorgi, il sindacalista Luca Visentini, leader della Ituc (la confederazione sindacale mondiale) e infine Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale della ong No Peace Without Justice, Ong fondata da Emma Bonino e che ha collaborato varie volte con Fight Impunity. Quest’ultima è una associazione che negli ultimi 3 anni si è conquistata grande rispetto per le sue battaglie a Bruxelles, al punto tale che persone del calibro dell’ex Alto rappresentante dell’Ue, Federica Mogherini, e il Premio Nobel per la pace, Denis Mukwege, sono nel suo Consiglio onorario.

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In seguito è stata arrestata addirittura la vicepresidente dell’Aula in quota socialista (ora sospesa dal gruppo), la greca Eva Kaili, che è anche compagna di Giorgi. L’arresto sarebbe arrivato aggirando la sua immunità in quanto la donna sarebbe stata trovata, secondo quanto riportato da L’Echo, con una borsa piena di contanti a casa e quindi in flagranza di reato. Secondo il giornale anche il padre della politica sarebbe stato fermato, anche lui trovato in possesso di ingenti somme di denaro contante. A quanto appare al momento il centro della presunta organizzazione sarebbe Panzeri, di cui in Italia sono state fermate anche la moglie e la figlia, e non a caso gli gli inquirenti hanno perquisito tutte le persone a lui in qualche modo legate da rapporti attuali o passati. E molte delle persone di questa rete a lui riconducibile lavorano guarda caso in ambiti che hanno a che fare con il Golfo Persico e Medio Oriente.

Innanzitutto è stata perquisita la casa di Giorgi e Kaili. I due si conobbero proprio quando l’assistente parlamentare lavorava per Panzeri. Quando l’ex eurodeputato finì il suo mandato nel 2019, il suo collaboratore fu poi assunto da Cozzolino quando questo venne rieletto. Quello degli assistenti parlamentari è un lavoro fondamentale perché queste figure aiutano i politici studiando i dossier e consigliandoli sulle strategie da intraprendere. Un loro parere o suggerimento può condizionare le opinioni, e quindi i voti e le prese di posizione, di un politico. Bisogna sottolineare che passare da un deputato a un altro al cambio della legislatura, è una pratica assolutamente normale e comune a Bruxelles e Strasburgo. Dopo la sua elezioni Cozzolino ha ottenuto un posto come presidente della delegazione per i rapporti col Maghreb, quella che intrattiene le relazione tra Strasburgo e Stati come Marocco, Algeria, Tunisia e Libia. Inoltre è diventato membro della sottocommissione Diritti umani, quella che si è occupata tra le altre cose del Qatar.

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Dopo lo scoppio dello scandalo il parlamentare napoletano ha ribadito di aver votato “a favore” della risoluzione con cui il Parlamento europeo ha stigmatizzato la morte di “migliaia di lavoratori migranti” in Qatar assicurando di aver “fatto una battaglia, e su questo insisterò, perché spettava al Parlamento mettere in atto una mozione di interpellanza anzitutto sulla Fifa e poi sul Qatar”. Durante una recente audizione del ministro del Lavoro di Doha, Ali Bin Samikh Al Marri, nella sottocommissione Diritti umani, l’eurodeputato democratico aveva però avuto parole lusinghiere verso il Paese. “Mi pare imponente il lavoro che si è fatto, soprattutto il dialogo sociale, non c’è iniziativa in corso che si è svolta nella dimensione semplicemente nazionale e in vista dell’appuntamento della costruzione dei mondiali, ma c’è dialogo sociale molto importante con organismi internazionali, Ong e sindacati e soprattutto con noi”, aveva detto riferendosi alla nazione durante l’audizione (qui il video completo).

Audizione al Parlamento Ue del ministro del Lavoro del Qatar

Durante il blitz avrebbe poi perquisito anche le case e uno degli uffici di altri due ex collaboratori di Panzeri, pure loro non direttamente indagati, uno che ora lavora per la forzista Lara Comi e l’altra che lavora per la socialista belga Maria Arena. Quest’ultima è l’attuale presidente della sottocommissione dei Diritti umani, ruolo ricoperto prima di lei proprio da Panzeri. Questa commissione discute appunto la situazione dei diritti umani in Europa e nel mondo, e contribuisce a ebaorare le strategie in materia del Parlamento europeo. Anche Arena, politica di origini italiane, non è coinvolta nelle indagini direttamente e, ha precisato, l’ufficio della sua assistente è stato perquisito in quanto la sua dipendente ha collaborato in passato con Fight Impunity.

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Il boureau è stato sigillato e perquisito “perché lei lavorava per la Ong Fight Impunity, credo nel 2019”, la stanza “è stata perquisita questa mattina ed è stato in seguito alla perquisizione della sua casa che hanno sigillato l’ufficio in Parlamento”, ha dichiarato Arena a Le Soir, garantendo che questo “non ha nulla a che vedere con il fatto che è lei la mia assistente”. Proprio a Europa Today Arena aveva concesso un’intervista all’inizio dei mondiali non risparmiando critiche al Qatar, pur riconoscendo alcuni passi avanti nella nazione.

Per quanto riguarda Eva Kaili, la deputata del partito socialista greco Pasok (che ora l’ha espulsa), balza agli occhi il fatto che fosse vicepresidente incaricata proprio di sostituire la presidente in Medio Oriente. Infine a finire nel mirino degli inquirenti sono state persone vicine all’eurodeputato (sempre socialista e anche lui di origini italiane), Marc Tarabella. Anche in quel caso, come lui stesso ha spiegato, ad essere perquisito è stato l’ufficio di un suo collaboratore che in passato aveva lavorato con Panzeri. “L’ufficio sigillato non è il mio ma quello di un’assistente, nello stesso corridoio, che è stata per diversi anni assistente dell’onorevole Panzeri. È probabilmente in questa veste che la polizia è intervenuta”, ha scritto su Twitter Tarabella, che è anche presidente della delegazione per le relazioni proprio con la Penisola Araba.

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