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Fino al 31 dicembre 2022, un caffè in un bar croato costava otto kune. Il giorno dopo, con l’ingresso del Paese balcanico nella moneta unica, il prezzo avrebbe dovuto assestarsi su un euro e nove centesimi, secondo il cambio fissato con la vecchia divisa. Molti croati hanno però pagato la prima tazzina dell’anno nuovo 1,2 o addirittura 1,5 euro. Una sorpresa che si sarà tramutata in sconcerto con la prima spesa al supermercato del 2023: pane, burro, cioccolato e numerosi altri prodotti alimentari avevano subito rincari dal 3% al 20% in numerose catene di distribuzione. Da un giorno all’altro.

Certo, la crisi energetica e la guerra in Ucraina hanno fatto balzare l’inflazione in tutto il mondo e la Croazia, con un tasso del 13,9% annuale, non ha fatto eccezione. Nondimeno, “nel fine settimana dal 31 dicembre al 1 gennaio non è successo nulla che abbia causato un tale aumento dei prezzi”, ha tuonato il ministro dell’Economia, Davor Filipovic, alle prese con centinaia di reclami dai cittadini inviperiti.

Quando sta accadendo nell’altra sfonda dell’Adriatico ricorda molto da vicino quello che accadde in Italia nello sciagurato e non controllato passaggio all’euro (con l’abbandono della Lira) sotto un indimenticabile (in senso negativo, naturalmente) governo Prodi.

L’ira del governo

È un film già visto in altri Paesi freschi di ammissione nell’Eurozona: i consumatori sono disorientati dalla nuova valuta e i commercianti se ne approfittano. L’esecutivo di Andrej Plenkovic, sotto la crescente pressione dell’opinione pubblica, non intende però restare a guardare e ha minacciato decise contromisure, tra cui la pubblicazione di una “lista nera” degli esercizi che hanno speculato sull’ingresso nel club dell’euro. Una fonte del governo ha rivelato a Jutarnji List che è allo studio il ricorso alla legge sulle misure eccezionali di controllo dei prezzi per imporre un tetto che riporti i listini indietro al 1 dicembre o al 1 novembre. “Proprio come abbiamo limitato i prezzi per nove prodotti a settembre, possiamo farlo per 55, 100 o 200 prodotti”, ha spiegato la fonte, che ha promesso una decisione entro giovedì 12 gennaio e non ha nascosto “indignazione” per il comportamento “scorretto” dei commercianti.

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I rincari degli alimenti non sono nemmeno i più elevati. Le ispezioni del governo hanno riscontrato aumenti dall’1% al 10% nella ristorazione e dal 10% all’80% nel settore dei servizi. Il tutto nel giro di 24 ore. “Tutti coloro che hanno aumentato ingiustificatamente i prezzi devono riportarli al prezzo del 31 dicembre. Non vi è alcun motivo giustificato per un tale aumento dei prezzi”, ha spiegato Filipovic a Vecernij List, “se certe cose non tornano in ordine entro venerdì, ci sono diverse mosse che possiamo fare”.

La legge sul controllo dei prezzi prevede multe che possono raggiungere i 26 mila euro ad azienda. La sua applicazione concreta non è però semplice. Occorre infatti provare, caso per caso, che il rincaro sia effettivamente una speculazione e non sia legato ai molteplici fattori che hanno portato a un incremento dell’inflazione in buona parte del mondo. Il rischio è che un’azione troppo frettolosa del governo apra un estenuante contenzioso legale con le associazioni di categoria dei commercianti, i cui leader erano stati convocate da Filipovic il 3 gennaio per poi tenere le bocche cucite con i cronisti una volta terminato il vertice.

Le tensioni sul ‘price cap’ per l’energia

Non manca chi è già sul piede di guerra, come Petrol, la società slovena che controlla un quarto dei distributori di carburante croati. Per protestare contro il ‘price cap’ imposto dalle autorità lo scorso febbraio, la compagnia ha chiuso tutti i punti vendita per un’ora lo scorso 28 dicembre e ha lamentato una perdita di 34,6 milioni di euro, solo sul mercato croato, nei primi tre mesi del 2022. Petrol ha accusato i governi di Lubiana e Zagabria di non aver pagato le compensazioni previste e di essere pronta a far causa “a meno che il governo non smetta di intervenire sui prezzi”. Filipovic si è detto “spiacevolmente sorpreso” dall’iniziativa e, incontrati i vertici dell’azienda, li ha avvertiti che “durante una crisi, tutti devono farsi carico di una parte del fardello”.

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“Limitare i prezzi, invadere l’economia di mercato non è un capriccio né mio né di Plenković”, ha spiegato ancora il ministro, “tuttavia, siamo in una situazione in cui il mercato non funziona. Avevamo prezzi dell’energia dilaganti, tutti chiedevano aiuto al governo. Il governo è intervenuto per salvare tutti, in modo che sia le persone che l’economia potessero andare avanti”. Ed è proprio nel settore energetico, secondo fonti dell’esecutivo di Zagabria, che si starebbero verificando le speculazioni più riprovevoli. HEP, l’operatore elettrico nazionale croato, sta erogando da mesi energia a costi calmierati alle principali catene di distribuzione. E buona parte degli operatori, hanno spiegato le fonti, “la usano, per poi alzare i prezzi e derubare i cittadini”.

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