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Le contraddizioni del femminismo da salotto ai tempi di Instagram

Le femministe contemporanee si riempiono la bocca di parole altisonanti: “libertà”, “autodeterminazione”, “diritti”. Ma quando si tratta di passare ai fatti, ecco che il femminismo si trasforma in una questione di comode poltrone e selfie ben posati per Instagram.

L’indignazione selettiva

Prendiamo, per esempio, le recenti contestazioni alla ministra Eugenia Roccella agli Stati Generali della Natalità. Le proteste, animate da cori di “Giù le mani dal corpo delle donne”, sono diventate un siparietto degno della miglior fiction televisiva. Si tratta di un gruppo di talebane del politicamente corretto, assistite dai soliti noti studenti-professionisti da cortei, quelli che hanno passato più tempo a sventolare bandiere che a leggere libri.

Le accuse sono sempre le stesse: aborto, autodeterminazione, educazione sessuale. Come se in Italia l’aborto fosse ancora un crimine perseguito dalle forze dell’ordine. È chiaro che il vero obiettivo non è difendere i diritti delle donne, ma mettere a tacere chiunque osi avere un’opinione diversa. E nel farlo, si dimentica un principio fondamentale: la libertà di parola è sacra e inviolabile.

Il silenzio sui veri problemi

Ma la cronaca internazionale ci offre un quadro ben diverso e molto più drammatico. Pensiamo alle donne iraniane. Dopo la morte di Mahsa Amini, un’ondata di proteste ha scosso Teheran, con uomini e donne che sfidano una dittatura religiosa feroce e sanguinaria. La repressione è brutale: arresti, violenze, esecuzioni sommarie. Le ultime notizie parlano di sette condanne a morte, incluse due donne, Parvin Mousavi e Fatemeh Abdullahi. Quest’ultima, colpevole di aver ucciso suo marito, che era anche suo cugino: un dettaglio che rende la vicenda ancora più macabra.

Secondo l’ong norvegese Iran Human Rights (Ihr), solo nel mese di maggio sono state eseguite almeno 50 condanne a morte. Eppure, di fronte a questa barbarie, il femminismo occidentale rimane in silenzio. Perché? Forse perché è più facile protestare comodamente a casa propria, dove il patriarcato è un concetto astratto piuttosto che una realtà tangibile.

La differenza tra attivismo e attenzione mediatica

È facile scendere in piazza per sparare banalità sul patriarcato in Italia, dove le donne hanno conquistato diritti fondamentali da decenni. Ma è molto più difficile, o semplicemente meno conveniente, prendere posizione contro regimi che trattano le donne come meri oggetti. Quante delle nostre femministe da salotto si sono mobilitate contro le atrocità subite dalle iraniane? Quante hanno protestato per le giovani trucidate o impiccate dopo processi-farsa? Poche, molto poche.

La lotta per i riflettori

La realtà è che contestare una ministra di destra offre molta più visibilità e opportunità da star sui social media. Sostenere una causa importante, come quella delle donne iraniane, evidentemente non offre lo stesso ritorno di immagine. È una questione di convenienza, di visibilità, di fama. Contestare la Roccella è come partecipare a un reality show: c’è sempre una telecamera pronta a riprenderti. Difendere i diritti delle donne in Iran, invece, è un compito ingrato e pericoloso, che richiede vero coraggio e dedizione.

Il femminismo del Novecento: un esempio da ricordare

Ci sarebbe da vergognarsi, soprattutto pensando al femminismo del Novecento. Le donne che hanno lottato per i diritti che oggi diamo per scontati hanno affrontato pericoli veri, hanno sacrificato molto e hanno ottenuto risultati tangibili. Quelle erano vere femministe, non le dive dei social media di oggi.

La retorica vuota del femminismo contemporaneo

Il femminismo da salotto si distingue per una retorica vuota e priva di sostanza. Le femministe moderne amano parlare di potere e di diritti ma, quando si tratta di agire, preferiscono restare comodamente sedute nei loro salotti, lontane dai veri conflitti e dai veri pericoli. È facile fare le rivoluzionarie a parole, molto più difficile è esserlo nei fatti.

Un appello alla coerenza e al coraggio

Cosa dovrebbe fare il femminismo contemporaneo per essere davvero efficace? Innanzitutto, dovrebbe guardare oltre il proprio naso e rendersi conto che la lotta per i diritti delle donne è una questione globale. Dovrebbe prendere esempio dalle vere eroine del passato e dimostrare coerenza e coraggio. Dovrebbe smettere di concentrarsi su battaglie di facciata e iniziare a lottare per chi ha veramente bisogno di aiuto.

In conclusione, il femminismo da salotto è una parodia del vero movimento femminista. È una moda passeggera, alimentata dai social media e dalla ricerca di visibilità. Ma le vere battaglie per i diritti delle donne sono ben altre. Sono quelle che si combattono lontano dai riflettori, con sacrificio e dedizione. E fino a quando le femministe occidentali non capiranno questo, continueranno a essere solo una caricatura di ciò che dovrebbero realmente rappresentare.

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